Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

DISCORSO

Intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia di inaugurazione della 28° edizione del Salone Internazionale del Libro


Torino, 14/05/2015

Saluto e ringrazio l'Incaricata d'Affari della Germania, il Presidente della Regione Piemonte, il Sindaco di Torino, i rappresentanti del Governo, gli organizzatori del Salone Internazionale del Libro e tutti i presenti.

Sono lieto di partecipare alla giornata inaugurale di un evento così importante per la cultura e per l'editoria italiana, una manifestazione giunta alla 28° edizione e che, nel tempo, continua a crescere per presenze di cittadini, per impegno di editori e di autori, per proposte innovative, per capacità di dialogo con altri Paesi e la loro cultura.

La crisi economica, in questi anni, non ha certo risparmiato i libri e il mondo della carta stampata. Tanti numeri che riguardano il settore hanno il segno meno davanti, tanti posti di lavoro sono stati persi. Al tempo stesso, però, nuove professionalità stanno emergendo. E nuovi spazi si aprono.

L'intero sistema della comunicazione continua a vivere dentro un acceleratore, un turbine di cambiamenti tanto veloci quanto radicali.

Cambiano i modi di produzione, cambiano le tecnologie e le piattaforme, cambiano i contenuti. Ma ciò a cui non possiamo rinunciare è la ricchezza della scrittura e della lettura. Non possiamo privarci dei testi, con i saperi che trasmettono, i sentimenti che suscitano, le verità che ci svelano, il pensiero critico che mettono in circolo.

Leggere non è solo una ricchezza privata, destinata al singolo individuo. Leggere è una ricchezza, una risorsa per la società, è un bene comune. E' un antidoto all'appiattimento, è davvero ossigeno per le coscienze.

La lettura non può neppure essere ridotta a consolazione o semplice svago. E' semmai una porta sul mondo, che ci apre alla conoscenza di esperienze lontane, che ci mostra cose vicine che non avevamo notato, o capito, che ci fa comprendere le grandi potenzialità dell'umanità che ci circonda. Leggere ha a che fare con la libertà. E con la speranza.

E' interessante, presidente Picchioni, l'espressione da lei usata per definire la nostra epoca: "solitudine di massa". In effetti, avvertiamo sovente il rischio di un individualismo che disgrega le reti di comunità, di una rottura del patto generazionale, di una contrazione dei corpi intermedi così che il cittadino, o l'utente, o il consumatore, si ritrovino soli davanti alle istituzioni, al mercato, alle reti di comunicazione.

A questi pericoli di solitudine dobbiamo reagire. Dobbiamo impedire che si rompano le maglie della comunità, quei fili cioè che consentono agli individui di realizzarsi integralmente come persone. In questa impresa così importante, per la qualità delle nostre vite, la cultura è decisiva, ed è sollecitata nella sua creatività.

Anche per questo una manifestazione come il Salone del Libro ha un grande valore.

Perché pensa la cultura in campo aperto, nel confronto delle opinioni, nell'ascolto di esperienze altrui. Perché punta sull'innovazione senza dimenticare i valori, le radici, la storia. Perché presenta le conoscenze e le narrazioni non come segmenti separati.

Vi siete posti l'obiettivo di fare del Salone del Libro un grande, moderno social network: mi pare davvero una bella sfida. Auguro, per tutti noi, che possiate vincerla.

Del resto, manifestazioni sul libro, sulla lettura, sulla cultura si stanno diffondendo in ogni parte del Paese. Coinvolgono i piccoli e i grandi editori. Gli autori più affermati e i nuovi talenti. L'editoria per ragazzi e quella specialistica. Di questa proliferazione anche voi potete essere orgogliosi. Siete stati d'esempio. E tanti fiori ora stanno crescendo in diverse città italiane.

Fare cultura vuol dire, appunto, mettere in relazione. Conoscere e crescere insieme. Fare rete. E, ovviamente, trovare le bussole. Che sono i significati, la vista sull'orizzonte.

Trovo sempre più giusto associare i libri alla libertà. Più libri, più liberi. Nella lingua latina le due parole si sovrapponevano perfettamente: liber. Potremmo dire che gli antichi sono stati lungimiranti: quanti regimi autoritari hanno poi fatto roghi di libri per reprimere la libertà e stringere le catene sugli uomini!

Tuttavia, resta nel nostro tempo il grande tema di come allargare ancora gli spazi di libertà, senza comprimere ma al contrario, includendo quella degli altri.

Se l'idea di libertà tende a coincidere con l'espansione dei desideri individuali, se insomma ai diritti non sono legati i doveri, se alle opportunità non corrispondono le responsabilità, non riusciremo ad avere più libertà per tutti. Avremo probabilmente più ingiustizie.

