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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

La Prima Sala di Rappresentanza

foto d'ambiente della salaLa Prima Sala di Rappresentanza fu edificata da Carlo Maderno come salotto dell’appartamento di Paolo V Borghese (1605-1621) e introduceva agli ambienti privati del papa composti da una sequenza di stanze che si affacciano sul cortile.

Il fregio del salotto papale venne realizzato nel 1616 da Agostino Tassi con Scene della vita di san Paolo come rimando all’omonimo nome scelto dal Borghese all’atto dell’investitura pontificale. Ai quattro angoli del fregio figura lo stemma della sua famiglia con l’aquila e il drago.

Durante il periodo napoleonico, il governo francese fece eseguire nel 1812 da Domenico Fiorentini i medaglioni con figure allegoriche nel fregio.

Nel 1906 Alessandro Palombi ed Ernesto Ballarini realizzarono l’affresco della volta raffigurante I frutti della pace, rappresentati da figure allegoriche  poste all’interno di un grande oculo che si apre in una finta architettura sul fondo di cielo; ai lati dell’apertura centrale sono posti nudi virili e quattro medaglioni monocromi raffiguranti le Virtù cardinali.

Arredi

Gli arazzi che ornano le pareti fanno parte della serie con le Storie di Don Chisciotte, tessuta nella Manifattura Reale di Napoli fra il 1757 e il 1779 sotto la direzione di Pietro Duranti. I panni conservati nella sala raffigurano Don Chisciotte bastonato a letto da un vetturale geloso (1769) e Don Chisciotte e Sancio tornano a casa (1770).

Il dipinto sulla parete fra le finestre, di Francesco Mancini, rappresenta La Castità punisce Amore e mostra l’Amore bendato e cieco – metafora della passione non guidata dall’intelletto – che viene punito e disarmato dalla Castità. L’opera fu acquistata da papa Clemente XIV Ganganelli (1769-1774) nel 1772 con altri due dipinti del Mancini ora conservati nella Pinacoteca Vaticana. Uno dei due dipinti raffigura Cupido soggioga Pan e costituisce il pendant dell’opera del Quirinale.

L’orologio, ornato da fastosi bronzi dorati, reca la firma del grande ebanista Jean-Pierre Latz e il meccanismo è firmato sul quadrante dall’artigiano di origine olandese Joannes Biesta. L’orologio proviene dalla Villa Ducale di Colorno ed è databile fra il 1752 e il 1753. Poggia su di un tavolo parietale opera di un intagliatore romano degli inizi del Settecento ed è affiancato da due candelabri a sei luci dell’Ottocento.

Il piccolo stipo in ebano posto sull’altro tavolo da parete è un’opera assai pregiata, realizzata a Venezia nella seconda metà del Cinquecento e presumibilmente appartenuta nell’Ottocento a Carlo III di Borbone, duca di Parma.