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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

Sala del Bronzino

foto d'ambiente della salaÈ l’ambiente centrale e di maggiori dimensioni della palazzina di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), il nucleo più antico del palazzo del Quirinale. Prima che il palazzo fosse ampliato, era qui – e nell’attigua Sala degli Arazzi di Lille – che il papa svolgeva le principali attività di rappresentanza.

Non avendo finestre verso l’esterno, ma solo verso la Loggia d’Onore, nel Settecento questo ambiente era noto come “Sala Oscura”.

Con i Savoia prese il nome di “Sala delle Battaglie”, in ragione della presenza alla fine dell’Ottocento di quadri che raffiguravano vittorie risorgimentali. L’Allegoria dell’Italia dipinta sulla volta è opera di Alessandro Palombi ed Ernesto Ballarini e si data ai primi anni del Novecento. In occasione della visita di Hitler a Roma nel 1938 la sala fu dotata di un nuovo pavimento in marmo e fu arredata – come l’adiacente Loggia d’Onore – con busti raffiguranti personaggi romani.

Attualmente l’ambiente è usato come luogo di incontro del Presidente della Repubblica con i Capi di Stato ospiti e con le loro delegazioni, prima dei colloqui ufficiali che si tengono nel vicino studio.

L’odierna denominazione della sala deriva dall’arredo delle pareti con un importante parato di arazzi cinquecenteschi fiorentini, alcuni dei quali tessuti su disegni del pittore manierista Agnolo Bronzino.

Arredi

Gli arazzi, dedicati alla storia biblica di Giuseppe, furono ordinati da Cosimo I dei Medici nel 1546 per rivestire interamente la Sala dei Duecento in Palazzo Vecchio a Firenze, dove ancora si trova l’altra metà della serie. Attualmente sono esposti quattro panni: sulla parete corta si riconoscono, da sinistra, la Sepoltura di Giacobbe (1553, tessuto da un cartone di Bronzino)e il Lamento di Giacobbe (1553, su cartone di Pontormo); sulla parete lunga, La coppa di Giuseppe ritrovata nel sacco di Beniamino (1550-1553) e Giuseppe venduto dai fratelli (1548-1549), su cartoni di Bronzino.

Non fanno parte di questo gruppo le due portiere araldiche ad arazzo collocate sull'altra parete corta; sono comunque anch’esse manufatti fiorentini, come indicano gli stemmi Medici e Medici-Lorena che vi campeggiano, e sono databili tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento.

I sei busti collocati nella sala sono di fattura moderna – e databili tra il Seicento e l’Ottocento – con l’eccezione del primo a sinistra entrando, che presenta una testa del I secolo d.C. copia da un originale greco, e quello nel quale una testa moderna di Caracalla è innestata su un bel busto antico.

Le dieci poltrone e i due tavolini riccamente intagliati sono opera dell’artigiano veneto Valentino Panciera detto Besarel, che si ispirò alle opere del grande ebanista barocco Andrea Brustolon. Questo mobilio fu realizzato nel 1888 per arredare un ambiente dell’appartamento allestito in Quirinale per ospitare l’imperatore Guglielmo II di Germania.