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DISCORSO

Intervento del Presidente Mattarella in occasione dell’incontro con i Deputati italiani al Parlamento Europeo


Palazzo del Quirinale, 12/10/2015

Onorevoli Vice Presidenti del Parlamento Europeo,

Onorevoli Deputati, Signor Rappresentante del Governo,

Signori Rappresentanti del Parlamento nazionale,

desidero in primo luogo ringraziare i Vice Presidenti Tajani e Sassoli per le parole significative e cordiali che, a nome di tutti voi, hanno voluto rivolgermi e - a mia volta - sono lieto di darvi il benvenuto al Quirinale.

Il nostro incontro si tiene a pochi mesi dalla visita che, proprio all'inizio del mio mandato, ho voluto rendere alle istituzioni dell'Unione Europea per dare atto della centralità che il processo di integrazione politica ha per il nostro Paese. In quell'occasione ho potuto incontrare alcuni di voi e questo invito a tutti voi è per me l'occasione per salutarvi qui, al Quirinale, e per ribadire la medesima centralità che il processo di integrazione europea riveste per il nostro Paese.

Il Parlamento Europeo non è una proiezione esterna rispetto al nostro Paese. L'Italia è membro fondatore dell'Unione e la sua cultura e la sua storia ne contrassegnano fortemente l'identità. L'Europa rappresenta il nostro destino, e ancor più, una grande opportunità democratica.

Se oggi non c'è abbastanza Europa nella vita dell'Unione, come ha detto Jean Claude Juncker, tocca a noi comprenderne le ragioni e colmare lo scarto. Con questo spirito sarò con voi a Strasburgo nella sessione plenaria di novembre, rispondendo all'invito del Presidente Schulz.

I Vice Presidenti Tajani e Sassoli hanno sottolineato, con grande sintonia, che la legislatura in corso ha prodotto un segnale di positiva discontinuità negli assetti europei: per la prima volta i cittadini - attraverso il loro voto - sono stati determinanti nel processo decisionale che ha condotto alla nomina del nuovo Presidente della Commissione.

I Capi di Stato e di Governo hanno preso atto che non era possibile proporre al Parlamento un candidato diverso rispetto a quello indicato dal voto dei cittadini. Ritengo questo un successo della partecipazione democratica in Europa e un obiettivo potenziamento del vostro ruolo, e dunque un patrimonio che avete l'opportunità di utilizzare e investire, in un tempo in cui si discute molto - spesso con toni accesi - di deficit di legittimità democratica delle istituzioni europee, di eccessiva burocratizzazione dell'Unione, di distanza - percepita a volte come incolmabile - con le opinioni pubbliche.

Non vi è dubbio che il percorso verso istituzioni europee sempre più rappresentative e politicamente responsabili sia ancora lungo, ma la ricerca di nuovi equilibri fra Stati membri, Unione, corpi sociali e cittadini europei è oggi una necessità storica ineludibile. Siamo di fronte a scelte che condizioneranno le prossime generazioni.

Aver evitato l'uscita della Grecia dalla moneta unica ha dimostrato una positiva capacità di reazione, proprio quando si è arrivati in prossimità del punto di rottura. Ma l'Europa deve uscire da una logica emergenziale che la rende debole e meno credibile, anche per porre le basi di una nuova fase di crescita e per sanare le ferite sociali prodotte dalla crisi economica.

Al Meccanismo europeo di stabilità vanno affiancati altri strumenti in funzione anticiclica, orientati a favorire gli investimenti, a ridurre gli squilibri tra i Paesi e le disuguaglianze interne tra territori e settori della società. La storia ci insegna che non c'è mai stata una crescita democratica separata da una crescita del lavoro e delle opportunità di sviluppo.

Passa dall'Europa uno sviluppo sostenibile e duraturo, che consenta anzitutto ai giovani di sentirsi integrati, di progettare il loro futuro, di costruire le loro reti di relazioni sociali, familiari, civili. E' in gioco un modello sociale, quello europeo: per salvarne i valori e il livello bisogna rinnovarlo, e nessuno può illudersi, nell'epoca della globalizzazione, di ridurre le soluzioni a scala esclusivamente nazionale.

Non si tratta di ripetere ritualmente che occorre più Europa. Personalmente ne sono convinto. Ma dobbiamo anzitutto agire, pensare in dimensione europea. Il nostro limite non è rappresentato dall'Unione ma è costituito dal suo modo di essere in questo periodo: non c'è abbastanza coesione, e per questo non riusciamo a pesare come dovremmo negli equilibri globali, e non riusciamo ad affermare pienamente un principio e una modalità di solidarietà al nostro interno.

