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Prima della formazione in età sabauda delle due sale adiacenti, l’Anticamera del Salone delle Feste e la Sala delle Stagioni, la galleria costituiva un collegamento diretto tra gli odierni Salone dei Corazzieri e Salone delle Feste. Non è tuttavia certo che questo passaggio, denominato nel Settecento “passo novo”, facesse parte dell’originario progetto di Flaminio Ponzio per l’ala est del palazzo, realizzata sotto il pontificato di Paolo V Borghese (1605-1621).
Il passaggio rimase immutato sia nel periodo napoleonico, nonostante alcuni progetti di modifica, sia nei primi decenni di quello sabaudo.
La trasformazione dell’ambiente avvenne nel 1905, quando Alessandro Palombi eseguì la decorazione della volta con le finte incorniciature che delimitano medaglioni e lunette, nei quali compaiono figurazioni allegoriche, e culminano nel grande ovale centrale con il Trionfo del Candore.
Risalgono invece ai lavori realizzati nel 1930, in occasione delle nozze del principe Umberto II con Maria José del Belgio, le due strutture a serliana alle estremità della galleria con colonne rivestite da una copertura in stucco che finge il marmo.
Dal 1958 l’ambiente è ricordato come Galleria dei Busti in quanto, a questa data, vi furono sistemati alcuni busti in marmo bianco.
I cinque busti in marmo bianco su piedistalli, collocati nei vani delle finestre, sono tutti composti da teste antiche assemblate su torsi ‘moderni’ in gran parte seicenteschi.
Il primo busto che s’incontra procedendo dall’Anticamera del Salone delle Feste raffigura una Testa maschile con elmo, databile forse al I secolo a.C., mentre la successiva Testa-ritratto femminile presenta numerosi interventi di rilavorazione che ne rendono assai dubbia la cronologia.
La scultura che segue ritrae una Testa femminile velata con diadema di tradizione classica, mentre, subito dopo, si può ammirare il busto con testa del cosiddetto Annibale; l’oggetto, di elevatissimo livello formale, va plausibilmente attribuito ad uno smaliziato e sapiente artista della seconda metà del Cinqucento che scolpì l’opera secondo i canoni dell’arte classica.
La tradizione che il busto raffiguri lo stratega cartaginese è frutto di eruditi testi tardo-settecenteschi e deriva dall’ipotetico luogo di ritrovamento che antiche fonti letterarie identificano con Capua.
L’ultima opera raffigura una Testa maschile con pelle di leone ed è anch’essa di derivazione classica.
Gli arazzi posti sulla parete al cospetto delle finestre fanno parte della serie Portiere degli dei e furono tessuti nella manifattura Gobelins su cartoni disegnati fra il 1699 e il 1703 da Claude III Audran.
La serie, riprodotta svariate volte nel corso del Settecento, raffigura Allegorie delle Stagioni e degli Elementi associati a divinità classiche; partendo dall’Anticamera del Salone delle Feste, si riconoscono Cerere-Estate, Giove-Fuoco, Saturno-Inverno, Diana-Terra, Bacco-Autunno.