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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

Sala degli Scrigni

Veduta della Sala degli ScrigniLa sala, come la precedente, è frutto degli interventi del 1940 con cui si intese razionalizzare questa parte del piano nobile accorpando ambienti più piccoli per ricavarne ampi saloni di rappresentanza. Nel periodo pontificio qui proseguiva l’appartamento invernale dei papi con una sala di udienza e una cappella dedicata a Pio V. Fu nella Sala di Udienza che, all’alba del 6 luglio 1809, il generale napoleonico Radet, penetrato con la forza nel palazzo papale, affrontò Pio VII Chiaramonti (1800-1823) chiedendogli di rinunziare al potere temporale; ottenutone il rifiuto, lo fece immediatamente prigioniero e lo tradusse in Francia.

Alle sistemazioni del 1940 appartengono sia il soffitto ligneo sia il fregio dipinto. Il settore centrale del pavimento proviene dalla smantellata Sala di Udienza e probabilmente in origine apparteneva alla cinquecentesca cappella di Pio V in Vaticano.

Arredi

Il nome della sala fa riferimento ai cinque scrigni in legni pregiati e intarsi in avorio che, sebbene in alcuni casi ottenuti utilizzando parti originali seicentesche, sono tutti ascrivibili al pieno Ottocento e ben ne illustrano il gusto eclettico.

I tavoli parietali su cui sono posati gli scrigni sono tutti di analogo stile e tipologia e, già appartenenti all’arredo pontificio del palazzo, vi rimasero anche dopo l’ingresso dei Savoia. Risalgono al secondo quarto dell’Ottocento e furono realizzati probabilmente a Roma in un attardato gusto neoclassico.

Tra le finestre è un grande secrétaire intarsiato che cela al suo interno decine di cassetti di ogni misura, anch’essi ornati di intarsi. Difficile datare e collocare geograficamente questo arredo che potrebbe essere stato eseguito nel nord dell’Europa, forse in Germania o Polonia, nel primo quarto dell’Ottocento. Il gruppo in bronzo collocato sul secrétaire, raffigurante un cavaliere che colpisce un leone, probabilmente non è pertinente al mobile.

Nella sala sono esposti cinque arazzi. I quattro sulle pareti lunghe raffigurano divinità classiche che personificano le Stagioni o gli Elementi. Furono tessuti nella manifattura Gobelins a Parigi tra il 1743 e il 1747. Sulla parete d’ingresso si trovano gli arazzi raffiguranti Diana-Terra e Saturno-Inverno e, sulla parete di fronte, Venere-Primavera e Bacco-Autunno.

L’arazzo sulla parete corta appartiene invece alla serie Storie di Don Chisciotte, tessuta a Napoli nella Manifattura Reale e raffigura Don Chisciotte accolto da Don Antonio (1773).

Ai lati dell’arazzo sono collocati due pregevoli busti neoclassici raffiguranti Ettore, a sinistra, e Paride, a destra, entrambi firmati dal carrarese Pietro Fontana che per il secondo soggetto si ispirò al fortunato prototipo di Antonio Canova.