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In questa parte del palazzo si trovava in origine l’appartamento invernale dei papi, articolato in diverse stanze collegate da un lungo corridoio e servite da un mezzanino. L’appartamento fu abitato da re Umberto I (1878-1900), ma dopo la sua morte, rimasto inutilizzato per molti anni, venne distrutto nel 1940 per ricavarne questa sala e la successiva. Con le demolizioni si perse anche un importante ciclo di affreschi seicenteschi, i cui frammenti superstiti si trovano attualmente nella Sala delle Logge.
I lavori del 1940 erano finalizzati a creare una “Nuova Sala del Trono”, alternativa alla Sala di Augusto che aveva per decenni ospitato il trono reale. Attualmente l’ambiente non ha una destinazione particolare e l’odierna denominazione di Sala di Ercole ha origine dal soggetto di uno dei tre arazzi.
Il soffitto cassettonato e l’alto fregio dipinto con trofei risalgono al 1940 e sono opera di Cesare Maria Crestini, scenografo del Teatro San Carlo di Napoli.
Ciò che maggiormente caratterizza questa sala, per il vivace cromatismo, sono i tre grandi arazzi della serie Trionfi degli Dei, tessuti nella manifattura parigina Gobelins. Da destra si riconoscono il Trionfo di Ercole (1701-1704) con gli episodi delle dodici fatiche; il Trionfo di Minerva (1702-1708) con scene del mito dell’eroe Perseo; il Trionfo di Apollo (1690-1700) accompagnato, come di consueto, dalle Muse. Ogni panno reca in basso al centro, nella bordura, due “L” intrecciate che fanno riferimento al re Luigi XIV di Francia.
La sala ospita, inoltre, una importante serie di sei tele dipinte intorno al 1735 da Corrado Giaquinto per una stanza della sabauda Villa della Regina a Torino. Dedicati alle Storie di Enea, i quadri erano in origine dei sovrapporta e raffigurano, sulla parete breve d’ingresso, Enea sacrifica ad Apollo; sulla parete con le finestre, da sinistra, Venere in veste di Diana appare ad Enea, Enea e Didone colti dalla tempesta, Mercurio appare ad Enea, Venere consegna le armi ad Enea; sulla parete breve di fondo la Partenza di Enea da Cartagine.
Nella sala sono anche conservati quattro grandi vasi orientali settecenteschi poggiati su eleganti basi commissionate da Clemente XIV Ganganelli (1769-1774), intagliate nel 1774 da Giovanni Grespi su disegno dell’architetto Giovanni Sterni e scolpite con volatili dalle ali levate e cornucopie.
I tre tavoli parietali di due diverse tipologie che arredano la sala sono opere di manifattura romana in tardo stile neoclassico e si datano intorno al 1825-1840. Alla stessa epoca risale il gruppo scultoreo raffigurante Cupido che gioca con un cagnolino poggiato su uno dei tavoli.