Rivolgo un saluto al Cardinale Segretario di Stato di Sua Santità, Eminenza la sua presenza qui oggi è importante e significativa, e rivolgo un saluto al sindaco di Padova, al Presidente della Regione, al Ministro degli esteri, al Patriarca di Venezia, al Presidente Prodi, alle tante autorità presenti, ai tanti sindaci presenti, a tutti gli operatori del Cuamm, e con molta cordialità a don Dante.
Sono molto lieto di portare il mio augurio, qui a Padova, al convegno annuale di Medici con l'Africa - Cuamm, una tra le Ong più antiche nel nostro Paese.
Giorni fa ero a Gerusalemme e da lì sono andato a Gerico per una iniziativa importante della nostra Cooperazione. Scendendo mi è venuta in mente la parabola di un uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico e per sua fortuna dopo i ladroni incontrò il Buon Samaritano e lì ho pensato al CUAMM e a questo appuntamento di oggi.
Desidero subito ricordare la luminosa e alta figura di don Luigi Mazzucato, recentemente scomparso, il cui spirito tuttora vive nell'associazione e ne informa comportamenti, ideali e metodologia di azione.
Vorrei iniziare con una sua frase, perché il suo contenuto rappresenta davvero un lascito morale.
Diceva don Mazzucato ai suoi amici e collaboratori:
«Non dobbiamo mai perdere il culto dell'amicizia e il senso della famiglia. Se diventassimo la migliore Ong-azienda ma non fossimo più comunità, famiglia, come oggi siamo, sarebbe la morte del Cuamm nel suo valore intimo più inestimabile. Questo non deve avvenire mai, perché questo è il segreto della nostra vitalità».
Sono parole che evocano quelle dell'Apostolo Paolo sulla carità e sono quelle che spiegano quel sentimento del cuore che Don Dante evocava come motivo per l'impegno che si svolge da parte dei Medici con l'Africa - CUAMM.
Di quell'amicizia di cui parlava Don Mazzucato, amicizia profonda, sincera, tra di voi, costituisce la base per l'amicizia per i popoli africani; e la vitalità di cui parlava è quella di spunti, idee e realizzazioni, che anche oggi avete ribadito con la concretezza e l'entusiasmo che vi contrassegnano.
Abbiamo ascoltato negli interventi che mi hanno preceduto quanto la vostra azione umanitaria nel Continente africano sia stata, in tutti questi decenni, meritoria, incisiva e lungimirante. E come la solidarietà, che è il motore primario del vostro impegno, sia sempre accompagnata da conoscenza dei problemi, competenza nell'affrontarli, efficacia nelle scelte compiute.
Per i motivi che tutti conosciamo, negli ultimi decenni i fondi per la cooperazione internazionale si sono purtroppo drasticamen-te ridotti a livello globale. L'Unione Europea, che pur rimane il primo donatore mondiale, ha mantenuto i livelli precedenti, circa 60 miliardi. Molti Paesi europei e occidentali li hanno ridotti.
In questo devo dire che il governo italiano è andato in controtendenza, con un aumento significativo in questo triennio 2016-2018. Abbiamo un nuovo sistema, con una nuova legge e un viceministro dedicato per la Cooperazione internazionale.
Occorre proseguire su tale linea, coinvolgendo altri Paesi e le organizzazioni internazionali.
L'Africa, un grande Continente che troppo spesso viene messo in secondo piano nel dibattito internazionale, non deve essere più vista come un problema. L'Italia - che in questa direzione ha recentemente messo in campo numerose iniziative - guarda a essa come a una grande opportunità.
La cooperazione internazionale non è solo un doveroso contributo in termini di solidarietà e di umanità con le popolazioni che soffrono, ma è anche un importante fattore di pace, di stabilità, di sicurezza e un'occasione di sviluppo reciproco.
Migliorare la qualità della vita nei Paesi africani, combattervi malnutrizione e malattie, offrire prospettive di lavoro e di futuro è anzitutto giusto e doveroso. Inoltre, in un' epoca contrassegnata dalla globalizzazione, significa sottrarre consenso al fondamentalismo e al terrorismo internazionale, contribuire a contenere il fenomeno migratorio, creare per tutti opportunità di conoscenza, dialogo e sviluppo.
Tenere tanti milioni di persone in condizioni di povertà, chiudere gli occhi di fronte alle guerre e alle catastrofi naturali, significa sottrarsi a un dovere storico. Inoltre ha per noi un costo non solo umano, sociale e politico, ma anche economico, dalle proporzioni difficilmente calcolabili.
Ogni euro ben speso in cooperazione, in aiuti allo sviluppo, in integrazione con i Paesi africani comporta, in realtà, anche un investimento per il nostro futuro e per il futuro dei nostri giovani.
Nasce da qui l'esigenza, che in tempi di crisi economica diventa ancor più stringente, di concentrare le risorse disponibili su obiettivi effettivamente strategici, capaci di creare in Africa reali condizioni di miglioramento della qualità della vita.
Risponde pienamente a questa logica il vostro programma "Prima le mamme e i bambini", con il quale vi proponete di migliorare - attraverso il sostegno alle donne partorienti e ai loro figli - lo standard complessivo di vita di numerosi Paesi africani.
Abbattere la mortalità infantile, motivo di tristezza per tutti, e garantire la salute delle madri sono due tra gli otto obbiettivi del Millennio, previsti dalle Nazioni Unite per ridurre sensibilmente il numero delle persone indigenti.
Ma sono due obbiettivi che trascinano con sé anche gli altri: perché elevare la qualità di vita e la salute delle donne e dei bambini significa anche combattere la fame e la cattiva nutrizione, limitare malattie e contagi, promuovere la parità tra i sessi, diffondere sapere e conoscenza.
Caro Don Dante, cari operatori del Cuamm,
sono passati più di sessant'anni da quando, per felice intuizione del professore Francesco Canova e con l'appoggio del vescovo di Padova Girolamo Bortignon, nacque il Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari, con il proposito di formare medici desiderosi di prestare un periodo di volontariato nei Paesi Africani, periodo spesso diventato molto lungo.
Sembrava, allora, una piccola cosa, il sogno impossibile di un pugno di volenterosi. Se guardiamo indietro, alla vostra storia, alle vostre realizzazioni, alle vite salvate, alle sofferenze lenite, abbiamo la percezione concreta di quanto grande sia stato il cammino compiuto.
Con il vostro lavoro sul suolo africano non avete soltanto contribuito al miglioramento delle condizioni di vita e di sviluppo di quei popoli. Ma avete formato generazioni di medici e di cittadini capaci di portare con sé, nell'attività quotidiana, in Italia o all'estero, quell'irripetibile bagaglio di umanità, di solidarietà, di competenza appreso sul campo.
E' una rete preziosa di impegno, di altruismo, di gratuità. Un patrimonio umano e professionale dal valore inestimabile. Un fenomeno contagioso che sensibilizza politica e pubblica opinione, che attrae e moltiplica generosità, che interroga e orienta le coscienze.
Rinnovandovi il mio saluto e il mio apprezzamento più grande, vorrei concludere citando un antico proverbio africano:
"Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia".
Continuate a sognare e a realizzare, insieme.
Auguri!