percorso: pagina iniziale / Palazzo del Quirinale / luoghi / Sala delle Fabbriche di Paolo V
La sala si presenta nell’assetto successivo al restauro dello straordinario fregio ad affresco realizzato nell’ambito dei lavori voluti da Paolo V Borghese (1605-1621), emerso di recente (2005-2006) sotto i ‘parati piemontesi’ dell’epoca dei Savoia.
Nell’ambiente, che faceva parte di un primo appartamento occupato da Paolo V, sono illustrate le sue grandi imprese edilizie. Il fregio, che risulta eseguito da Ranuccio Semprevivo e Cesare Rossetti nel 1609-1610, include, infatti, quattro grandi vedute di ‘fabbriche’ e otto vedute di minori dimensioni, di cui due non ancora identificate.
A partire dall’ingresso, in senso orario, sono rappresentate: la Fortezza di Ferrara, la Basilica di San Pietro con la facciata progettata da Carlo Maderno, la Basilica di Santa Maria Maggiore vista di fianco, con la Cappella Paolina in primo piano, e i Granai pontifici alle Terme di Diocleziano. Tra le vedute minori si riconoscono alcune fontane dei Giardini Vaticani – la Fontana delle Torri, Tre fontane con il Braccio di Paolo V, il palazzo costruito dal papa, e la Fontana del Forno con il prospetto dello stesso palazzo – e, ai lati di Santa Maria Maggiore, la Facciata ela sezione della Sagrestia della basilica. Il fregio termina con una inedita visuale del Palazzo del Quirinale dalla parte del giardino, che mostra il nuovo corpo di fabbrica voluto dal papa. Le vedute sono affiancate da allegorie di Virtù, tra cui le Virtù teologali e cardinali, e coppie di puttini in un ricco repertorio ornamentale di festoni, mascheroni e volute.
La sala fu allestita nel 1888 in occasione del soggiorno dell’imperatore Guglielmo II di Germania in Quirinale. In sintonia con lo stile Luigi XV delle altre sale di rappresentanza, le pareti furono rivestite da preziosi parati settecenteschi in seta avorio ricamata, trasferiti dal Palazzo Reale di Torino, e da teli e sovrapporta in seta dipinta, intervallati da specchi. Rodolfo Morgari realizzò le pitture della volta e della finestra, replicando la decorazione esotica dei parati con vasi orientali, volatili, rami fioriti e motivi rocailles, con due personaggi cinesi in un giardino nella specchiatura centrale. Dai parati, oggetto nel tempo di adattamenti e restauri e attualmente rimossi, la sala ha assunto la sua odierna denominazione.
Nella sala si conservano arredi di grande pregio, tra i quali emerge il finimento di divano, poltrone e sgabelli del 1750 circa, di probabile manifattura parigina e proveniente da Colorno. I mobili sono rivestiti da eleganti tappezzerie ad arazzo con grandi fiori entro vasi e tralci fioriti.
La sala ospita raffinati objets montés in porcellana di Meissen e bronzo dorato della metà del Settecento, provenienti da Colorno e Parma. I due candelieri, poggiati su consoles fine Ottocento, sono formati da cigni in porcellana con basi e bracci in bronzo dorato e canne lacustri in latta. I due vasi, disposti sul camino, con analoghe basi, recano scene figurate e ospitano fiori in porcellana con steli e foglie in latta.
Sul camino è sistemato anche un orologio da mensola in stile Luigi XV, di manifattura parigina dell’Ottocento, che reca la firma “F. Barbedienne”.
Sulla angoliera fine Ottocento è collocato un grande vaso cinese in porcellana dipinta su fondo bianco della seconda metà del Settecento.
Il dipinto seicentesco a olio su tela con la Galatea, attribuito a Giovanni Andrea Sirani e proveniente dalla collezione Torlonia, è in deposito al Quirinale dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica.