Presidenza della Repubblica

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DISCORSO

Intervento del Presidente Napolitano all'incontro con una delegazione dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani


Palazzo del Quirinale, 22/10/2009

Caro Sindaco Chiamparino, mi congratulo nuovamente con lei per l'elezione a Presidente dell'Associazione e con l'onorevole Alemanno per l'elezione a Presidente del Consiglio nazionale. Mi congratulo con quanti di voi sono stati di recente anche essi eletti a far parte dei nuovi organismi direttivi dell'ANCI. E saluto cordialmente voi tutti. Voglio così sottolineare la mia convinzione che voi rappresentiate una istituzione che è la base della nostra democrazia costituzionale.

Essendo stato a suo tempo, in altra veste istituzionale, molto legato al processo da cui scaturì la nuova legge elettorale del 1993, vorrei anche cogliere questa occasione per esprimere la mia opinione - ovviamente una opinione tra le altre - che sia stata la riforma elettorale, e istituzionale (perché fu anche istituzionale e non solo elettorale), che ha meglio retto alle prove oramai di non pochi anni.

Sono persuaso che grazie ad essa veramente ci sia stato un ulteriore avvicinamento tra le istituzioni e i cittadini. Non è retorica dire che il sindaco rappresenti la istituzione più vicina ai cittadini. Il Comune naturalmente non si riassume nella sola personalità e nelle sole funzioni del sindaco. La legge del 1993 da anche tutte le possibilità per far vivere efficacemente i Consigli comunali come assemblee nelle quali non ci si incontri soltanto per contare i voti, ma ci si incontri per discutere i problemi, ci si incontri anche per indicare linee guida dell'azione da portare avanti. A loro volta, i Consigli comunali possano avere una importante funzione di cerniera per sollecitare, per stimolare la partecipazione dei cittadini al dibattito democratico, al dibattito generale sulle condizioni del nostro Paese.

Lei, sindaco Chiamparino, ha toccato due punti, e io voglio rapidamente dire qualche parola a questo proposito. Una parola riguarda il patto di stabilità, riguarda le condizioni in cui si trova in questo momento la finanza comunale. Non entro nel merito naturalmente: ho preso atto di una cifra, che lei ha fatto qui risuonare, delle risorse che giacciono nelle casse - dico bene? - nelle casse dei Comuni, e non apro nessun ragionamento su questo aspetto perché, insomma, bisogna andarci molto cauti a parlare di "tesori" e "tesoretti" che si ritrovano ogni tanto qui e là. Comunque, se è un vostro legittimo "tesoro", tenetevelo stretto perché non sempre poi accade che ci si riesca: insomma, può far gola ad altri, e naturalmente non parlo di persone, ma parlo di bilanci e di istituzioni.

Credo che ci sia un punto essenziale che non si possa negare: la crisi finanziaria economica e globale che ha investito l'Italia come qualsiasi altro paese e continente, è ancora lì. Si intravede una via d'uscita, si colgono segni positivi di ripresa; ma a questa valorizzazione dei segni di ripresa che sono indubbi, che ci confortano, si accompagno cautele sulla lentezza e sulla precarietà della ripresa stessa. Ne abbiamo parlato avantieri con i rappresentanti della Confederazione nazionale dell'artigianato che costituiscono un osservatorio abbastanza importante per verificare la condizione effettiva delle nostre piccole imprese artigiane e industriali. In questo contesto l'azione dello Stato, le scelte del governo e del Parlamento hanno mirato a contenere l'impatto negativo - sul sistema produttivo, sul sistema economico e sull'occupazione - di questa crisi complessa e così carica di sfide e hanno teso, inoltre, a sostenere le condizioni dei lavoratori maggiormente esposti ai contraccolpi della crisi.

Ma non c'è dubbio che a loro volta anche i Comuni abbiano da dare risposte a bisogni che si sono acutizzati; se si vuole - mettiamola così - devono fare la loro parte nel dare risposte, di cui il Governo e il Parlamento si sono fatti carico, alle esigenze delle imprese e dei lavoratori: quindi, che vi poniate il problema di essere in condizione dal punto di vista finanziario, di dare questo contributo, mi pare molto importante. Credo che sia un punto di discussione ragionevolmente incontestabile, poi toccherà a voi entrare nel merito con interlocutori agguerriti. Vi auguro di trovare un punto di incontro con le istanze di Governo affinché effettivamente si possano anche sbloccare le potenzialità che esistono, per concorrere al superamento della crisi in atto ancora nel nostro Paese.

