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L’ambiente risale alla definitiva sistemazione della villa di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585) e nei primi anni del pontificato di Paolo V Borghese (1605-1621) fu collegato alla nuova ala verso il giardino. La sala costituisce ancora oggi un nodale punto di passaggio agli ambienti di rappresentanza.
La sua attuale denominazione deriva dall’affresco del centro della volta, realizzato al tempo di Urbano VIII Barberini (1623-1644), raffigurante due Angeli che reggono la tiara e le chiavi di San Pietro con le Api della famiglia del pontefice.
L’affresco, riportato alla luce alla metà del secolo scorso, è attribuito a Marco Tullio Montagna o Simone Lagi, cui va probabilmente assegnato, pittori attivi nelle fabbriche promosse dal papa.
Il fregio a bassorilievo in stucco delle pareti fu eseguito in età napoleonica, nel 1812, dallo scultore romano Francesco Massimiliano Laboureur e rappresenta Lorenzo de’ Medici scaccia i vizi e introduce le virtù in Toscana. Un soggetto ispirato al mecenatismo, insolito nel progetto napoleonico che predilige temi ispirati alla storia greca e romana. Risale al 1812 anche il camino in marmo bianco e granito verde, probabile opera di Carlo Albacini.
Nel periodo sabaudo la volta fu ridipinta nel 1907 da Alessandro Palombi con busti a finto marmo di quattro personaggi della storia romana – a partire dall’ingresso, in senso orario – Catone, Seneca, Cicerone e Marco Aurelio, tra puttini e grottesche su fondo azzurro e figure a monocromo negli angoli.
L’arazzo di manifattura parigina Gobelins della serie Storie di Francia, tessuto tra il 1790 e il 1792 e proveniente dal Palazzo Ducale di Parma, è copia di un dipinto perduto eseguito nel 1783 da Jean-Simon Berthélemy su commissione di Luigi XVI. Il panno, straordinario esempio di virtuosismo di tessitura, illustra un episodio del 1358: il capitano dei lealisti Maillard uccide Marcel, sindaco di Parigi e capo della rivolta contro il Delfino di Francia.
Sulla bella console romana fine Settecento, in legno dorato con piano di scavo in marmo bianco e nero antico e bordo in bronzo dorato, poggia un piccolo gruppo scultoreo cinquecentesco di ambito toscano raffigurante la Carità.
Il busto loricato dell’imperatore Commodo in marmo bianco, opera integra della fine del II secolo d.C., costituisce uno dei pezzi di maggiore pregio della collezione di sculture del Quirinale.
Le appliques in legno dorato con figure femminili furono prodotte a Torino intorno al 1825.