percorso: pagina iniziale / Palazzo del Quirinale / luoghi / Cappella dell'Annunziata
La piccola cappella dedicata alla Vergine Annunziata si articola in due zone distinte, un ambiente con cupola ellittica impostata su di un alto tamburo e un presbiterio coperto da volta. Concepita come ‘cappella segreta’, si configura come spazio privato voluto da Paolo V Borghese (1605-1621) nell’ala verso il giardino, edificata da Flaminio Ponzio nei primi anni del Seicento. Un piccolo passaggio ricavato nello spessore del muro del presbiterio consentiva al papa di accedere alla cappella da una delle stanze retrostanti che oggi formano la Sala dello Zodiaco.
Il papa affidò l’incarico dell’intero progetto decorativo a Guido Reni, che nella esecuzione dello splendido ciclo di affreschi si avvalse dell’aiuto di Francesco Albani – presto licenziato per contrasti con il Reni – Antonio Carracci, Giovanni Lanfranco, Alessandro Albini e Tommaso Campana. Alla elaborata ornamentazione in stucco dorato lavorarono Annibale Corradini e Stefano Fuccaro. Sebbene l’iscrizione dedicatoria posta sulla parete sinistra porti la data del 1610, la decorazione, iniziata nel 1609, era ultimata solo nel 1611, quando la cappella fu utilizzata per la prima volta.
Il tema centrale del programma iconografico è illustrato nella pala d’altare con l’Annunciazione, cui prelude col gesto Dio Padre raffigurato nella volta del presbiterio, con l’epilogo nella cupola con Dio Padre con la Vergine in gloria al quale assistono Mosè, David, Salomone e Isaia, posti sui pennacchi da destra in senso orario. Nel presbiterio finte nicchie ospitano Adamo e tre Patriarchi e sui pilastri si dispongono le Virtù Teologali ele Virtù Cardinali, con la Mansuetudine, la Pace e la Vigilanza, o forse la Pazienza. Nelle grandi lunette sono illustrati episodi della vita della Vergine: l’Annuncio a Gioacchino, sulla parete destra, la Nascita della Vergine, sull’ingresso, e la Presentazione della Vergine al tempio, sulla parete sinistra. L’ultimo episodio, la Madonna del cucito, una immagine insolita che ritrae la Vergine intenta a cucire assistita da due angeli, si svela sulla sinistra quando ci si addentra nel presbiterio. Una scena solo in apparenza domestica, come suggeriscono le arcate del Tempio che accoglie la Vergine fin dall’infanzia e le iscrizioni dei cartigli sorretti dagli angeli che alludono alla predestinazione di Maria come madre di Cristo e alla sua Immacolata Concezione. Fu compito di Carlo Maratta, su richiesta di Innocenzo XI Odescalchi (1676-1689), ricoprire con un velo la scollatura della veste della Vergine ritenuta troppo evidente. Nella straordinaria armonia del ciclo decorativo, determinata dal ruolo centrale del Reni, autore indiscusso dell’Annunciazione, della Nascita della Vergine e della Madonna del cucito ed esecutore di gran parte delle pitture, si individuano gli interventi del Lanfranco nella Presentazione al tempio, del Carracci nell’Annuncio a Gioacchino e nel profeta Salomone, e dell’Albani nei putti del sottarco e della lunetta sinistra del presbiterio.
Il pavimento di splendidi marmi reca lo stemma di Pio VII Chiaramonti (1800-1823).
Risparmiata dagli allestimenti sabaudi degli ambienti di rappresentanza – sebbene per qualche tempo con un uso improprio di “stanza del lavaggio” delle stoviglie in occasione dei pranzi – la cappella ha perso le sue originarie comunicazioni con le sale adiacenti e, per la costruzione del ballatoio esterno di servizio, la visuale sul giardino. Alla cappella si accede dalla Sala degli Arazzi attraverso una porta scorrevole a specchi.