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La sala presenta la struttura decorativa propria di tutte le sale dell’appartamento di Paolo V Borghese (1605-1621) con fregio affrescato sulle pareti e lo stemma papale al centro della volta. Realizzato da Cesare Rossetti nel 1616, il fregio raffigura le Virtù cardinali: sulla parete interna la Temperanza e la Prudenza, mentre sulla parete opposta, che si affaccia sul cortile, la Giustizia e la Fortezza. Le figure si alternano a scene di Paesaggio attribuite a un pittore vicino a Paul Bril.
Al centro della volta le personificazioni della Fede e della Carità affiancano lo stemma di Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) che sostituisce quello originario di Paolo V. All’epoca di Pio IX risale anche la decorazione della volta, realizzata dal pittore ferrarese Alessandro Mantovani, che raffigurò una finta architettura ornata da quattro medaglioni con putti che rappresentano le Arti. Nel corso degli stessi lavori le pareti della sala furono decorate da un intonaco a finto marmo, tanto che l’ambiente viene denominato, nelle guide tardo ottocentesche e del primo Novecento, “Prima camera a stucco”.
Il bellissimo arazzo, opera di Jean e Guillaume Dermoyen e databile intorno al 1540, rappresenta Mercurio pietrifica Aglauro. Il panno, che nel 1743 apparteneva a Carlo Emanuele III di Savoia e fin dal 1744 era conservato nel Palazzo Reale di Torino, era parte di una serie di otto arazzi dedicati alle Storie di Mercurio ed Erse, la cui fonte letteraria sono le Metamorfosi di Ovidio. L’arazzo rappresenta Mercurio che, per raggiungere Erse della quale si era innamorato perdutamente, trasforma in pietra la sorella di lei Aglauro, che gli impediva di accedere alle stanze dell’amata.
L’orologio, collocato sul tavolo da parete fra le finestre, reca il punzone di Joseph de Saint-Germain impresso sul retro, mentre sul quadrante figura il nome dell’orologiaio svizzero Ferdinand Berthoud; l’opera è databile entro il sesto decennio del Settecento.
I due grandiosi vasi in terracotta di manifattura messicana, posti su due imponenti piedistalli dorati, provengono dalle collezioni papali e appartengono alla produzione di botteghe attive a Guadalajara in Messico alla fine del Seicento. Dipinti in policromia e modellati in parte a rilievo, presentano sulla fronte un’aquila bicipite che rimanda al simbolo degli Asburgo, casata che allora regnava sia sulla Spagna sia sulle terre del Nuovo Mondo.
Le due maestose basi furono eseguite probabilmente intorno alla metà del Settecento da un abile intagliatore romano.