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Questo ambiente prende nome dal balcone – noto anche con il nome di Loggia delle Benedizioni – che si trova al di sopra del portale principale di accesso al Palazzo del Quirinale. Il balcone e il suo elaborato prospetto architettonico furono realizzati nel 1638 da Gian Lorenzo Bernini per papa Urbano VIII Barberini (1623-1644).
La sala è collegata alla Cappella Paolina, alla quale si accede dalla porta sulla parete sinistra. All’inizio dei quattro conclavi che tra il 1823 e il 1846 si svolsero in Quirinale anziché in Vaticano, il finestrone che dà accesso alla Loggia delle Benedizioni veniva murato; il muro veniva demolito subito dopo l’avvenuta elezione per permettere l’annuncio alla folla dal balcone con la formula di rito dell’“habemus papam”, cui seguiva la presentazione ai romani del pontefice neoeletto.
Nella sala, inoltre, i corpi dei pontefici morti nel Palazzo del Quirinale venivano preparati per la pubblica esposizione: l’opera di imbalsamazione prevedeva anche l’asportazione degli organi interni, i cosiddetti precordi, che messi in due contenitori metallici venivano portati nella vicina chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio in piazza di Trevi. Per questa ragione la stanza fu a lungo nota come “Sala dei Precordi”.
La volta della stanza è decorata con stucchi del 1616, eseguiti probabilmente dalla bottega di Martino Ferabosco, tra i quali sono riconoscibili l’aquila e il drago, emblemi del pontefice committente Paolo V Borghese (1605-1621).
Al tempo delle grandi trasformazioni sabaude, il riquadro centrale e i quattro laterali della volta furono dipinti da Alessandro Palombi ed Ernesto Ballarini con figure di putti che in origine accompagnavano uno stemma sabaudo, cancellato nei primi anni della Repubblica.
I due quadri ad olio su tela, attribuiti a collaboratori di Pietro da Cortona, riproducono alcuni affreschi che il maestro aveva realizzato per Villa Sacchetti a Roma negli anni trenta del Seicento. I dipinti raffigurano La partenza di Davide per il combattimento con Golia, a destra, e Il ritorno trionfante di Davide, a sinistra, e fanno parte di un gruppo di quattro che comprende due tele conservate alla Pinacoteca Vaticana.
Sui due aggraziati tavoli parietali, del 1750-1775 circa, poggiano altrettanti vasi neri a urna di manifattura romana della prima metà del Seicento.
I due grandi vasi in porcellana cinese, databili all’inizio del Settecento, appartenevano alle collezioni pontificie come i piedistalli, anch’essi settecenteschi.