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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

La Cappella Paolina

Foto d'ambiente della salaLa Cappella prende nome dal papa Paolo V Borghese (1605-1621) che commissionò l’opera architettonica a Carlo Maderno. E’ tuttora officiata e, in occasione delle feste di Natale e di Pasqua, viene celebrata la messa alla presenza del Presidente della Repubblica.

L’ambiente ha le stesse caratteristiche architettoniche e proporzionali della Cappella Sistina in Vaticano. Il grande vano voltato, di circa 42 metri in lunghezza, 13 in larghezza e 20 in altezza, presenta sul lato destro una cantoria, ovvero una balconata per il coro, e originariamente era divisa da un’iconostasi e aveva il trono pontificio sul lato sinistro come la Cappella Vaticana. Il progetto originario prevedeva che la cappella fosse decorata sulla volta da pitture di Agostino Tassi e sulla parete d’altare da un grande affresco di Andrea Commodi raffigurante La caduta degli angeli ribelli. Sia l’opera del Tassi sia quella del Commodi non furono mai realizzate ed esiste soltanto il bozzetto di quest’ultima (Firenze, Uffizi). La volta della Cappella venne così ornata, nel 1616, da uno splendido rivestimento in stucco bianco e dorato, realizzato dal ticinese Martino Ferabosco che s’ispirò al soffitto della Sala Regia in Vaticano, e analoghi stucchi rivestirono anche i vani delle finestre con figure allegoriche, angeli e con luoghi ed edifici legati al pontificato di Paolo V. Le pareti furono ricoperte con parati in damasco rosso. Sono interamente dorati gli stucchi che decorano la volta del piccolo oratorio che si apre sul fianco destro della sala, opera della bottega del Ferabosco, mentre le pareti del minuscolo vano recano le pitture ad affresco di Cesare Rossetti.   

Al tempo dell’occupazione napoleonica del palazzo fu smantellata l’iconostasi e vennero eseguite alcune opere di restauro.

Pio VII Chiaramonti (1800-1823) al suo ritorno nel palazzo nel 1815 si affrettò ad eliminare gli interventi napoleonici ripristinando l’iconostasi e, soprattutto, facendo decorare in soli trentuno giorni, nel 1818, le pareti della Cappella. Nella finta architettura a lesene scanalate e nicchie che ospitano le figure di Apostoli e degli Evangelisti, il direttore del progetto, Raffaele Stern, riprese la decorazione degli affreschi cinquecenteschi della navata dell’abbaziale delle Tre Fontane a Roma. Anche nel periodo sabaudo la Cappella non subì sostanziali modifiche, se non la definitiva eliminazione dell’iconostasi avvenuta nel 1930 in occasione delle nozze del principe Umberto con Maria Josè del Belgio.

Sull’altare della Cappella è un arazzo francese della manifattura Gobelins, tessuto nel 1817 e raffigurante L’ultima predica di santo Stefano. Il panno fu donato nel 1826 da Carlo X di Francia a papa Leone XII Della Genga (1823-1829) e pervenne al Quirinale entro il 1846.