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Il piccolo ambiente si formò nella fase dei lavori intrapresi, a partire dal 1609, da Flaminio Ponzio per Paolo V Borghese (1605-1621) per collegare la Palazzina Gregoriana con la nuova ala che il papa aveva deciso di edificare “dalla parte del giardino”.
Destinato a camera da letto del primo appartamento di Paolo V, l’ambiente conserva il soffitto e il fregio seicenteschi. L’intera decorazione fu eseguita nel 1611 da Annibale Corradini, che realizzò sul soffitto ligneo novanta teste di cherubini di cartapesta dorata su fondi azzurri e rossi nei cassettoni, con testine, ornati geometrici e vegetali sulle travi minori, e le aquile e i draghi Borghese, anch’essi in cartapesta dorata, tra nastri ed elementi floreali, sulle travi maggiori. Sulle pareti, sotto fasce a grottesche, il pittore eseguì il grazioso fregio ad affresco con stemmi del papa, angioletti e animali araldici tra girali dorati.
Durante il periodo sabaudo, dopo aver assolto la funzione di guardaroba, l’ambiente fu adibito a “Gabinetto arazzi” accogliendo sulle pareti alcuni panni con le Storie di Don Chisciotte, che ne costituiscono tuttora l’arredo e hanno dato il nome alla sala.
I quattro panni che si conservano nel salottino, insieme a tre quinte decorative, fanno parte della serie tessuta a Napoli tra il 1757 e il 1779 e recano i monogrammi di Ferdinando IV di Borbone. Il primo arazzo, collocato sulla parete a destra del passaggio dalla Sala delle Api, raffigura Don Chisciotte scambia il bacile di un barbiere per l’elmo di Mambrino (1761-1762) e fu eseguito su un cartone, perduto, di Giuseppe Bonito. Sulla parete adiacente è sistemato l’arazzo con Don Chisciotte fa chiedere a Sancio il permesso di vedere la Duchessa (1771), tratto da un modello di Antonio Guastaferro. Gli altri arazzi in sequenza, Don Chisciotte chiede informazioni a un pastore (1778) e Don Chisciotte e Sancio trovano una valigia sulla Sierra Morena (1762), furono eseguiti su cartoni di Giovan Battista Rossi e Giuseppe Bonito.
L’arredo del salottino include, insieme a una serie di quattro sgabelli ottocenteschi, una piccola console in legno intagliato e dorato di manifattura toscana della fine del Settecento, con piano in marmo fior di pesco di cava recente.