percorso: pagina iniziale / Palazzo del Quirinale / luoghi / Anticamera del Salone delle Feste
Al tempo degli interventi di edificazione dell’ala orientale e dello Scalone d’Onore, condotti da Flaminio Ponzio per Paolo V Borghese tra il 1609 e il 1611, l’area in cui è ubicata la sala aveva una planimetria del tutto differente da quella attuale. Destinata a disimpegno e passaggio agli ambienti di rappresentanza, l’area era divisa in due spazi distinti, il primo collegato al pianerottolo della quarta rampa dello Scalone d’Onore e il restante incluso nella Galleria dei Busti.
Nel 1879-1880, con l’avvento dei Savoia, la necessità di acquisire nuovi spazi di ricevimento comportò la creazione di un ambiente adiacente al Salone delle Feste, che subì profonde trasformazioni nel corso degli anni.
La nuova sala, a pianta quadrata, fu edificata in parte sulla rampa dello Scalone d’Onore e in parte occupando l’attuale anticamera. La decorazione dell’ambiente, realizzata da Annibale Brugnoli e Davide Natali, includeva un’allegoria del Riposo al centro della volta, scene paesistiche con Putti e volatili nelle otto lunette e medaglioni con Putti danzanti e musicanti sui quattro pennacchi.
Con un successivo intervento la sala fu ampliata verso il Cortile d’Onore con l’eliminazione della parete di separazione con la Galleria dei Busti, assumendo pianta rettangolare.
Probabilmente in questa occasione fu realizzato un nuovo allestimento e la decorazione pittorica fu estesa con analoghi temi alle superfici delle altre lunette, vele e pennacchi e della specchiatura centrale. Poco prima delle nozze del principe Umberto con Maria José del Belgio, avvenute nel gennaio del 1930, l’ambiente fu smantellato per la riapertura della quarta rampa dello Scalone d’Onore e fu creata la odierna anticamera con la edificazione del muro di delimitazione tra quest’ultima e lo Scalone d’Onore. Le pitture che rivestivano solo tre lati della nuova sala furono ricoperte da una semplice decorazione a monocromo.
I recenti lavori di restauro (2007-2008) hanno riportato alla luce le delicate pitture a tempera delle lunette, con scene gioiose e ludiche di Putti impegnati a separare tra loro volatili in atto di affrontarsi, e immagini idilliache – come il putto che suona il flauto doppio appoggiato ad un tronco d’albero tra colombe in volo –, sullo sfondo di piante lussureggianti e arbusti fioriti dai colori brillanti. Sui pennacchi si dispongono, isolati e a coppie, Putti con ghirlande di fiori variopinti e decorazioni a monocromo con strumenti musicali, sormontati da conchiglie e cornucopie; vasi ricolmi di frutta sorretti da volute e animali fantastici, ancora a monocromo, rivestono le vele. La decorazione della volta, completata dalla bella cornice dorata che corre lungo tre lati, mostra al visitatore le complesse vicende architettoniche dell’ambiente.
Nella sala si conserva, sulla parete verso il Salone delle Feste, un arazzo realizzato dalla manifattura Gobelins a Parigi, tessuto fra il 1745 e il 1746 nell’atelier di Pierre François Cozette su disegno di Claude III Audran. Il panno fa parte della serie Portiere degli Dei con le allegorie delle Stagioni e degli Elementi associate a divinità classiche e rappresenta Venere-Primavera.
Sotto l’arazzo è collocato un tavolo parietale eseguito alla metà del XIX secolo da un ignoto intagliatore romano per la sala domestica dell’udienza privata di papa Pio IX, non più esistente. Su di esso è posto uno stipo in ebano con intagli applicati nella stessa essenza. Si tratta di un mobile di notevole qualità proveniente dal Ducato di Parma, realizzato intorno al 1600 certamente da un ebanista di ambito tedesco. Assai interessanti sono i quattro sgabelli in legno scolpito, intagliato e dorato; fanno parte di una serie di ventiquattro, conservati in varie sale del Quirinale e realizzati nel 1822 da Giovacchino Paoli e da altri artigiani fiorentini per la residenza granducale di Palazzo Pitti.
Completano l’arredo della sala due busti in marmo settecenteschi collocati su colonnine e un set di poltrone tardo-ottocentesche.