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IL PALAZZO DEL QUIRINALE

Sala della Vittoria

Foto d'ambiente della Sala della VittoriaInclusa nella palazzina di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585) e utilizzata nel Settecento anche come biblioteca, durante il periodo napoleonico questa sala fu adibita a “Primo Gabinetto dell’Imperatore”.

L’ambiente prende nome dalla decorazione del soffitto ligneo a cassettoni – preesistente e restaurato con l’intervento napoleonico – dove figurano soggetti celebrativi di imprese guerresche con Vittorie alate e Trofei d’armi, eseguite nel 1812 da Felice Giani. Dello stesso autore è anche il riquadro centrale che raffigura una Scena di battaglia. Temi analoghi furono raffigurati nel fregio in stucco realizzato sempre nel 1812 dallo scultore Giuseppe Pacetti e dallo stuccatore Pietro Trefogli.

Come nel fregio che decora la Sala della Pace, anche in quest’opera coppie di Vittorie alate che sostengono elmi si alternano a trofei d’armi e ai profili dei Dodici Cesari inseriti entro medaglioni. Il camino, in marmo bianco e porfido rosso con rilievi in rosso antico, fu eseguito nel 1812 dallo scultore Carlo Albacini.

Arredi

Sulle pareti sono collocati sette ovali tardo settecenteschi, due dei quali inseriti nei sovrapporta: fanno parte di un gruppo di sedici tele che ritraggono alcune dame della corte viennese di Maria Carolina Asburgo Lorena, sposa di Ferdinando IV di Borbone. I dipinti, che arredavano la villa borbonica La Favorita di Resina, sono probabilmente opera di diversi artisti tra i quali si è ipotizzato anche il ritrattista Johann Friedrich August Tischbein.

Sono di grande valore due mobili francesi del Settecento: il cartonnier – portacarte con base quadrangolare e alzata a volute – poggiato alla parete d’ingresso, della metà del secolo, e il prezioso secrétaire situato accanto al camino, databile al 1783 e firmato dal tedesco Martin Carlin, uno dei maggiori ebanisti attivi all’epoca a Parigi. La parte superiore del secrétaire è uno straordinario esemplare di mobilio neoclassico, impreziosito da nove placche in porcellana di Sèvres ed eleganti applicazioni in bronzo, mentre il sostegno non è originale.  

Sulla console tra le due finestre, di manifattura fiorentina e databile tra il 1785 e il 1790, è un pregiato orologio astronomico ottocentesco, firmato “Courvoisier & C.”, dinastia di orologiai attiva in Francia dal 1629. La cassa, rivestita in alabastro a forma di colonna, è provvista di un complesso meccanismo che indica la posizione della terra rispetto al sole e alle costellazioni dello zodiaco, le fasi e la posizione lunare rispetto alla terra, l’eclittica lunare e un calendario perpetuo che tiene conto anche dell’anno bisestile. La soprastante specchiera, di manifattura fiorentina, è della fine del Settecento.

Il busto in marmo è verosimilmente una copia tardo settecentesca di un ritratto di Scipione l’Africano.