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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia

Rivolgo il più cordiale benvenuto a tutti i presenti:al Ministro della Difesa, che ringrazio per il suo intervento, al Presidente della Corte Costituzionale, alla Vice Presidente della Camera, al Rappresentante del Senato, al Capo di Stato Maggiore della Difesa, ai Capi di Stato Maggiore dell’Esercito e della Marina, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e al Comandante Generale della Guardia di Finanza, al Comandante della Squadra Aerea dell’Aeronautica.

Un saluto al Presidente della Corte di Cassazione, all’Avvocato generale dello Stato, al Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, la cui presenza sottolinea la piena collaborazione tra i Corpi cui è affidata la sicurezza esterna e interna del nostro Paese.

L’Ordine Militare d’Italia quest’anno commemora il suo centesimo anniversario, un’istituzione fortemente voluta per riconoscere il valore e onorare quanti avevano sacrificato la propria vita lungo il tormentato percorso di unificazione del Paese, che durante il primo conflitto mondiale aveva vissuto gli anni più difficili e drammatici.

Una guerra devastante, come mai avvenuto prima, purtroppo replicata solo due decenni dopo con il secondo conflitto mondiale. Scienza, tecnologia, metodologie erano state interamente dedicate ad annientare l’avversario. Scarsa attenzione era rivolta ai propri soldati. Il mondo era definitivamente cambiato e, purtroppo, a danno dell’umanità.

La popolazione civile aveva pagato un prezzo altissimo. Quanti si trovavano a ridosso del fronte avevano dovuto subire ogni sorta di privazione e violenza. Negli anni successivi alla guerra e, quindi, per un periodo ancor più lungo del pur interminabile conflitto, le conseguenze avevano continuato a produrre sofferenze, in Italia e nell’intero continente europeo: vincitori e vinti accomunati dallo stesso destino.

Al termine della Grande Guerra tante famiglie avevano pianto i propri cari che non avevano fatto più ritorno dal fronte. Tanti erano i dispersi. I congiunti, mai rassegnati, hanno continuato ad aspettarli per anni.

Ma il Paese, seppur devastato e largamente impoverito, era anche finalmente libero e unito, da nord a sud.

Ricordiamo con orgoglio e profonda riconoscenza, i valorosi, militari e civili, di quella tragica guerra e di quelle che sono seguite.

Vi sono stati tanti atti di eroismo rimasti nel silenzio per mancanza di testimonianze, come spesso accade in guerra quando non vi sono sopravvissuti che possano darne conto.

Soldati di ogni ordine e grado, civili, uomini e donne di ogni estrazione sociale, sacerdoti, giovani e giovanissimi, intere famiglie, borghi e centri abitati.

A tutti loro e ai sopravvissuti di quegli eventi tragici susseguitisi nel tempo va ancora il nostro pensiero: meritano - tutti loro - la più alta riconoscenza e onorificenza.

Quest’anno abbiamo ricordato orrendi episodi accaduti settantacinque anni orsono, lungo quasi tutta la penisola.

Tante vite spezzate nei crudeli eccidi perpetrati dalle truppe e milizie nazifasciste, spesso compiuti nella più agghiacciante violenza e spregio della vita persino dei bambini.

A quegli eccidi si sono aggiunte aberranti vicende ad opera di alcuni reparti delle forze Alleate che, come talvolta accade in guerra, avevano smarrito ogni senso di umanità.

Cefalonia, Corfù, Kos e gli internati militari ci hanno raccontato inoltre un dramma inimmaginabile, sofferto dai nostri soldati in aggiunta a quello che avevano già provato sui fronti del conflitto.

La testimonianza del sacrificio dei protagonisti di quei travagliati momenti - una generazione duramente colpita che ha però saputo trovare la forza per reagire e porre le fondamenta di un Paese libero e democratico - è per tutti noi e per le nuove generazioni un insegnamento e anche un monito a non abbassare mai la guardia e a non sottovalutare tentativi che negano o vogliono riscrivere la storia contro l’evidenza, allo scopo di alimentare egoismi, interessi personali, discriminazioni e odio.

L’antidoto a queste immani tragedie è soltanto nella memoria, nel dialogo, nel rispetto, nell’inclusione e nella comprensione reciproca.

Dopo i due sanguinosi conflitti mondiali paesi un tempo avversari hanno capito che solo mettendo insieme il loro futuro, condividendo e sostenendo congiuntamente i valori di libertà e democrazia, potevano essere evitati ulteriori conflitti e ennesime tragedie.

Questo è ancora oggi il dividendo più prezioso dell’Europa unita: il periodo di pace più lungo della nostra storia.

In questo percorso un ruolo importante lo hanno avuto le nostre Forze armate.

Oggi la comunità internazionale, nel cui ambito il contributo militare italiano trova unanime apprezzamento, riconosce ai nostri uomini e donne in uniforme elevatissima preparazione professionale e una straordinaria empatia nei riguardi del tessuto sociale locale, di qualsiasi cultura e fede.

Queste caratteristiche peculiari dei nostri militari, rappresentano concretamente sul campo, l’eccellenza, l’autorevolezza e il prestigio delle nostre Forze Armate e pongono in risalto la nostra capacità di saper coniugare valore e coraggio con altruismo e generosità.

