percorso: pagina iniziale / Palazzo del Quirinale / luoghi / Salone delle Feste
Per la sua spaziosità, la grande sala consente di ospitare le cerimonie che prevedono un elevato numero di invitati. In essa si tiene, inoltre, il giuramento del nuovo governo e si allestisce la tavola in occasione dei pranzi di Stato.
L’ampiezza della sala, illuminata da un doppio ordine di finestre e dominata dall’‘altana’ di Flaminio Ponzio, deriva dalla sua originaria funzione di “Sala Regia” e dalla necessità di Paolo V Borghese (1605-1621) di disporre di un ambiente idoneo ad accogliere gli ospiti più autorevoli. Nel 1616, con l’edificazione dell’odierno Salone dei Corazzieri, la sala divenne sede dei concistori pubblici. Le pitture ad affresco che ricoprivano la volta, eseguite nel 1611 da Agostino Tassi e Orazio Gentileschi e purtroppo perdute, sono ricordate dalle fonti. Nello ‘sfondato’ era rappresentato un grande stemma del papa sorretto da due angeli, circondato dalle prospettive architettoniche del Tassi, tra le quali si disponevano “con vista di sott’in su” le immagini di Virtù del Gentileschi.
Durante l’occupazione francese si eseguirono solo ridipinture, il restauro degli affreschi e riparazioni alle crepe causate dal terremoto del 1812. La sala non fu oggetto di particolari trasformazioni anche nella successiva fase papale, per le preoccupazioni destate dai gravi problemi statici che interessarono il portico sottostante, il cui consolidamento fu realizzato nel 1834 sotto la guida di Giuseppe Valadier.
Al tempo dei Savoia la sobria “Sala pei pranzi di parata” fu trasformata nel 1873 in una sontuosa “Sala da pranzo e ballo”, assumendo l’attuale assetto. La nuova decorazione vide impegnati Girolamo Magnani e Cecrope Barilli nell’illusionistico sfondamento spaziale con il Trionfo dell’Italia, al centro della volta, e nel ridondante repertorio di elementi architettonici, scultorei e pittorici – con nudi, putti, variopinte composizioni floreali e figure allegoriche a monocromo su fondi dorati – che riveste i pennacchi, le vele, le lunette e le pareti scandite da lesene. Nel 1889, in sostituzione di un palco mobile, fu realizzato sulla parete verso lo Scalone d’Onore un imponente “palco stabile per orchestra”, con un ambiente retrostante destinato ai maestri di musica.
L’arredo è costituito da due grandi consoles intagliate nel 1876-1877 dall’ebanista Luca Seri su disegno di Achille Majnoni d’Intignano, aristocratico di grande influenza a corte, sormontate da grandi specchiere con lo stemma sabaudo, e da étagères disposte nei lati lunghi della sala.