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Quando il Quirinale ancora consisteva nella sola palazzina di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), questo ambiente era una ampia anticamera dalla quale si aveva accesso alle stanze private del pontefice.
Durante l’occupazione napoleonica i funzionari francesi divisero lo spazio in due vani per ricavarne un bagno e una stanza da letto per l’imperatore, ma al ritorno di Pio VII in Quirinale (1814) fu ripristinata la volumetria originaria.
Il bel camino in porfido, opera di Carlo Albacini, risale all’occupazione francese, ma fu realizzato per un altro ambiente.
Alla fine dell’Ottocento la sala fu utilizzata come stanza da letto della regina Margherita (1851-1926), moglie di Umberto I (1878-1900). Sono di questo periodo le specchiere con cornici dorate e il fregio con putti e pavoni, realizzato per accompagnare il parato di arazzi Don Chisciotte che decorava la stanza.
All’inizio del Novecento divenne invece il salotto dei nuovi Appartamenti Imperiali e, nell’occasione, furono inseriti nel soffitto cinque dipinti su tela del tardo Seicento, acquistati nel 1903 sul mercato antiquario dal pittore Alessandro Palombi. La tela centrale raffigura il Trionfo di Bacco e Arianna, mentre sui lati lunghi sono rappresentati Mercurio affida Bacco bambino alle ninfe di Nisa e Bacco allevato dalle ninfe e sui lati corti Cupido punto dalle api ed Ercole bambino strozza i serpenti.
l nome attuale della sala deriva dai cinque arazzi, tessuti a Lille intorno al 1715-1720.
Tra le finestre è l’arazzo raffigurante l’Arcolaio, sulle pareti corte una Partita a carte e una Danza presso una taverna; ai lati del camino Pastori e mungitrici e la Raccolta degli ortaggi. Alcuni dei cinque panni recano la firma dell’arazziere fiammingo Guillaume Weniers, mentre i modelli seicenteschi per gli arazzi furono tratti da opere del pittore fiammingo David II Teniers.
Nel mobilio della sala spiccano tre consoles. Le due sulle pareti corte furono prodotte a Roma intorno al 1725 e provengono da Palazzo Rospigliosi; la console sulla parete lunga, probabilmente di manifattura toscana, è invece di qualche decennio più tarda.
Il grande tappeto Herat a fondo rosso è databile all’inizio dell’Ottocento.