percorso: pagina iniziale / Palazzo del Quirinale / luoghi / Sala della Pace
Questo ambiente è incluso nella sporgenza del prospetto posteriore della palazzina di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585).
La sala deriva il suo nome dalla tematica delle decorazioni realizzate durante il periodo napoleonico, quando fu adibita a “Cabinet de l’Empereur”. I temi dominanti sono, infatti, sia la pace come processo e condizione di sviluppo delle arti e della cultura sia il mecenatismo promosso da Napoleone.
Al centro del soffitto Felice Giani dipinse nel 1812 un’ampia scena allegorica, il Trionfo della Pace, con soggetti ispirati al culto e al sacrificio presso due altari dedicati alla Pace e a Giano, quest’ultimo anche in riferimento al cognome del pittore. I fondi dei cassettoni, sostituiti da specchi, erano originariamente dipinti e negli spazi ottagonali erano inserite quattro tavole raffiguranti le personificazioni delle Arti; due di esse, con le effigi della Poesia e della Pittura, si conservano in un’altra zona del palazzo.
Il raffinato fregio in stucco che decora le pareti, eseguito da Alessandro d’Este, allievo prediletto di Antonio Canova, è composto da una successione di ritratti di Uomini illustri, personaggi storici e artisti dell’antichità e dell’età moderna alternati a figure di Fame alate.
Alla fine dell’Ottocento, la sala fu adibita a camera da letto della regina Margherita (1851-1926) e arredata con mobili preziosi e suppellettili in porcellana. Dopo la morte di Umberto I nel 1900, con il trasferimento della regina a Palazzo Margherita, l’ambiente fu utilizzato come “Cabinet de toilette”.
Sulle pareti sono collocati sei paesaggi a tempera del vedutista ottocentesco napoletano Camillo Guerra che rappresentano vedute tipiche di Pompei, Castellammare di Stabia, Palermo e tre diversi scorci della città di Napoli.
Sul tavolo parietale, probabile opera di ambito toscano databile intorno al 1790, è posto un orologio a tempietto con colonne scanalate e base decorata con la personificazione dell’astronomia, realizzato ai primi dell’Ottocento da un ignoto artigiano di ambito francese.
Le sei poltrone con zampe a sciabola e braccioli ricurvi con motivi a sfinge sono di manifattura toscana del primo ventennio dell’Ottocento, come anche la serie composta da un divano a braccioli con teste ferine e quattro sedie con zampe posteriori a sciabola.
La scultura classicheggiante in marmo bianco a grana fine, collocata su un plinto marmoreo accanto al divano, è invece una copia ottocentesca della famosa statua dell’Apollo del Belvedere.
La piccola testa femminile è opera forse secentesca probabilmente realizzata per integrare una scultura antica.