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L’ambiente prende nome dal dipinto raffigurante San Giovanni Battista qui collocato da tempo. Forse in origine la stanza era una piccola cappella e fu a lungo utilizzata come sacrestia della vicina Cappella Paolina.
La decorazione della volta risale al 1616 ma nei secoli successivi fu modificata, in particolare all’epoca dell’occupazione napoleonica del Quirinale, al tempo di papa Gregorio XVI Cappellari (1831-1846) e nei primi anni del Regno d’Italia.
Del decoro seicentesco rimangono gli eleganti motivi ornamentali in stucco nei quali si riconosce, ripetuta più volte, l’aquila emblema della famiglia del papa committente Paolo V Borghese (1605-1621).
Le figure allegoriche agli angoli della volta potrebbero invece risalire alla decorazione a tema mitologico di epoca napoleonica, successivamente modificata per nasconderne il carattere pagano.
Le quattro vedute sulla volta sono della fine degli anni settanta dell’Ottocento e si devono al pittore perugino Annibale Angelini. Raffigurano quattro palazzi italiani che all’epoca erano residenze reali: il Palazzo Reale di Napoli, sopra la porta d’ingresso, e, in senso antiorario, Palazzo Pitti a Firenze, il Palazzo Reale di Torino e la Biblioteca Marciana a Venezia.
In questa sala si conservano due tra gli oggetti d’arte più importanti del Quirinale.
Il grande quadro su tavola raffigurante San Giovanni Battista nel deserto è una copia cinquecentesca di un’opera attribuita a Raffaello, conservata agli Uffizi di Firenze, ed è tra i pochi quadri del Quirinale che provengono dalle collezioni pontificie. Il quadro fu acquistato come originale di Raffaello da papa Clemente XII Corsini (1730-1740) e poi attribuito a Giulio Romano, il maggiore fra i collaboratori di Raffaello, ma questa attribuzione attualmente non è più ritenuta convincente.
Il tavolo al centro della stanza presenta un prezioso piano intarsiato di marmi colorati, di forma ottagonale, realizzato a Firenze o a Roma nella seconda metà del Cinquecento. Il piano si segnala per l’eleganza e originalità del disegno; in particolare sono elementi rari l’ornamentazione intarsiata del bordo, che di norma non veniva decorato, e la parte centrale composta da un disco dentato a sedici facce. La base in legno dorato, composta da due delfini attorcigliati, è opera del tardo Ottocento ispirata a motivi barocchi.
Le due eleganti specchiere, scolpite con putti e teste piumate alla sommità, sono opere di manifattura toscana della metà del Settecento.