Roma, 13/10/2009
Ringrazio vivamente il ministro Maroni per aver voluto associarmi alla cerimonia di apertura di questa prima Conferenza dei Prefetti. Ho ascoltato con attenzione il suo intervento - rivolto anche ad illustrare contenuti e significato di provvedimenti impegnativi come quelli relativi al pacchetto sicurezza - e l'intervento del Prefetto Procaccini, focalizzato sull'evoluzione storica e sulla caratterizzazione attuale della figura e del ruolo dei Prefetti. Da entrambi trarrò qualche spunto per il saluto che sono stato invitato a rivolgervi : lo farò, naturalmente, senza entrare nel merito di valutazioni e di scelte che appartengono alle responsabilità proprie del governo e della Amministrazione e sono quindi sottoposte a un libero confronto politico in Parlamento.
Siamo tutti egualmente consapevoli della portata delle trasformazioni che nell'ultimo quindicennio sono state introdotte nell'assetto dello Stato repubblicano, delle sue istituzioni e dei suoi apparati. Si tratta di un processo in pieno svolgimento e che ancora richiede alcune, incisive modifiche costituzionali specie per dare coerenza - anche sul piano della fisionomia e del funzionamento del Parlamento nazionale - alla svolta che è stata da anni avviata in senso autonomistico e federalista ed è di recente culminata nell'approvazione, con largo consenso in Parlamento, della legge sul federalismo fiscale.
Come sappiamo, l'Italia ha conosciuto molto più tardi di altri paesi la formazione dello Stato nazionale, che è nato come Stato fortemente centralizzato. Mentre altrove - dagli Stati Uniti d'America alla Germania, anch'essa unificatasi con forte ritardo - l'unità statuale è scaturita da una realtà costituita da molteplici, preesistenti entità tra loro storicamente diverse e distinte, ed è quindi sorta in sostanza, su basi federali, nel nostro paese essa ha presentato ben altre caratteristiche originarie. Ma quando, con l'avvento della Repubblica e con l'elaborazione della Carta costituzionale, l'Italia si è data un ordinamento pienamente democratico, essa si è aperta a un riconoscimento nuovo delle autonomie locali e regionali, dopo che col fascismo si era affermata la massima centralizzazione autoritaria dello Stato.
Cominciò così sessant'anni fa un lungo cammino, lento e contradditorio, che avrebbe conosciuto una decisa accelerazione e un balzo in avanti a partire dai primi anni '90, quando prese a svilupparsi un movimento politico e di opinione federalista e si convenne in Parlamento su una riforma significativa come l'elezione diretta del Sindaco. E fu, quella, una riforma non solo elettorale ma istituzionale, che segnò, sul piano istituzionale - e ai fini del discorso che qui ci interessa -l'affrancamento dell'ente locale dalla tutela dello Stato centrale, affidata al controllo prefettizio.
Il seguito è noto : riforme elettorali anche per Province e Regioni e, soprattutto, riforma del Titolo V della Costituzione repubblicana, da cui è scaturita la stessa innovazione del federalismo fiscale. Nei fatti, era inoltre venuta assumendo un ruolo e peso crescente la Conferenza Stato-Regioni.
Ho voluto richiamare questa evoluzione, per l'impronta originale, tutta italiana, che essa presenta : da uno Stato centralizzato verso uno Stato federale. Ed è un'impronta che spiega molte cose : lo sforzo che si è dovuto e si deve compiere, in particolare, per ricollocare istituti nati con un tipo di Stato rigidamente governato dal centro nel nuovo contesto autonomistico, regionalistico, di stampo federale. Questo sforzo ha avuto e ha per oggetto e per soggetto in special modo la figura del Prefetto : e molto ha già ricordato e detto a questo proposito il Prefetto Procaccini.
Io desidero sottolineare come tredici anni fa nell'assumere l'incarico di ministro dell'Interno - che ero (consentitemi questo accenno personale) determinato a svolgere come uomo, ormai, delle istituzioni e non di una parte politica - ebbi ben presto chiaro che occorreva sgomberare il terreno dalla anacronistica suggestione dell'abolizione dei Prefetti, per impegnarsi invece a ridisegnarne le funzioni proprio a sostegno della trasformazione dello Stato ormai avviata. L'Italia doveva restare uno Stato nazionale unitario, con forti esigenze di effettiva unificazione non ancora soddisfatte e con sempre attuali esigenze di irrinunciabile coesione, ma nello stesso tempo con nuove articolazioni e nuovi equilibri tra realtà centrali e realtà locali. Questa fu la convinzione che mi guidò allora, in quella temporanea missione di governo : e credo si possa dire che in quella direzione si sono poi mosse scelte istituzionali largamente condivise, al di là dell'alternarsi di diversi schieramenti al governo del paese.