Le donne e gli uomini che prestano servizio in uniforme in ausilio alla sicurezza interna del Paese e al di fuori dei confini nazionali, continuano a scrivere storie di grande umanità, spirito di sacrificio e rispetto della vita umana.

Vale per le missioni di pacificazione, stabilizzazione e sostegno alle popolazioni inermi, di contrasto ai trafficanti di esseri umani e al terrorismo nelle tante aree di crisi nelle quali operiamo insieme alla comunità internazionale. Vale per il concorso alle Forze di Polizia per le attività di prevenzione e di contrasto alla criminalità e al terrorismo sul territorio nazionale.

Con i suoi duemila militari impegnati, l’Italia offre un sostegno di assoluta importanza all’Alleanza Atlantica.

Nei Balcani e in Afghanistan il nostro contributo è secondo solo a quello degli Stati Uniti. Siamo presenti in Iraq e nel Mediterraneo.

Sosteniamo da lungo tempo, con i nostri velivoli della difesa aerea, alcuni Paesi vicini, amici e alleati come la Slovenia e l’Albania. A questi più recentemente si è aggiunto il Montenegro. Abbiamo appena terminato un avvicendamento per la difesa aerea in Islanda dove siamo stati i primi a schierare l’F-35 pienamente operativo. Abbiamo prestato supporto, a rotazione con altri Paesi Nato, alla Lettonia, alla Turchia, alla Romania, nei cieli baltici.    

Anche nelle missioni dell’Unione Europea siamo al secondo posto per livello di contribuzione.

In Europa, nel Mediterraneo e nel Corno d’Africa operiamo con attività di pattugliamento, antipirateria e di addestramento delle forze di sicurezza locali.

Nelle missioni delle Nazioni Unite l’Italia è il primo contributore fra i paesi occidentali. La partecipazione più rilevante, particolarmente qualificante, è rappresentata da quella in Libano dove siamo presenti con oltre mille militari.

Siamo presenti, seppur con poche unità, anche in altri paesi, d’Africa, d’Asia, d’Europa.

Unione Europea, NATO e Nazioni Unite sono le organizzazioni internazionali di riferimento a cui l’Italia partecipa con convinzione e determinazione e in seno alle quali opera come protagonista.

Ai nostri seimila militari impiegati nelle missioni internazionali, si aggiungono i settemila nel territorio nazionale impegnati nelle attività di Strade sicure.

A tutti loro va il mio grande apprezzamento, l’ammirazione e il ringraziamento del Paese.

Ringrazio il Ministro della Difesa e i vertici militari per il loro impegno, volto a rendere le nostre Forze Armate sempre più efficienti a fronte delle nuove e mutevoli sfide globali.

Trenta anni fa cadeva il muro di Berlino e con esso terminava la Guerra Fredda del contrasto Est/Ovest.

Quei giorni tanto attesi e di comprensibile euforia ci hanno consegnato un importante “dividendo di pace”, che ha portato alla ristrutturazione dei dispositivi militari in campo.

Si preparavano, nel frattempo, nuove minacce non convenzionali.

Nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe accaduto dieci anni dopo, in particolare con l’attacco dell’11 settembre del 2001.

Oggi, in un mondo sempre più connesso, aperto, interdipendente e digitalizzato dobbiamo preoccuparci di nuovi pericoli che agiscono in dimensioni inedite. Si pensi, ad esempio, al tema della sicurezza cibernetica che non riguarda solo la sfera militare, ma anche settori civili di alta criticità dove spesso si presentano le maggiori vulnerabilità.

I complessi scenari e le minacce più articolate e diversificate richiedono pertanto grande prontezza, flessibilità, adattabilità e lungimiranza.

Al Parlamento e al Governo italiano compete la responsabilità di indicare, nel rispetto delle prescrizioni costituzionali, le missioni affidate alle Forze Armate, salvaguardandone il carattere di preziosa risorsa al servizio della comunità nazionale.

Il percorso interforze, intrapreso con gli obiettivi di modernizzazione, ristrutturazione e razionalizzazione, va perseguito con decisione.

Quest’anno ricorre anche il ventesimo anniversario della Legge 380 che apriva alle donne, nell’ottobre del 1999, l’arruolamento nelle Forze Armate. Un passaggio importante che recuperava un ritardo dell’Italia rispetto ad altri Paesi. Il bilancio di questi primi diciannove anni è certamente molto positivo. Oltre sedicimila donne di ogni ordine e grado sono oggi inserite in ogni settore della Difesa, da quelli logistici e amministrativi a quelli più operativi.

Tra poco procederò, con grande piacere, alla consegna delle onorificenze dell’Ordine Militare d’Italia a quanti si sono particolarmente distinti, in Italia ed all’estero, per la dedizione nell’adempimento del proprio dovere, compiuto anche in difficili condizioni. A tutti loro porgo le mie più vive congratulazioni.

Durante la celebrazione di lunedì prossimo a Napoli, saranno decorate alcune Bandiere di Guerra.

Con esse rendiamo merito idealmente a tutti i Soldati, i Marinai, gli Avieri, i Carabinieri e i Finanzieri che, in questo stesso momento, con senso del dovere, stanno profondendo le loro migliori energie al servizio della nostra Patria e della Comunità Internazionale, in nome e per l’affermazione dei valori di pace, giustizia e libertà.

Un arrivederci lunedì a Napoli.

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia!

Palazzo del Quirinale, 31/10/2019 (I mandato)

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