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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

Il Salone dei Corazzieri

foto d'ambiente della salaL’attuale denominazione della sala si deve alla rivista del reparto dei Corazzieri che qui si tiene in occasione di alcune importanti cerimonie. Date anche le vaste dimensioni dell’ambiente, nel salone hanno luogo molte delle attività di alta rappresentanza del Presidente della Repubblica.

La sala fu edificata dall’architetto Carlo Maderno al tempo di papa Paolo V Borghese (1605-1621) e ancora oggi mantiene molti elementi dell’originale decorazione dell’inizio del Seicento. A quell’epoca risale il soffitto ligneo a cassettoni che reca alle due estremità l’arme di papa Paolo V e al centro lo stemma dei Savoia, inserito dopo il 1870. Il pavimento in marmi antichi riproduce il disegno geometrico del soffitto.

Il grande fregio affrescato nella parte superiore delle pareti fu realizzato nel 1616 sotto la direzione dei pittori Agostino Tassi, Giovanni Lanfranco e Carlo Saraceni, che si valsero di molti allievi e collaboratori. I personaggi che si affacciano dalle finte logge rievocano alcune importanti ambascerie orientali giunte a Roma nei primi anni del Seicento, celebrando così i rapporti con Paesi lontani e l’attività missionaria promossa dal papa. Le Storie di Mosè nei medaglioni esaltano, nella figura della guida degli Ebrei, il pontefice come guida della cristianità, mentre alcune figure femminili allegoriche incarnano le virtù e i poteri del papato. La decorazione a grottesche degli sguinci delle finestre è contemporanea ai lavori del fregio ma si deve ad Annibale Duranti. Al di sotto degli affreschi seicenteschi, nel 1872 Gaetano Lodi dipinse gli stemmi dei principali comuni italiani per celebrare l’Unità d’Italia.

Seicentesco è anche il maestoso doppio portale che introduce alla Cappella Paolina, coronato da una grande lunetta ad altorilievo di Taddeo Landini raffigurante La lavanda dei piedi, realizzata nel 1578 per la Cappella Gregoriana in San Pietro e di qui trasportata in Quirinale per l’arredo di questa sala. I due angeli sul timpano sono opera degli scultori Guglielmo Berthelot, a  sinistra, e Pietro Bernini, a destra.

Arredi

L’arredo della sala è composto da sedici arazzi di tre differenti serie.

Sulla parete d’ingresso tre arazzi francesi della metà del Settecento illustrano le fasi iniziali della favola mitologica di Amore e Psiche tramandata dall’Asino d’Oro di Apuleio. Il primo arazzo da sinistra mostra la giovane Carite che, tenuta in ostaggio da un gruppo di banditi, viene consolata dall’anziana carceriera che le narra la favola di Amore e Psiche. L’arazzo centrale illustra invece le Nozze delle sorelle di Psiche, mentre il terzo raffigura il popolo che ammira la straordinaria bellezza di Psiche senza tuttavia che nessuno osi chiederla in sposa; nel cielo si scorge Venere che, gelosa dell’avvenenza della fanciulla, ordina a Cupido di punirla.

Sulla parete corta si trova un arazzo francese di manifattura Gobelins. Il panno fa parte di una celebre serie dedicata alle Storie di Don Chisciotte e raffigura l’episodio di Don Chisciotte e la testa incantata (1733-1734).

Anche gli altri arazzi della sala sono dedicati alle Storie di Don Chisciotte, ma furono tessuti a Napoli, per volontà di Carlo III di Borbone che volle ampliare l’originaria serie francese e in seguito per Ferdinando IV, tra il 1757 e il 1779. I due arazzi narrativi in posizione centrale tra le finestre raffigurano Don Chisciotte incontra il dottor Carrasco (1773) eDon Chisciotte curato da Sancio (1761). Completano la serie dieci, “quinte”, ovvero arazzi dal formato stretto e lungo adatto agli spazi tra le finestre o presso le porte.