Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

percorso:  pagina iniziale /  Palazzo del Quirinale /  luoghi /  Sala del Diluvio

IL PALAZZO DEL QUIRINALE

La Sala del Diluvio

foto d'ambiente della salaIl fregio ad affresco di questa sala fu realizzato da Antonio Carracci e da un anonimo pittore di cultura caravaggesca nel 1616 nel corso dei lavori compiuti da Paolo V Borghese (1605-1621). Il Carracci eseguì le Scene dell’Antico Testamento che raffigurano, a partire dalla parete sinistra entrando, Il Diluvio Universale – da cui deriva l’attuale denominazione dell’ambiente –, Giacobbe e l’angelo, Mosè fa scaturire l’acqua dalla rupe, Elia sul carro di fuoco e altre due scene non ancora identificate.

Ad un ignoto autore influenzato dal luminismo e dal naturalismo caravaggesco si deve l’esecuzione, sui lati brevi della stanza, di quattro personaggi femminili – già identificati come Sibille –, che viceversa devono essere interpretate come eroine bibliche: Giaele e Giuditta sulla parete corta d’ingresso, Maria di Mosè e la Regina di Saba sulla parete opposta. Lo stesso ignoto pittore eseguì almeno uno degli Angeli che sorreggono lo stemma papale al centro della volta.

All’epoca di Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878), l’intera volta della sala fu decorata con finte strutture architettoniche dai pittori Annibale Angelini e Alessandro Mantovani. Nel corso di questi lavori il papa, riproponendo il modello decorativo della Sala delle Virtù, fece ornare l’ambiente in finto marmo così che il nome ottocentesco della sala era “Seconda camera a stucco”.

Arredi

I due busti posti su alti piedistalli furono trasferiti in Quirinale dal Palazzo Reale di Torino in occasione della visita di Adolf Hitler nel 1938, per conferire alle sale un aspetto austero ispirato alla romanità classica. In realtà, come gran parte delle sculture classiche conservate nel palazzo, sono opere ‘all’antica’ che combinano parti originali con rifacimenti tardo cinquecenteschi e seicenteschi. E’ il caso del busto dell’imperatore Commodo, a sinistra, la cui testa in marmo bianco è databile agli inizi del III secolo d.C., mentre il busto è opera tardo cinquecentesca o del primo Seicento. Il ritratto dell’imperatore Nerva su busto loricato, a destra, è sicuramente un’opera ‘moderna’ eseguita nel primo Seicento.

L’orologio, databile alla metà del Settecento, rimanda allo stile del grande ebanista Jean-Pierre Latz. L’orologiaio che eseguì la macchina, Noël Balthazard, faceva parte di una delle più grandi e note famiglie di orologiai parigini.

I grandi vasi cinesi in porcellana, con decorazioni blu su fondo bianco, risalgono alla dinastia Kang-Hsi (1662-1722). Le basi sulle quali poggiano i vasi recano ora lo stemma sabaudo, ma originariamente erano ornati da quello di papa Benedetto XIV Lambertini (1740-1758).