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Nella sistemazione cinquecentesca della Palazzina Gregoriana l’ambiente aveva, insieme agli spazi adiacenti, un assetto del tutto differente da quello attuale.
Durante il periodo sabaudo la stanza, inclusa nell’appartamento della regina Margherita (1851-1926), fu destinata a biblioteca e arredata con la preziosa libreria di Pietro Piffetti, uno dei maggiori ebanisti piemontesi al servizio della Casa Reale. Da questo arredo l’ambiente ha assunto la sua odierna denominazione.
Il piccolo studiolo era stato progettato e realizzato per la Villa della Regina presso Torino, su commissione della corte sabauda. Nel 1879 il sontuoso complesso ligneo fu trasferito a Roma per desiderio di Umberto I (1878-1900) e collocato con alcuni adattamenti e integrazioni in questo ambiente, nel quale furono per l’occasione realizzati il soffitto, dipinto da Davide Natali con decori che replicano quelli della libreria, e il pavimento.
La struttura in pioppo del mobile è rivestita da una impiallacciatura con intarsi in diverse essenze quali palissandro, bosso, tasso, ulivo. Le eleganti decorazioni in avorio riproducono fregi con soggetti floreali. Le quattro pareti sono collegate da scansie concave con nicchie al cui interno sono intarsiati gli emblemi reali, annodati dal nastro Savoia. La libreria è costituita da uno zoccolo con lesene intarsiate, alternate a riserve dipinte con eroti monocromi in azzurro su fondo bianco. Allo zoccolo sono addossate due consoles, i cui piani ad applique sono rivestiti da lastre di tartaruga e avorio inciso che simulano fogli e carte abbandonati sul piano e recano in basso ghirlande di fiori intagliate e dorate. La console del corpo centrale presenta quattro fogli in avorio, nei quali sono raffigurati la battaglia di Guastalla, l'attacco al castello di Milano e la pianta dell'assedio di Pizzighettone con la firma del Piffetti. La finzione è completata dalla presenza di strumenti sulla mensola: una squadra in bronzo, un compasso e un temperino. Nella seconda console - probabilmente frutto di un adattamento -, posta tra la porta e la finestra, i fogli in avorio recano incise una festa campestre, al centro, e scene di guerra; una penna e un bulino sembrano evocare la presenza dell'incisore. Su tre pareti si dispongono gli scaffali per i libri, impiallacciati in palissandro. La struttura è coronata da otto vasi in maiolica decorati con "cineserie" su fondo bianco, prodotti dai fratelli Rossetti di Pinerolo, riuniti a coppie su raffinati supporti lignei intagliati e dorati con busti che richiamano le stagioni.
Un ambiente di dimensioni ridotte immette alla sala adiacente, assumendo per questa funzione la denominazione di Passaggetto alla Sala della Musica. Nel piccolo vano, con pareti rivestite da una boiserie in radica e pavimento ligneo, si distingue un arazzo, tessuto probabilmente a Firenze intorno al 1740. Il panno rappresenta lo scorcio di un paesaggio toscano con un linguaggio non esente da influenze francesi ed in particolare lorenesi. Sulla console ottocentesca è collocato un busto di fanciullo in bronzo, datato 1920, con accenti realistici propri della tendenza verista ancora diffusa nel primo ventennio del Novecento.