L'altro punto riguarda le riforme istituzionali. Lei, sindaco, ha detto: "Siamo pronti a metterci in giuoco". Bisogna mettersi tutti in giuoco perché quando si parla di riforme del nostro assetto istituzionale non c'è dubbio che sorgono esigenze di revisione.

Io da molto tempo ho avuto modo di rappresentare - per la verità anche all'ANCI - la esigenza, la opportunità che venga un contributo propositivo dall'Associazione rappresentativa dei Comuni per quella che mi sembra una indispensabile - da molto tempo già - rivisitazione dell'architettura istituzionale del Paese.

Si parla, talvolta - per la verità anche qui in modo abbastanza discontinuo - dell'architettura istituzionale ai piani più alti. Esiste l'esigenza, a cui mi pare anche lei abbia accennato, di dare compimento alla svolta in senso autonomistico e federalistico, che si è realizzata e si sta realizzando anche in applicazione del nuovo Titolo V della Costituzione. Quindi mi riferisco al Parlamento, alla necessità riconosciuta da tutti di mettere mano ad una riforma del sistema bicamerale. E qui è chiaro che c'è chi si debba mettere in discussione: in modo particolare uno dei due rami del Parlamento non può non mettersi in discussione visto che si propone una diversa articolazione delle funzioni di Camera e Senato. E vorrei che da parte del Senato non si sottovalutasse la straordinaria importanza del compito che si è immaginato per un nuovo Senato della Repubblica in quanto Camera di rappresentanza delle autonomie. Non è un declassamento del Senato rispetto al ruolo attuale che è un ruolo, come poi tutti sappiamo, sostanzialmente ripetitivo del ruolo della Camera dei Deputati. Non solo c'è un'esigenza di semplificazione del processo legislativo attraverso il superamento di questo bicameralismo perfetto ma con le molte imperfezioni che ne conseguono; c'è anche il problema di dare questa nuova funzione a uno dei due rami del Parlamento.

Mi riferisco poi in modo particolare a un sovraccarico innegabile di livelli rappresentativi e decisionali. Quando si arriva alle Regioni e dalle Regioni poi ci si rivolge a tutte le altre istituzioni oggi esistenti, al di sotto del livello regionale e anche al di sotto del livello provinciale e comunale, c'è un indubbio sovraccarico.

Voi avete delle idee, delle proposte, per quello che ho inteso, anche per quello che riguarda una diversa configurazione della Provincia, che è oggetto di discussione da tanto tempo. Si può riconsiderare anche dal punto di vista del tipo di rappresentanza, e quindi anche del metodo elettorale: si tratta di trovare il modo di stringere sempre di più funzioni rivedute e ripensate della Provincia al ruolo delle Amministrazioni comunali. Forse avete qualche problema - mi permetto di dire - anche per quello che riguarda livelli di rappresentanza dentro i Comuni maggiori: parlo delle rappresentanze di quartiere o di circoscrizione specialmente da quando sono diventate delle rappresentanze anch'esse retribuite.

Mi auguro che con coraggio si sciolgano questi nodi e si vada ad una semplificazione, si vada ad una corretta distinzione di funzioni. Non c'è soltanto del troppo, c'è anche del confuso, c'è anche una sovrapposizione che genera guasti abbastanza seri di cui voi siete perfettamente consapevoli.

E allora posso concludere nel modo più semplice: voi potete dare davvero un contributo importante e prezioso affinché queste riforme non diventino parte di uno scontro politico cieco nel nostro paese. Io questo veramente mi aspetto da voi. Voi potete farlo perché avete una tradizione e avete oggi ancora una fortissima visione unitaria dei problemi. Siete portatori della "Carta di Torino", siete portatori di tante posizioni e proposte comuni e sapete che queste questioni possono e debbono affrontarsi al di fuori di contrapposizioni pregiudiziali.

Quindi, ciò di cui noi stiamo parlando, le riforme degli assetti istituzionali, non sono di una parte contro l'altra, non sono punitive nei confronti di chicchessia. Facciamo in modo che se ne ragioni limpidamente, serenamente e che si vada avanti perché da troppo tempo queste questioni sono state anche largamente istruite ma non si riesce ad arrivare a sbocchi che sono essenziali.

Se mi consentite, oltre alle mie espressioni di saluto e di incitamento, vi prego di confortare la mia fiducia nel ruolo che potete svolgere.