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DISCORSO

Presentazione del Presidente Napolitano al volume "Il Mezzogiorno e la politica economca dell'Italia"


, 22/06/2010

Ho seguito con particolare interesse, nel novembre 2009, il Convegno su "Il Mezzogiorno e la politica economica dell'Italia" indetto dalla nostra Banca centrale, non solo per l'impegno da me rivolto nel passato a quella tematica e per la convinzione che il prestarvi la massima attenzione sia parte non trascurabile del mio attuale mandato istituzionale, ma anche perché si è trattato di un Convegno molto diverso da altri. Non è certo mancato il libero dibattito o il confronto delle opinioni, ma l'elemento caratterizzante è stato costituito dalla presentazione dei risultati delle ricerche condotte, con grande competenza e serietà, e in modo non frettoloso e sbrigativo, dall'interno della Banca d'Italia. La pubblicazione degli atti del Convegno consente ora di ripercorrere con cura quei contributi, che risultano davvero altamente apprezzabili.

Come in alcuni interventi nella discussione si è sottolineato, colpisce anche l'originalità degli angoli visuali e dei campi d'indagine prescelti : si è dinanzi ad analisi non convenzionali, ad argomentazioni non ripetitive e non scontate.

Di un apporto come quello così offerto dalla Banca d'Italia c'era certo bisogno. Si sono infatti venute da tempo manifestando pesanti carenze di attenzione, di riflessione, di impegno strategico attorno alla questione del ritardo del Mezzogiorno, del persistente e aggravato divario tra Nord e Sud. Si è perfino diffusa una sorta di stanchezza non solo politica ma intellettuale per la difficoltà di uscire dal circolo vizioso di approcci e tentativi risultati inconcludenti (o almeno, di certo non risolutivi), di individuare nuove vie per riproporre la questione del Mezzogiorno e per affrontarla concretamente con prospettive di successo. Il Convegno della Banca d'Italia ha efficacemente reagito a questa vera e propria deriva.

Nel suo intervento di apertura, il governatore Draghi ha rilevato innanzitutto il dato drammatico di un divario, rispetto al PIL pro-capite del Centro-Nord, che è rimasto sostanzialmente immutato negli ultimi trent'anni. "Il Sud, in cui vive un terzo degli italiani, produce un quarto del prodotto nazionale lordo; rimane il territorio arretrato più esteso e più popoloso dell'area dell'Euro". E si tratta di un dato da considerare nel suo insieme, pur non trascurando le sensibili differenziazioni che si presentano all'interno del Mezzogiorno e anche di sue singole regioni.

Un accento nuovo è caduto, con le ricerche della Banca d'Italia e col Convegno, su due aspetti della questione. Il primo : l'importanza, finora sottostimata, del divario di capitale sociale tra Nord e Sud. Al di là di difficoltà e riserve circa la definizione di "capitale sociale", è apparsa largamente condivisa la necessità di guardare più attentamente - superando una lettura troppo economicistica del Mezzogiorno - "alla cultura, alla società e alle istituzioni", di considerare seriamente il livello di cultura civica, l'incidenza di "norme informali condivise, di regole di comportamento socialmente approvate che favoriscono la cooperazione, sostengono la fiducia negli altri". Naturalmente, pesano a questo proposito condizionamenti storici di assai lungo periodo (come mise in rilievo la nota ricerca del Putnam), e se ci si deve proporre di non restarne, nel Sud, più che mai prigionieri, occorre sforzarsi di individuare le strade da battere per far crescere in tempi ragionevoli il capitale sociale nelle regioni meridionali. E qui non ci si può non misurare con strozzature istituzionali e anche, come ha suggerito il prof. Trigilia, con la "dimensione specificamente politica" degli ostacoli che occorrerebbe rimuovere.

L'altro aspetto emerso con forza nuova dal Convegno è quello dei limiti insuperabili delle politiche regionali e del ruolo cruciale delle "politiche generali che hanno obbiettivi riferiti a tutto il paese", ma che "producono effetti diversi a seconda della qualità delle amministrazioni e del contesto territoriale" (Draghi). Declinare le politiche generali in modo sapiente sul territorio, tenendo conto cioè dei loro diversi "potenziali di applicazione" nel Nord e nel Sud del paese, è certamente compito arduo : ma si può eluderlo, o bisogna provarsi a perseguirlo? Se obbiettivo fondamentale dev'essere quello di migliorare nel Mezzogiorno la qualità di servizi e prestazioni essenziali che debbono avere lo stesso livello in tutto il paese, conviene in effetti riflettere bene sul quel che mostrano ricerche davvero illuminanti come quelle condotte in Bankitalia sull'istruzione e sulla sanità. In quei due campi, si sottolinea, a parità di risorse assegnate alle Regioni del Nord e del Sud, ha inciso negativamente in misura determinante, nel Sud, il loro diverso impiego : concentrato - ad esempio, in campo sanitario, sulle componenti ospedaliera e farmaceutica. E in certe vere e proprie distorsioni si sono rispecchiate disfunzioni, o prassi fuorvianti, delle amministrazioni regionali e locali, e anche sedimentazioni profonde di comportamenti collettivi impropri.

In sostanza, non si tratta di ripartire da zero - e utile è perciò il riferimento, critico ma non liquidatorio, sviluppato nel Convegno da Fabrizio Barca e da altri, all'esperienza recente della "nuova programmazione" - ma di assumere problematicamente il "da farsi" per il Mezzogiorno, facendo leva su una nuova e più ricca base informativa e conoscitiva e rilanciando il senso dell'interesse generale che è in giuoco col trascinarsi di un irrisolto e ancor più acuto divario tra Nord e Sud. "Abbiamo tutti bisogno dello sviluppo del Mezzogiorno": questo è stato il messaggio di fondo, nelle parole del Governatore. E Bordignon ha aggiunto : "Il Mezzogiorno rappresenta un terzo del paese e presenta risorse sottoutilizzate molto maggiori. Difficile che il paese nel suo complesso possa riprendere un sentiero di crescita senza il Sud".

Sì, se all'inizio degli anni '60 la questione poteva porsi nei termini di un auspicabile superamento del dualismo di sviluppo dell'economia italiana, oggi il Mezzogiorno appare - come pure si è detto nel Convegno della Banca d'Italia - "un'area in difficoltà in un paese in difficoltà", una delle facce della bassa crescita del paese e una delle leve del necessario rilancio, a ritmo sostenuto, del suo sviluppo complessivo. E' questa la visione che dovrebbe guidare anche innovazioni di sistema importanti come quella messa in cantiere con il progetto del "federalismo fiscale". E dal momento - aggiungo - che questo volume vede la luce in una fase già avanzata del programma per la celebrazione del 150° dell'Unità d'Italia, mi auguro che dall'impegno della Banca d'Italia sul tema del Mezzogiorno venga una spinta a riconoscere pienamente che non possiamo consentirci il lusso del lasciar incancrenire quella che è rimasta la più grave incompiutezza del nostro processo nazionale unitario.

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