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Questo ambiente faceva parte, con la precedente e la seguente sala, della lunga Galleria di Alessandro VII, divisa in tre saloni nel periodo dell’occupazione napoleonica del Quirinale (1811-1813).
Un recente restauro (2005) ha non solo recuperato, quasi integralmente, la decorazione seicentesca delle pareti occultata in epoca napoleonica, ma ha anche restituito all’ambiente l’originale luminosità ripristinando la fonte di luce delle cinque finestre sul Cortile d’Onore, che erano state tamponate nel 1812.
Il progetto decorativo di Pietro da Cortona, eseguito nel 1656-1657, è stato a lungo noto solo attraverso i disegni preparatori seicenteschi e le fonti scritte. Con il restauro gli affreschi sono riemersi nella loro magnificenza: coppie di figure seminude, raffigurate accanto ad altari, si alternano a coppie di colonne sullo sfondo di un bosco o un giardino. Le colonne risultano mozzate in alto dalle decorazioni napoleoniche a fondo oro.
In alto le scene dell’Antico Testamento rappresentano l’Ingresso nell’Arca di Noè di Giovanni Paolo Schor, l’Uscita dall’Arca di Noè di Lazzaro Baldi e il Sacrificio di Isacco di Giovanni Angelo Canini. Sulla parete d’ingresso, che è anch’essa una tramezzatura napoleonica, un modesto dipinto ottocentesco raffigura il tema biblico del Bacino di bronzo.
La decorazione seicentesca riprende sull’altra parete lunga, da destra, con la Vittoria di Giosuè sugli Amorriti di Guglielmo Courtois, Gedeone spreme la rugiada dal vello di Filippo Lauri e Davide uccide Golia di Francesco Murgia.
Sulla tramezzatura napoleonica di fronte all’ingresso il ciclo si interrompe con la grande raffigurazione di Mosè salvato dalle acque, eseguita intorno alla metà dell’Ottocento.
Le cinque finestre, riaperte nel 2005, presentano la decorazione monocroma del 1656-1657 e la originaria pavimentazione in cotto giallo e rosso. Nella finestra centrale sono stati rinvenuti gli antichi scuri lignei, dipinti con i simboli araldici di papa Clemente XIII Rezzonico (1758-1769), con gli originali chiavistelli.
Il soffitto di questa sala è quello che meglio mantiene il disegno originale seicentesco con cassettoni a forma di croce greca, che caratterizzava l’intera galleria. Il soffitto fu ridecorato diverse volte a partire dal 1812 e nel 1864 vi fu inserito il dipinto monocromo con i Profeti di Tommaso Minardi.
Al tempo di Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) la sala ospitava il trono papale e tale funzione mantenne anche con la trasformazione del Quirinale in sede del re d’Italia.
Sulle pareti corte si trovano due tavoli parietali romani, databili verso il 1820-1830, che probabilmente provengono dalle collezioni papali.
Sul tavolo accanto all’ingresso, il busto di Augusto – che dà il nome alla sala – è una copia parziale tardo ottocentesca, o addirittura di inizio Novecento, della celebre statua dell’Augusto di Primaporta e fu acquistato in occasione della visita di Hitler al Quirinale nel 1938.
Sul tavolo di fronte è invece collocata una pregevole pendola da mensola firmata da Denis Masson, maestro orologiaio parigino attivo tra il 1746 e il 1783. Questo pezzo, di squisito stile Luigi XV, apparteneva alle collezioni del Ducato di Parma come molti degli arredi settecenteschi di maggior pregio conservati in Quirinale.