Il Prefetto, dunque, non come controllore e tutore dall'alto delle istituzioni locali e regionali, ma come garante delle autonomie e di una leale cooperazione tra di esse - Regioni, Province, Comuni - e tra esse e lo Stato centrale. Questa ridefinizione del ruolo dei Prefetti ha via via conosciuto e sta conoscendo ulteriori arricchimenti, che sono stati analizzati dal Ministro Maroni e dal Prefetto Procaccini, e nel merito dei quali non entrerò, per evitare ripetizioni ed esser breve.
Desidero solo insistere sull'importanza della più larga condivisione tra le forze politiche e sociali dell'itinerario e dell'indirizzo da seguire. E in effetti una certa continuità è nelle cose, discende dalla natura dei problemi da affrontare e dal carattere per così dire obbligato di alcune soluzioni. Non a caso idee come quelle degli Uffici Territoriali di Governo, di un Codice o Carta delle Autonomie, dei Patti con i Sindaci per la sicurezza nelle città, e altre, sono risultate comuni, non proprie di una sola parte politica : si tratta infatti di idee portate avanti in diverse stagioni politiche e magari, oggi, da rafforzare nella pratica, da tradurre sempre meglio in atto per conseguire risultati concreti. Auspico che anche alla luce di questi esempi importanti di condivisione e di continuità, si determini un clima costruttivo di dibattito e di ricerca sui temi della politica e dell'amministrazione degli affari interni. Non mi nascondo certo la delicatezza di aspetti spesso controversi dell'azione da condurre su alcuni fronti : ad esempio per contrastare l'immigrazione clandestina, nel rispetto, sempre, dei diritti umani e in particolare del diritto all'asilo, e per assistere i minori non accompagnati che fanno ingresso nel territorio nazionale (ho apprezzato le parole del ministro a questo proposito), e per favorire nel modo più conseguente l'integrazione degli immigrati regolari ; o - altro fronte cruciale - dell'azione da condurre per colpire la criminalità diffusa oltre che quella organizzata e per coinvolgere nei modi giusti, entro limiti chiari, i cittadini nell'impegno per la sicurezza comune. Ma la delicatezza e la complessità di questi problemi e dei contrasti politici che vi si legano, non debbono impedire uno sforzo di discussione oggettiva e di serena, concreta ricerca delle risposte da dare.
Una parola ancora sulla sicurezza, sulla legalità, sulla civiltà e serenità della convivenza sociale. Fondamentale rimane, per garantire questi valori, la funzione dei Prefetti. Nel nostro ordinamento, diversamente da altri paesi, essi non sono mai stati classificati e chiamati "prefetti di polizia". Meno che mai possono oggi considerarsi tali. Ma il loro ruolo di vigilanza, di impulso e di coordinamento nel campo della sicurezza va chiaramente ribadito. Il concetto di sicurezza si è fatto più ampio e comprensivo, come ha messo in evidenza il Ministro ; e comunque, con l'aprirsi, ormai da anni, dell'organismo previsto dalla legge 121 del 1981 - i Comitati provinciali per la sicurezza e l'ordine pubblico - alla partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni locali, più ampia e comprensiva si è fatta la stessa responsabilità per la gestione di questo cruciale settore di intervento dello Stato. E' pur sempre decisivo, sia chiaro, il coordinamento tra le forze di polizia, in quanto ad esse - e solo ad esse - spetta la salvaguardia attiva della sicurezza dei cittadini ; ma un coordinamento giustamente è stato introdotto tra le iniziative che in questa materia assumono accanto allo Stato anche le amministrazioni e le comunità locali.
A voi, signori Prefetti e funzionari della carriera prefettizia, il mio saluto, apprezzamento e incitamento. Ho fiducia che anche attraverso il necessario impegno di aggiornamento e approfondimento delle vostre capacità professionali, vi stiate portando e vi saprete portare all'altezza dei compiti nuovi che vi vengono affidati, quali sono emersi dagli interventi che mi hanno preceduto e di certo emergeranno ancora dal dibattito.
Sono certo che il vostro coinvolgimento anche nell'ambito delle celebrazioni del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia consentirà il necessario raccordo istituzionale per la migliore riuscita delle iniziative che verranno organizzate sul territorio.
Voi rappresentate una grande risorsa al servizio dello Stato, delle collettività locali e della collettività nazionale. Rispondete del vostro operato al governo e in senso più ampio, senza coloriture di parte, alla Repubblica e ai cittadini. Vi auguro pieno successo nelle missioni che vi attendono, in primo luogo nella difficile condizione di crisi economica e sociale che il paese sta vivendo.