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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

Sala degli Arazzi

foto d'ambiente della salaIn età sabauda la trasformazione delle sale dell’ala orientale in sontuosi spazi per ricevimenti e balli ha determinato la perdita delle decorazioni originarie. Inoltre, la costruzione nel 1873 di un lungo ballatoio esterno di servizio ha negato a queste sale il meraviglioso affaccio sul giardino.

Del tempo di Paolo V Borghese (1605-1621) si conservano solo gli affreschi a grottesche delle finestre, attribuiti ad Annibale Duranti. In ogni vano è replicato il motto del pontefice, “eius qui misit” (di colui che mandò), simboleggiato dallo specchio che riflette un raggio di sole sulla terra, rappresentata da sfondi paesistici, con il quale il papa allude alla sua missione di diffondere tra gli uomini la luce della grazia divina. Sulle finestre campeggia, però, lo stemma di Pio VII Chiaramonti (1800-1823) che sostituì con le proprie le insegne Borghese.

La sala si presenta oggi nell’allestimento sabaudo, realizzato nel 1876-1877 dal pugliese Ignazio Perricci in un esuberante stile Rococò, con una boiserie dorata con specchi e cornici che accolgono gli arazzi che hanno dato il nome alla sala. La volta è decorata dall’arioso e sensuale ‘sfondato’ con Amore che incorona le tre Grazie di Cesare Maccari.

Arredi

Gli straordinari arazzi settecenteschi delle pareti, di due differenti serie, furono tessuti nel periodo di massima fioritura della Manifattura Reale di Beauvais su modelli di François Boucher, il maggiore interprete della pittura di corte di Luigi XV di Francia.

L’arazzo posto sulla parete d’ingresso raffigura Bacco e Arianna e fa parte della serie Amori degli Dei, eseguita tra il 1750 e il 1752 su commissione di Filippo di Borbone, duca di Parma. In esso è rappresentato l’episodio del rinvenimento di Arianna da parte di Bacco, abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso, raccontato da Ovidio e Filostrato.

Gli altri tre arazzi, che seguono in senso orario il precedente senza ordine narrativo, fanno parte della serie Storie di Psiche ispirata all’Asino d’Oro di Apuleio. I panni, ordinati nel 1748 dallo stesso Filippo di Borbone, furono completati nel 1750 circa. La prima scena, intitolata Psiche presso il panieraio, mostra Psiche accolta da un pastore nella modesta dimora dove egli abita con le due nipoti, dopo l’abbandono da parte di Cupido. L’episodio della Toeletta di Psiche, ambientato in un elegante giardino di corte, illustra i preparativi di Psiche per l’incontro con Cupido. Nella Psiche abbandonata da Amore, la fanciulla, che ha disobbedito alla proibizione di ammirarne le fattezze, è raffigurata in un paesaggio brullo mentre guarda Cupido allontanarsi in cielo spinto da una nuvola.

Fanno parte dell’arredo sabaudo i due lampadari in vetro soffiato di Murano e il finimento di divani, poltrone, sedie e sgabelli con tappezzerie ad arazzo decorate con il monogramma di Vittorio Emanuele II (1861-1878).

Sulle consoles della seconda metà dell’Ottocento, con piano in marmo giallo di Siena, è posta la bella coppia di urne romane in alabastro egiziano del I secolo d.C., proveniente dal Palazzo Reale di Modena.