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La sala è adibita ad anticamera dello studio ufficiale del Capo dello Stato.
In origine era divisa in due piccole stanze e una loggia, quest’ultima situata in corrispondenza delle finestre attuali. L’odierno volume fu creato nel Seicento per volere di papa Urbano VIII Barberini (1623-1644) e la sala fu a lungo nota come “Stanza Urbana”.
L’attuale aspetto della sala risente della ristrutturazione operata alla fine dell’Ottocento, quando fu trasformata in camera da letto per il re Umberto I (1878-1900). Dell’allestimento di fine Ottocento restano il soffitto a cassettoni e, soprattutto, le pitture del fregio che raffigurano gruppi di putti e ricchi motivi vegetali. Nella decorazione sono ricordate, sugli scudi retti dai putti, sia celebri battaglie dell’epoca di Carlo Alberto (1798-1849) e Vittorio Emanuele II (1861-1878), sia vittorie romane del III e II secolo a.C., a suggerire un parallelo tra la grandezza dell’Impero romano e l’espansione dello Stato sabaudo. Da notare, sulle pareti lunghe, anche il motto sabaudo in francese antico “mon astre ie atans” (attendo il mio astro)e grandi margherite che alludono alla consorte di re Umberto, la regina Margherita (1851-1926).
L’attuale denominazione della sala deriva dal busto marmoreo di Druso Maggiore, figliastro amatissimo dell’imperatore Ottaviano. La testa-ritratto è databile alla prima metà del I secolo d.C. mentre il busto risulta più tardo.
Il restante arredo della sala comprende alcuni tra i pezzi più importanti delle collezioni del Quirinale. Il divano e le poltrone, provenienti da Parma, risalgono alla metà del Settecento e potrebbero essere opera di ebanisti francesi attivi alla corte di Filippo di Borbone, duca di Parma dal 1748 al 1765. Dei quattro sgabelli, due sono contemporanei alle poltrone e al divano, gli altri due sono invece di gusto neoclassico e vanno datati alla fine del Settecento. L’intero gruppo di mobili presenta preziosi rivestimenti in arazzo a fondo rosso.
Di grande pregio la commode in lacca nera e applicazioni in bronzo, che reca inseriti sul fronte e sui fianchi alcuni pannelli in lacca giapponese; è un’opera firmata dell’ebanista parigino Bernard II Vanrisamburg, che la realizzò verso il 1745 probabilmente su committenza reale. Al di sopra della commode un orologio dell’inizio del Settecento.
Sulla stessa parete è collocato un dipinto degli inizi del Seicento raffigurante San Gerolamo, attribuibile ad un seguace di Caravaggio che recentemente si è ipotizzato possa essere identificato con Bartolomeo Manfredi. Sopra il camino è invece una Madonna col Bambino e san Giovannino attribuita al veronese Domenico Brusasorzi.
Il grande vaso in porcellana sistemato tra le finestre è un prodotto della manifattura di Sèvres del 1825: il modello di vaso, detto all’etrusca, fu decorato dal pittore Achille Poupart con un soggetto, La preghiera della sera, tratto da un dipinto di Auguste de Forbin.
L’arazzo fa parte – insieme ai cinque nella Sala dello Zodiaco – della serie detta Le Nuove Indie. Tessuto dalla manifattura parigina dei Gobelins nel 1785 nell’atelier di Jacques Neilson su un cartone di François Desportes, raffigura un nutrito gruppo di animali esotici, tra i quali spicca una zebra azzannata da un giaguaro.