I libri e la cultura possono invece aiutarci a raggiungere un traguardo di libertà più avanzato e più solido. Una libertà che si fondi su saperi diffusi, sulla voglia di confrontarsi con le differenze, sul rispetto delle persone e delle pluralità. Una libertà che faccia crescere la solidarietà, perché questa è la vocazione autentica delle donne e degli uomini.

E' un grande compito, a cui ognuno di noi può dare un contributo prezioso.

E' un traguardo importante che sarebbe irraggiungibile senza la lettura, senza la ricerca di verità, senza la voglia di cambiare il mondo. Chi scrive un libro, lo fa perché avverte valori da trasmettere. Chi edita un libro, lo fa perché apprezza quei valori e quel messaggio.

Poi c'è il mercato con il quale misurarsi. Il mercato va affrontato con rispetto. Ma i valori del mercato non sono i soli a cui tutto deve conformarsi. Non si vive soltanto del qui e ora. E il profitto non è solo quello economico.
C'è il domani, vi sono le radici, vi sono gli altri, vi sono le storie e i sentimenti, i sogni, le ricerche, gli studi, le verità a lungo dimenticate. C'è un mondo più grande della rappresentazione, pur così efficace, di cui oggi siamo capaci. Vi sono altre culture. C'è la giustizia e il diritto da affermare dove ora, nella sopraffazione, si accumulano giacimenti di odio.

Il libro è, dalla sua nascita, veicolo di cultura, di trasmissione di valori e di civiltà.

I libri sono una straordinaria ricchezza immateriale, che alimenta la crescita umana e sociale. Dobbiamo coltivarli. Dobbiamo allargare le opportunità.

Il sapere resta un fondamentale valore democratico. Anche perché le barriere che selezionano le opportunità stanno diventando più alte nella società globale, e chi è escluso dalle conoscenze rischia di precipitare in una drammatica esclusione sociale.

Tra dati non positivi del mercato dei libri, in questi ultimi anni, ve ne sono alcuni in controtendenza: si vendono più libri per ragazzi. In tutte le fasce di età dei bambini, dai 6 ai 13 anni, i numeri evidenziano una crescita di lettori.
Si tratta di segnali incoraggianti che mi auguro gli editori sapranno recepire. E dai quali si potrebbe ripartire anche per rafforzare i legami con i genitori dei bambini e dei ragazzi.

Non siamo purtroppo un Paese con indici elevati di lettura media. A questa condizione si è aggiunta la contrazione del mercato della carta stampata. Le donne però leggono più degli uomini. E con questo pubblico gli editori non devono perdere il dialogo, ma intensificarlo.

Il Salone del Libro ha l'orgoglio di camminare controcorrente. Qui al Salone aumenta il pubblico e aumentano le vendite di libri. Non possiamo che augurarci che sia l'avvio di una generale inversione di rotta. Per fare questo ci vuole creatività, innovazione, e occorre un impegno corale del Paese.

Un terreno di sfida molto importante è quello per costruire un sistema in cui sia più agevole pubblicare, diffondere e rendere fruibili i libri nei diversi supporti oggi disponibili.

Sarebbe un errore grave contrapporre il libro stampato alle versioni e-book, accessibili dal tablet, dal computer, persino dai telefoni cellulari. Sarebbe un errore sul piano economico, ma lo sarebbe anche sul piano culturale. Il mercato digitale sta registrando dati positivi per gli e-book e sta anche favorendo un aumento delle vendita di titoli italiani all'estero. E' prevedibile che questo trend positivo continui, e bisogna fare in modo di creare ulteriori sinergie nel mercato editoriale.

Del resto, è molto importante che la Commissione europea abbia ribadito il ruolo prezioso dell'editoria, insieme alle altre industrie creative, nella Strategia per il mercato unico digitale. Dall'attuazione del mercato unico digitale l'intera Unione attende risultati significativi in termini di crescita e occupazione.

Ovviamente anche l'Unione Europea ha dei doveri, soprattutto deve cercare di ridurre i gravi squilibri che si sono creati al proprio interno e favorire, anziché bloccare, i fattori di sviluppo. Il nostro Paese, a partire dalla legge di Stabilità 2015, ha portato l'Iva per e-book, i libri elettronici, al 4%, come per i libri di carta. Una simile misura è stata adottata anche da altri Paesi europei. L'auspicio è che diventi una regola condivisa, e comunque, che questa regola non venga ostacolata.

Un libro è un libro, quale che sia il suo formato. E il libro va sostenuto nella diffusione. Perché il suo valore arricchisce l'intera comunità.

L'Europa ha fondamento nella cultura che ha ispirato il suo modello sociale. L'idea stessa di Europa va oltre il territorio, e implica un progetto, una visione dell'uomo e del mondo. Purtroppo qualche volta lo dimentichiamo, facendo prevalere gli egoismi.

