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In origine la sala faceva parte di una lunga galleria che comprendeva anche le due sale seguenti. La galleria fu riccamente decorata nel 1656-1657 da un gruppo di pittori diretto da Pietro da Cortona su commissione di papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) e, in ragione di questa importante impresa decorativa, era anche detta “di Alessandro VII”.
Nel 1812, all’epoca dell’occupazione napoleonica del Quirinale, la galleria fu divisa nelle attuali tre sale al fine di creare saloni di rappresentanza per l’imperatrice Maria Luisa, moglie di Napoleone. La divisione portò anche alla tamponatura di tutte le finestre verso il cortile e all’occultamento di gran parte degli affreschi seicenteschi, con l’eccezione delle scene bibliche nella parte alta delle pareti, per le quali, però, si perse la sequenza narrativa originaria.
Della decorazione seicentesca restava dunque il fregio nella parte alta delle pareti che in questa sala illustra sette episodidell’Antico Testamento,dipinti da diversi artisti, la cui lettura si svolge in senso antiorario. Sulla parete con le finestre, da destra, Giacobbe e l’angelo di Giovanni Paolo Schor, la Riconciliazione di Giacobbe ed Esaù di Fabrizio Chiari e Giuseppe venduto dai fratelli, ancora di Schor. Sulla parete d’ingresso, che costituiva una delle due testate della galleria, Pier Francesco Mola dipinse Giuseppe riconosciuto dai fratelli. Il ciclo di affreschi seicenteschi riprende sulla parete lunga senza finestre, da destra, con Mosè e il roveto ardente di Giovan Francesco Grimaldi, il Passaggio del Mar Rosso di Jan Miel e gli Esploratori della Terra Promessa anch’esso di Grimaldi. La parete corta, eretta nel 1812, reca un paesaggio forse eseguito da Alessandro Mantovani negli anni di Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878). Gli elementi ornamentali tra le scene bibliche risalgono al periodo di Pio IX.
Nel 2011 sono sono terminati i lavori di restauro, completati dalla riapertura delle finestre, che hanno restituito la decorazione pittorica delle pareti.
Dell’allestimento di epoca napoleonica resta il camino che gli scalpellini romani fratelli Cardelli eseguirono nel 1812, caratterizzato da tre medaglioni a mosaico minuto che raffigurano uccellini tra i quali, forse non casualmente, un cardellino.