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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

Sala delle Dame

foto d'ambiente della salaIn origine l’ampio ambiente comunicava con la Sala del Bronzino e fu utilizzato prevalentemente come salone per le udienze.
Del periodo pontificio resta l’affresco centrale della volta che raffigura lo stemma di Urbano VIII Barberini (1623-1644), dipinto nel secondo ventennio del Seicento probabilmente da Simone Lagi.

Nella fase napoleonica la decorazione dell’ambiente fu incentrata sulla glorificazione di Napoleone tramite la comparazione con grandi condottieri dell’antichità.

La volta venne progettata nel 1812 da Felice Giani, che la decorò a riquadri ottagonali con le raffigurazioni allegoriche di quattro Virtù, la Forza e la Giustizia, nei lati lunghi, e l’Abbondanza e la Prudenza,nei lati brevi, alternate a tondi en grisaille con le effigi di Vittorie alate.

Sotto l’imposta della volta si sviluppa lo straordinario fregio in stucco con il Trionfo di Alessandro Magno, dell’artista danese Bertel Thorvaldsen, protagonista, insieme al Canova, della scultura romana all’inizio dell’Ottocento. Eseguita nel 1812, l’opera riscosse grande successo, determinato non solo dalla perfezione tecnica e stilistica che la connotava, ma dai contenuti politici impliciti, che auspicavano l’ingresso di Napoleone a Roma con una accoglienza trionfale analoga a quella riservata nell’antichità dai Babilonesi ad Alessandro Magno. Risale all’epoca francese anche il pregiato camino realizzato nel 1812 dallo scultore Carlo Albacini, caratterizzato dall’originale inserimento di quattro colonne doriche scanalate, tra le quali sono sistemati due Schiavi Daci. Lo stesso Albacini si occupò della ideazione e messa in opera del pavimento marmoreo, nel quale incluse una raffigurazione musiva del Ratto di Ganimede (oggi ai Musei Vaticani), fatta sostituire da Gregorio XVI Cappellari (1831-1846) con l’attuale  mosaico dedicato a Cerere, proveniente da una villa di età romana rinvenuta in località “La Cecchignola” nel suburbio della città.

Arredi

Sulle pareti sono collocati quattro grandi dipinti su tela di formato circolare, eseguiti probabilmente da un unico artista intorno alla metà del Settecento. Ritraggono Carlo Emanuele III di Savoia e le sue tre mogli – in senso orario, partendo dalla parete con il caminoAnna Cristina di Baviera, Cristina Polissena d’Assia ed Elisabetta Teresa di Lorena.

I quattro dipinti ovali inseriti nelle sovrapporte raffigurano altri personaggi sabaudi vissuti tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento: sopra la porta comunicante con la Sala delle Api si distingue il Ritratto di Emanuele Filiberto II, principe di Carignano, attribuito all’artista fiammingo Jacob Ferdinand Voet; sulla stessa parete, a destra, si riconosce Anna Cristina di Baviera – lo stesso personaggio di uno dei grandi tondi –, mentre sulla parete opposta sono collocati, a sinistra, il ritratto di Carlo Emanuele II duca di Savoia e, a destra, la consorte Francesca Maddalena d’Orleans di Valois. Nella specchiera sopra il camino è inserito un secondo ritratto di Carlo Emanuele II.

Di grande rilievo è la coppia di tavoli parietali realizzata per Palazzo Borghese nel 1773 dall’ebanista di scuola romana Antonio Landucci, in cui risaltano gli intagli dorati con le figure del drago e dell’aquila che richiamano i simboli araldici della famiglia Borghese. L’orologio di manifattura francese degli inizi dell’Ottocento, posto su uno dei tavoli, riprende un modello dello scultore francese Laurent Guiard con una figura femminile intenta nella lettura e appoggiata alla cassa, sormontata da un globo celeste. Sull’altro tavolo sono invece sistemati tre bronzetti due dei quali raffigurano Ercole, mentre il terzo mostra Enea e Anchise.

Sulle due consoles del 1785-1790 circa, sormontate da specchiere, sono posti i bronzetti con Ercole con la clava e un gruppo allegorico con satiri e una figura femminile alata, opere probabilmente di ambito veneto-padano del Cinquecento.

L’arredo della sala è completato da una serie di dieci poltrone della seconda metà dell’Ottocento in stile Napoleone III.