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PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA

Sessanta capolavori per 7 millenni di storia

Il Palazzo del Quirinale ospita una mostra dedicata ad un Paese tra i più ricchi di storia del Vicino Oriente. Nelle Sale delle Bandiere, sono esposti più di sessanta capolavori risalenti alle varie fasi della storia della Giordania, dal lontano Neolitico fino ai tempi dell’Impero ottomano.

“Il visitatore potrà ammirare opere in grado di illustrare – come ha rilevato Louis Godart, Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico della Presidenza della Repubblica Italiana, nella introduzione al catalogo - la straordinaria ricchezza di un Paese che ha attraversato oltre sette millenni di storia”.

“L’esposizione “Giordania: crocevia di popoli e di culture” è una chiara testimonianza - ha scritto a sua volta nel catalogo Fawwaz Al-Khraysheh, Direttore Generale del Dipartimento di Antichità della Giordania – della lunga e intensa relazione che è andata via via crescendo tra Giordania e Italia”.
La mostra “Giordania: crocevia di popoli e di culture” comprende capolavori risalienti alle varie fasi della storia della Giordania, significativi di ognuno degli strati che le varie civiltà hanno lasciato nel Paese.

È quindi un succedersi di tante civiltà che caratterizza la storia del Paese. La mostra con i suoi oltre 60 reperti esposti al pubblico costituisce una antologia delle testimonianze lasciate da queste varie civiltà.

All’alba della Storia

Abitato sin dal periodo paleolitico, come attestano gli utensili da caccia rinvenuti nella valle del Giordano, il Paese conosce un periodo di grande sviluppo nel Neolitico. L’uomo da raccoglitore e cacciatore qual’era diventa agricoltore e allevatore. La neonata economia neolitica della Giordania si basa soprattutto sull’allevamento degli ovini e dei caprini e i primi pastori della storia usano anche largamente il cane oramai addomesticato. Nei campi si seminano i primi cereali, soprattutto l’orzo che entra a far parte di tutte le diete degli occupanti della Mezzaluna fertile.

Per illustrare questo periodo si è scelto di esporre una straordinaria statua risalente all’VIII millennio a.C. Di una altezza di 84 cm è la più grande raffigurazione umana mai rinvenuta in un contesto così antico. È formata da uno scheletro fatto di canne e ricoperto di intonaco; presenta un collo lungo, una vita accentuata, braccia piccole; sulle gambe sono tracciate delle linee verticali di colore arancione. Si tratta forse, come in altre rappresentazioni della figura umana risalenti a periodi più recenti rivenute nell’Egeo, di tracce di tatuaggi. Trentadue statue di questo tipo furono scoperte nel 1983 e nel 1985 sul sito neolitico di ‘Ayn Ghazal vicino ad Amman; facevano parte di due gruppi, ognuno dei quali era sistemato in una fossa scavata appositamente per accogliere le statue. È probabile che queste statue avessero una funzione cultuale. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che rappresentassero gli antenati a giudicare da come erano sepolte. Altri invece hanno pensato alla raffigurazione di figure mitiche legate ai culti della fertilità e al perenne ciclo delle stagioni.

L’Età del Bronzo

All’inizio del III millennio a.C., con l’avvento delle civiltà metallifere e l’invenzione del tornio per la fabbricazione dei vasi nasce in Giordania un artigianato fiorente. Il commercio si sviluppa e appaiono anche i primi mercati legati a vasti insediamenti urbani protetti da mura difensive come quello che la missione archeologica dell’Università di Roma La Sapienza sta attualmente riportando alla luce a Khirbet al-Batrawy, vicino alla moderna città di Zarqa.  Nella seconda metà del III millennio a.C. gli Amorriti provenienti dalla penisola araba distruggono molte delle città della zona. Poiché gli antichi miti e le vecchie leggende affondano quasi sempre le loro radici nella storia, molti studiosi hanno collegato in modo convincente le distruzioni ad opera degli Amorriti con il racconto biblico della distruzione di Sodoma e Gomorra. 

Alla fine del II millennio a.C., Mosè conducendo gli Israeliti verso la Terra Promessa  giunse nella pianura di Moab di fronte a Gerico. Dalle alture del monte Nebo il profeta vide la Terra Promessa e morì prima di potervi entrare.

Da Gerico un vaso a forma di uccello con un elemento decorativo che raffigura un serpente e un mirabile scrigno in legno e avorio di fattura egizia da Pella sono due dei reperti associati all’Età del Bronzo.

L’Età del Ferro

È nell’Età del Ferro che sono sorti i primi regni locali giordani: il regno ammonita a nord con capitale a Rabbat Amon (Amman), il regno moabita al centro con capitale Dibon ed il regno edomita a sud con capitale Bozra.

Tra i reperti più interessanti che illustrano la storia della Giordania nel I millennio a.C., si potranno ammirare alcune statue di rara bellezza.

La prima è la statua di un sovrano ammonita rinvenuta nella cittadella di Amman e risalente all’VIII secolo a.C. Il personaggio è rappresentato in piedi su una base. Porta un copricapo che ricorda la corona egizia atef. La seconda è una straordinaria testa scolpita nel calcare e coronata dal copricapo egizio atef databile a sua volta all’VIII secolo a.C.. L’opera proviene dalla cittadella di Amman. È stata interpretata come la raffigurazione del dio Osiride il cui culto fu molto popolare in Giordania ed ebbe grande seguito durante il periodo classico ed ellenistico.