Dopo la seconda guerra mondiale la spinta a cercare soluzioni nuove agli squilibri europei è stata data dall'orrore delle guerre mondiali che devastarono il Continente. Oggi il processo di integrazione europea deve proseguire perché la globalizzazione ha reso il nostro Continente più piccolo. Nessuna lente deformante può farci illudere che non sia così. Nessun paese dell'Unione, per quanto forte possa essere, per quanto orgoglioso sia del suo passato, potrà risultare protagonista da solo nel mondo che si va configurando.

Passi avanti, nel senso di una maggiore corresponsabilità, sono stati fatti sul fronte dell'emergenza dei richiedenti asilo, ma, anche qui, quando si è giunti oltre il limite della sostenibilità. Quante tragedie, quante morti, quante sofferenze sono arrivate fino a noi, prima che l'Europa facesse i conti con la propria responsabilità.

Gli accordi di Dublino fotografano un passato che non c'è più; per questo sono radicalmente superati. Il tema è come definire regole nuove improntate a principi di umanità, di solidarietà, e di responsabilità, e comunque adeguate alla realtà che abbiamo di fronte.

Anche sulle politiche dell'immigrazione, e non soltanto sull'asilo, è necessario arrivare a una convergenza europea, pena l'inefficacia di qualunque misura. La nostra scelta non è tra la resa e la blindatura. La scelta è tra un'Europa che affronta i fenomeni governandoli e un'Europa che subisce gli eventi senza essere capace di guidarli, con il conseguente aumento degli squilibri interni e della sfiducia tra i Paesi membri.

L'Europa può e deve affrontare da protagonista le crisi che si aggravano nel Medio Oriente e in Africa, e può giocare un ruolo importante nel contrasto al terrorismo e al fondamentalismo.

Il mondo ha bisogno dell'Europa, e ha bisogno di un'Europa unita. L'Unione può favorire necessarie convergenze internazionali in Siria, in Iraq, in Libia ed evitare che scelte militari unilaterali aiutino le forze del disordine, e quelle del terrore. Terrore che si è manifestato, ancora una volta, ad Ankara in tutta la sua sconvolgente efferatezza.

E' necessario affrontare - per ridurle se non per rimuoverle - tutte le cause che provocano i flussi migratori, spingendo un immane numero di donne, uomini e bambini ad abbandonare le proprie terre e ad affrontare disagi disumani e pericoli mortali in cerca di un futuro migliore.

Dobbiamo far sì che la voce dell'Europa sia autorevole, che esprima valori di pace, libertà, tolleranza, democrazia, rispetto dello Stato di diritto: proprio le ragioni per cui il nostro continente appare un'oasi di sicurezza a quanti, spesso a costo della vita, cercano di raggiungerlo.

Così come nessun Paese europeo può pensare di risolvere da solo i problemi posti dalle crisi economiche, dall'ondata migratoria, o dall'offensiva del terrorismo internazionale, allo stesso modo nessuna grande azienda europea può pensare di competere nel mercato globale senza l'interlocuzione con le istituzioni economiche e con quelle politiche dell'Unione, e senza il loro sostegno.

Questo richiede istituzioni più forti e legittimate. E sulla qualità democratica del processo di integrazione europea, proprio voi, deputati al Parlamento di Strasburgo, potete svolgere un compito essenziale.

A partire dal confronto che si è aperto nei mesi scorsi sulla governance dell'area euro, che rappresenta oggi una forza motrice dell'Unione. La crisi ne ha sottolineato l'esigenza di rafforzamento.

Il confronto coinvolge l'intera architettura dell'Unione e pone il tema di un governo più coinvolgente e più capace di compensare e ridurre gli squilibri interni.

Le politiche economiche non possono essere affidate esclusivamente ad ambiti intergovernativi, né larghi né ristretti. Non spetta a me indicare soluzioni nel merito ma, per un governo equilibrato dell'area euro, occorre certamente attivare un'istituzione di segno comunitario e, insieme ad essa, dare a questo assetto di governo una base parlamentare su cui poggiare.

Il nostro comune auspicio è quello di poter degnamente celebrare - con passi avanti in questa direzione - il 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma tra poco più di un anno e mezzo.

Onorevoli Deputati, dal vostro impegno quotidiano, che alimenta la dialettica e la cultura delle diverse famiglie e posizioni politiche, transitano le esigenze, le difficoltà e le speranze dei cittadini. Dal vostro lavoro passa anche il rafforzamento del ruolo dell'Unione nel confronto con i grandi temi oggi sul tappeto: è una presenza, quella italiana al Parlamento europeo, che ha sempre saputo caratterizzarsi per la coerenza nel sostegno dei valori europei.

Vi auguro successo, con l'invito a non risparmiare alcuno sforzo per il rafforzamento dell'architettura europea, che ha bisogno di manutenzione, ma che è così preziosa e decisiva per il futuro dei nostri figli.