Potremmo dire, in questa sede, che l'Europa non esisterebbe senza i libri: senza il lavoro dei monaci non avremmo recuperato tanti testi dell'antichità, senza Gutenberg non ci sarebbe stata la Riforma, senza le grandi biblioteche non ci sarebbe stata l'evoluzione del diritto, non ci sarebbe stato il pensiero moderno.

L'Europa "unita nella diversità", o come dice qualcuno l'Europa "unione di minoranze", non è una banale constatazione. E' molto di più: è un ideale democratico, che assume il pluralismo come valore, non rinunciando al progetto comune.

Potremmo dire che la cultura è il nostro linguaggio comune. Anche se la barriera delle lingue ancora condiziona i Paesi europei, e per questo ci auguriamo che aumenti l'interscambio e la conoscenza degli autori, attraverso le traduzioni che possano far apprezzare gusti e sentimenti, qualità narrative e sensibilità.

Per noi italiani è molto importante che queste relazioni si intensifichino, e che le produzioni originarie in lingua italiana siano più accessibili e conoscibili nel mondo.

Quest'anno il Salone del Libro ha la Germania come ospite d'onore, e si propone un dialogo intenso con il pensiero e la letteratura tedesca. L'Europa si fa anche così.

Non dobbiamo cedere a visioni minimaliste, o economiciste.

Saremo più forti anche nel chiedere i cambiamenti necessari affinché l'Unione sia all'altezza dei suoi compiti storici. Il mondo ha bisogno di più Europa, a partire dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Il nostro è un Paese meraviglioso. Dobbiamo esserne consapevoli. La storia ci ha consegnato uno straordinario patrimonio di civiltà, di arte, di bellezza, di creatività, di esperienze, di conoscenze diffuse. Un dono tanto grande ci impone però altrettanta responsabilità. E altrettanto coraggio.

Questo patrimonio - che costituisce un tratto della nostra stessa identità e che il mondo apprezza come la "qualità italiana" - va preservato, ma va ancor più valorizzato, va investito nella contemporaneità perché produca ancora cultura e storia, cioè futuro.

Le Meraviglie d'Italia sono il tema conduttore del Salone di quest'anno: condivido il proposito di non indulgere a nostalgie o autocelebrazioni. Un po' di autostima fa bene, sia chiaro. Soffriamo talvolta di eccessi di pessimismo. Ma il nostro sguardo va rivolto al domani.

Ha detto bene il direttore Ferrero: dobbiamo utilizzare i nostri tesori per un progetto di ripartenza che sappia guardare lontano.

Anche l'Expo di Milano è una grande occasione per il Paese per costruire reti e progettare con altri un futuro migliore. Costruire sinergie. Tra il Salone del Libro e gli altri eventi italiani. Tra le occasioni di cultura che Torino e il Piemonte stanno offrendo. Tra la cultura e il mondo della produzione, come questa Regione ha ben sperimentato.
Usare le reti per crescere e sviluppare le passioni civili: questo è il terreno sul quale portare anche il confronto pubblico tra idee e proposte in competizione.

Desidero rivolgere un saluto speciale ai giovani autori e ai giovani editori che parteciperanno al Salone. La nostra cultura ha bisogno di nuovi apporti.

La bibliodiversità è una buona cura contro l'omologazione. Più libri, più autori, più editori, più liberi.
Naturalmente speriamo che iniziative come queste contagino il Paese. Che siano un volano. E che aiutino la scuola, le formazioni sociali, le famiglie, nella loro responsabilità educativa, affinché riconoscano alla lettura lo spazio che merita nello sviluppo integrale della persona.

Anche le istituzioni pubbliche sono chiamate a fare la loro parte nel modernizzarsi e nel porsi al servizio di una crescita sociale. Le biblioteche sono anch'esse un patrimonio da conservare e valorizzare, per metterlo a disposizione degli studi, della ricerca, della diffusione delle conoscenze.

La distribuzione del libro va aiutata in modo da portare al grande pubblico i formati più economici, ma al tempo stesso va restituito valore e dignità sociale alle librerie storiche che nelle nostre città sono presìdi insostituibili del pluralismo culturale, e dunque degli stessi valori democratici.

Ho letto di recente un documento a difesa del diritto d'autore, che, come sapete, nel mondo di Internet, richiede una tutela più attenta di quanto riusciamo oggi a garantire. Il documento si concludeva con un'affermazione che ritengo giusta e provocatoria: "Non tutto quello che c'era da scrivere è stato scritto". E' un'espressione che spero ci aiuti a tenere alti gli occhi e a non guardare soltanto indietro. Il futuro è nelle nostre mani.

Il mio augurio al Salone del Libro è l'augurio all'Italia che vuole dire la sua, che vuole promuovere il bene comune, che non si rassegna alle difficoltà ma ha in animo di superarle con forza, con cultura e con sempre maggiore libertà.