percorso: pagina iniziale / Palazzo del Quirinale / luoghi / Salottino Napoleonico
L’attuale configurazione della sala risale al periodo napoleonico, quando un ampio vano fu diviso in due stanze, oggi Biblioteca del Piffetti e Salottino Napoleonico. Quest’ultimo fu adibito a “Cabinet de toilette” di Napoleone, la cui stanza da letto era stata allestita nell’ambiente contiguo, l’odierna Sala degli Arazzi di Lille.
Risale a questo allestimento la articolata decorazione della volta, con temi mitologici di vestizione e armamento e cinque tele di Pelagio Palagi – rimosse al tempo di Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) – con episodi dell’Iliade e dell’Eneide, allusivi all’avvento di Napoleone. Degli ornati di età napoleonica si conserva in gran parte la decorazione in stucco dipinto e dorato, eseguita dal Pelagi e da Salvatore De Carlis, con figurazioni allegoriche di Fame alternate a Geni con vesti e armi, inseriti in splendenti medaglioni a fondo oro.
In questa sala, come nelle seguenti, adibite dopo il rientro di Pio VII Chiaramonti (1800-1823) ad “Appartamento dei Principi”, soggiornò nel 1819 l’imperatore Francesco I d’Austria. Con l’insediamento dei Savoia l’ambiente divenne “Sala da bagno e della Toletta” della regina Margherita (1851-1926).
I tre arazzi fanno parte della serie Storie di Don Chisciotte. Il panno della parete d’ingresso illustra L’entrata di Sancho Panza a Barattaria (1723) e fa parte della serie tessuta nella manifattura dei Gobelins tra il1721 e il 1735. Gli altri due arazzi, rispettivamente sulla parete lunga e sulla parete contigua alla Biblioteca del Piffetti, appartengono invece alla serie napoletana prodotta nell’atelier di Pietro Duranti e raffigurano Don Chisciotte calato in una grotta (1772), su cartone di Antonio Guastaferro, e Don Chisciotte riceve colpi di bastone da un vetturale (1769), su cartone di Benedetto Torre.
Tra le finestre è collocato il Ritratto del principe Eugenio di Savoia. Il dipinto, dei primi anni del Settecento, proviene dalle collezioni sabaude. E’ di notevole fattura la cornice dorata, vicina alla produzione veneta della fine dello stesso secolo.
I mobili sono prevalentemente in stile Impero: le due consoles di provenienza romana, databili tra la fine del Settecento e gli inizi del secolo successivo, hanno piedi a birillo e una cintura finemente decorata. Sulle consoles poggiano due coppie di candelieri in bronzo dorato e patinato che includono Fame a tutto tondo, probabile opera di manifattura parigina. Su una di esse è un orologio francese con cassa in bronzo dorato della fine del Settecento, con fianchi in porcellana a motivi floreali e decorata sul fronte da un medaglione con una Fama danzante, eseguito con la tecnica del cammeo.
Di grande pregio il finimento di divano, sei sedie e quattro poltrone, con teste ferine sui braccioli, opera del 1820 circa di un raffinatissimo ebanista fiorentino.
I due busti femminili su piedistalli marmorei hanno invece differenti caratteristiche: la testa in marmo chiaro, montata su di un busto in alabastro di epoca moderna, è verosimilmente una copia cinquecentesca di una scultura tardo-augustea di Agrippina Maggiore. La scultura femminile in bronzo con busto in marmo rosa è una copia, dei primi anni del Novecento, di un ritratto di Faustina Minore, figlia dell’imperatore romano Antonino Pio.