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Questa sala, nella quale si svolgono alcune udienze del Capo dello Stato e il giuramento dei giudici della Corte Costituzionale, non conserva alcuna traccia visibile della decorazione seicentesca.
Nel progetto napoleonico l’ampiezza dell’ambiente ne suggerì l’uso come “Sala del Trono”. Nonostante l’importante destinazione della sala, i previsti abbellimenti non furono, però, eseguiti e ci si limitò a restauri e alla tinteggiatura di volta e pareti.
Nel periodo sabaudo Ignazio Perricci attuò tra il 1876 e il 1877 la radicale trasformazione della “Camera da pranzo” dell’appartamento dei principi Umberto e Margherita in una sfarzosa “Sala da ballo”, con specchi e rivestimenti delle pareti in “oro e bianco a porcellana”, secondo una precisa indicazione di décor Luigi XV. Perricci si occupò anche della scelta di mobili, lampadari, stoffe e arredi in bronzo. Per il centro della volta fu scelto un tema allusivo alla finalità della sala, l’Allegoria della danza, nella quale egli eseguì lo ‘sfondato’ con il festoso girotondo di figure femminili che prosegue negli otto putti a tutto tondo a sostegno dei lampadari. Sono invece perdute le dieci pitture a olio con figure in abiti settecenteschi, che ornavano gli specchi sopra i vani di porte e finestre.
Risalgono all’allestimento sabaudo i lampadari di Murano e i mobili realizzati da Andrea Bevilacqua, che erano rivestiti, come le soprattende, con tappezzerie in broccato bianco di seta con fiori oro per richiamare il colore dominante della sala, definita al tempo anche “Sala Bianca”.