L’Ellenismo

Poi venne Alessandro Magno. Il giovane re macedone, discepolo di Aristotele, voleva portare ai confini del mondo le grandi conquiste spirituali e intellettuali dell’Ellenismo. Nel 333 a.C. sconfisse l’imperatore persiano Dario III nella battaglia di Issos. Nel 330 il Macedone aveva completato la conquista della Persia e il suo impero si estendeva dalla Grecia all’Iran, Giordania compresa. Amman fu ribattezzata da Alessandro Philadelphia. In omaggio ad Alessandro uno dei grandi abitati della Giordania prese il nome di Pella, città natale del Macedone, e divenne uno dei centri ellenistici più importanti del Vicino Oriente tra il 310 e l’80 a.C.

Dopo la morte di Alessandro la Giordania entrò a far parte del regno dei Tolomei e le città di Philadelphia, Gadara, Pella, Gerasa conobbero momenti di fioritura senza precedenti.
Nel 198 a.C. i Seleucidi sottrassero ai Tolomei la Giordania ed imposero un governo dispotico, organizzando anche massacri come quello perpetrato da Antioco IV a Gerusalemme con conseguente proibizione del culto ebraico. I Maccabei si opposero ad Antioco e nel 164 a.C., guidati da Giuda Maccabeo, ristabilirono il culto e raggiunsero con Giovanni Ircano l’indipendenza di Israele.

Durante i conflitti tra Israeliani e Seleucidi, i Nabatei - un popolo nomade proveniente dalla Penisola araba - s’installarono in Giordania e raggiunsero grazie ad una straordinaria capacità commerciale l’apice del proprio sviluppo economico. Strapparono Petra agli Edomiti e ne fecero la loro capitale. Avevano in mano il controllo delle rotte carovaniere provenienti dall’India e dalla Penisola Araba. Il loro regno si estendeva dal deserto del Negev al Mar Rosso.

Petra fu la loro capitale dal III secolo a.C. al 106 d.C. quando il regno dei Nabatei fu inserito da Traiano nella Provincia romana d’Arabia. Il sito è attestato presso gli autori classici e bizantini e viene designato sia sotto la forma greca Petra “Roccia” (Diodoro Siculo, Strabone), sia sotto la forma semitica Requem “Multicolore” (Flavio Giuseppe, Eusebio di Cesarea, Stefano Bizantio). La presenza dei Nabatei a Petra è formalmente attestata a partire dal 312 a.C., anno in cui, secondo Diodoro Siculo, il re Antigone condusse contro la città una spedizione militare. Diodoro descrive i Nabatei come una tribù forte di circa 10.000 guerrieri in grado di dominare i nomadi d’Arabia.
I Nabatei avevano già subito processi di acculturazione quando entrarono per la prima volta nella storia. La loro cultura era quella aramaica, come dimostra una loro lettera scritta ad Antigono in caratteri siriaci e in lingua aramaica. L’aramaico poi continuò ad essere la loro lingua, a giudicare dalle iscrizioni attestate sulle monete, quando la struttura tribale lasciò il posto a quella monarchica. I nomi propri delle loro iscrizioni suggeriscono che essi furono autentici Arabi ma fortemente influenzati dalla cultura aramaica.

La conquista romana

Tra il 64 e il 63 a.C. C. Pompeo Magno conquistò tutta la regione e fondò la Provincia romana di Siria alla quale fu annessa la Giordania.

Durante la conquista romana i Nabatei seppero resistere all’invasore. A partire dal 62 a.C.,  Marco Emilio Scauro accettò un versamento di 300 talenti per togliere l’assedio a Petra. Ottenuta la pace i Nabatei conservarono per intero i loro domini e divennero vassalli di Roma. In quanto alleati dei Romani continuarono a prosperare durante tutto il I secolo d.C. La loro potenza si estese ben dentro l’Arabia e Petra rimase un emporio cosmopolita. Svolsero anche il ruolo di baluardo tra Roma e le popolazioni beduine poco inclini a piegarsi all’Impero.

Dai tempi lontani del Paleolitico, oltre 30.000 anni fa, al Neolitico intorno all’VIII millennio a.C., all’Età del Bronzo tra la fine del IV e quella del II millennio a.C., al periodo delle grandi conquiste tanti popoli sono stati attratti dalla Giordania: gli Ebrei nel XII secolo a.C., gli Assiri, i Babilonesi e i Persiani dalla fine del IX secolo al 539 a.C., i Greci con Alessandro Magno nel IV secolo a.C., i Nabatei dal III secolo a.C., i Romani dal 63 a.C. al 395, i Bizantini dal 395 al 629, gli Arabi sin dai tempi di Maometto nel 629, gli Omayyadi, gli Abbasidi e i Selgiuchidi fino al XVI secolo ed infine gli Ottomani dal Cinquecento al Novecento. Possiamo dire che la Giordania è stata al centro di tutte le vicissitudini storiche che hanno plasmato il volto del Vicino Oriente.