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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

Sala degli Ambasciatori

foto d'ambiente della salaQuesto ambiente deriva il nome dall’essere stato adibito in età sabauda al ricevimento del corpo diplomatico accreditato, uso che tuttora persiste in occasione di visite ufficiali di Capi di Stato esteri in Italia.

Con le precedenti due sale l’ambiente faceva parte della lunga Galleria di Alessandro VII Chigi, decorata sotto la direzione di Pietro da Cortona nel 1656-1657 e divisa in tre saloni nel periodo dell’occupazione napoleonica del Quirinale.

Prima della suddivisione napoleonica questo tratto della galleria era il luogo dove la narrazione del fregio biblico seicentesco aveva inizio e, completato il giro antiorario lungo le pareti della galleria, si concludeva. Sulla parete con le finestre, da destra, il ciclo biblico inizia con Dio ammonisce Adamo ed Eva di Lazzaro Baldi e Gaspard Dughet, seguito dalla Cacciata dal Paradiso di Bartolomeo Colombo, e quindi dai Sacrifici di Caino e Abele di Filippo Lauri e Gaspard Dughet.

Nella parete corta d’ingresso, tramezzatura napoleonica, la grande tempera di Tommaso Minardi raffigurante la Missione degli Apostoli del 1864. Sulla parete lunga senza finestre vediamo, da destra, il Giudizio di Salomone di Carlo Cesi, Ciro libera gli Israeliti dalla prigionia a Babilonia di Ciro Ferri e l’Annunciazione di Lazzaro Baldi.

Il ciclo termina sulla parete corta opposta all’ingresso con la magnifica Adorazione dei pastori di Carlo Maratta, sotto alla quale il restauro ha rimesso in luce una veduta della chiesa di Santa Maria della Pace, la cui facciata, progettata da Pietro da Cortona per Alessandro VII, fu eretta contemporaneamente all’esecuzione di questi dipinti.

Altri dipinti ottocenteschi accompagnano gli affreschi del Seicento. I dipinti del soffitto furono eseguiti nel 1823 da Francesco Manno e raffigurano il Giudizio di Salomone (soggetto che compare due volte in questa sala), tra la Saggezza e la Giustizia. A fianco dell’affresco di Maratta il romano Luigi Cochetti dipinse nel 1848 quattro Angeli, mentre le Virtù che intervallano le scene bibliche seicentesche si devono a Tommaso Minardi.

All’epoca napoleonica risalgono invece il camino in marmo e il pavimento, che include quindici preziosi pannelli a mosaico con raffigurazioni di uccelli, del I secolo d.C., provenienti da Villa Adriana a Tivoli.

Nel 2011 sono sono terminati i lavori di restauro, completati dalla riapertura delle finestre, che hanno restituito la decorazione pittorica delle pareti.