percorso pagina
Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla XII Conferenza degli Ambasciatori
Signora Presidente della Camera dei Deputati,
Signor Ministro degli Esteri della Repubblica francese,
Signor Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale,
Signore e Signori Membri del Governo e Presidenti di Commissioni parlamentari,
Signore Ambasciatrici e Signori Ambasciatori,
Signore e Signori,
ringrazio il Ministro Alfano e il Segretario Generale per il loro cordiale benvenuto e per l'invito a inaugurare la dodicesima Conferenza degli Ambasciatori, che quest'anno segna un traguardo particolare: quello dei cinquant'anni dall'ingresso delle prime donne nella carriera diplomatica.
Il tema scelto per i lavori, "Sicurezza e Crescita: le sfide per l'Italia e per l'Europa" riassume efficacemente il delicato momento che vive l'Europa e la situazione degli equilibri globali in cui l'Italia si trova a operare.
I contatti e gli incontri in Italia e all'estero in questo periodo, la fase di ripresa del Paese, inducono a ritenere necessaria un'accurata riflessione sulle direttrici di base della politica estera dell'Italia.
Al livello nazionale, dopo anni di crisi economica e di stagnazione, grazie ad uno sforzo congiunto che ha fatto leva, prima di tutto, sull'impegno e sui sacrifici degli italiani, il Paese ha registrato una graduale inversione di tendenza che si è rafforzata nel tempo e che ha assunto, negli ultimi mesi, un ritmo finalmente più consistente.
E' ora indispensabile e urgente conseguire l'obiettivo di "mettere in sicurezza" questo andamento, attraverso una decisa azione "di sistema" alla quale la diplomazia è chiamata a fornire un contributo di grande importanza.
Il Paese ha bisogno delle vostre energie per trasmettere e far recepire un messaggio chiaro sui numerosi, positivi cambiamenti che si sono prodotti nel nostro Paese, a partire dal percorso di riforme posto in essere e in atto, dalle misure adottate per rendere solido il sistema bancario, nonché dai dati incoraggianti che registriamo nel nostro interscambio, a dimostrazione del valore e della costante vitalità del "Sistema Italia".
Potenzialità, sin qui inespresse, gravano tuttavia sulla condizione occupazionale del Paese, specialmente su quella giovanile. Una positiva azione di impulso alla crescita dell'economia, in Italia e all'estero, costituisce il naturale volano per ridurre la disoccupazione.
L'azione di promozione del Sistema Paese, nella quale la diplomazia italiana è da tempo impegnata, oltre a rappresentare una priorità strategica, costituisce anche un preciso dovere a questo scopo.
Promuovere il Sistema Italia è opera complessa: potremmo sintetizzarla in quello slogan, che voi ben conoscete dal "Made in Italy" al "Made by Italy".
L'esportazione di prodotti e conoscenza, l'attivazione di investimenti all'estero da parte delle imprese, trovano nel contesto della promozione culturale e dello stile di vita italiano il naturale elemento di spinta. Cultura nelle sue diverse espressioni, e lingua, sono strumenti di grande efficacia per costruire e consolidare rapporti solidi e duraturi fra persone e popoli, per approfondire la conoscenza reciproca e per contribuire all'amicizia fra le nazioni, proiettando, per quanto ci riguarda, la migliore immagine dell'Italia, in ogni ambito.
I temi della promozione del Paese, della sua crescita economica e sociale, della definizione stessa della nostra identità, sono legati, in maniera indissolubile, alla nostra convinta adesione all'approccio multilaterale.
La necessità che sia la comunità internazionale ad assumere responsabilità, a individuare mete collettive e a dotarsi di regole che riescano a sottrarre i popoli allo scontro, rimane irrinunciabile.
Per parte nostra abbiamo contribuito alla nascita e alla definizione di ampie aggregazioni, di vere comunità, come l'Unione Europea e l'Alleanza Atlantica.
E' sul piano della cornice di pace e sicurezza - ancor prima dei temi della crescita, resa possibile da quella cornice - declinata nella sua dimensione interna ed esterna, che le strutture euro-atlantiche costituiscono un approdo insostituibile.
In particolare, le grandi sfide poste di fronte a noi possono essere superate soltanto attraverso un'azione comune, che consenta al nostro Continente di far sentire la propria voce a livello universale.
Il multipolarismo, positiva evoluzione del dopo Guerra Fredda, fa sì che il mondo sia divenuto, anche sotto questo profilo, troppo complesso per ogni Paese singolarmente considerato.
In quest'ottica la dimensione europea assume sempre più i caratteri di una "comunità di destino" in cui è l'interdipendenza il primo parametro con il quale occorre confrontarsi.
Il mondo di oggi non può essere considerato un'arena nella quale siano in brutale competizione sovranità impugnate come clave in una logica di antagonismo o addirittura di scontro.
I problemi hanno una dimensione e una natura che travalica le capacità persino dei Paesi economicamente o militarmente più forti. In tal senso l'antistorico richiamo alla autosufficienza rappresenta uno schermo che - alla prova dei fatti - si rivelerebbe tanto illusorio quanto fragile.
Il mondo non è un menù nel quale poter scegliere, à la carte, le cose che piacciono, scansando quelle che disturbano. Queste ultime continueranno a fare irruzione nella nostra vita sinché non saranno eliminati i fenomeni che le provocano.
L'obiettivo - che costituisce una delle principali ragioni d'essere del vostro quotidiano prezioso lavoro - è dunque, attraverso una tessitura attenta e capillare, sollecitare i nostri amici nell'Unione Europea al comune impegno di affermare le ragioni dei valori della nostra civiltà a livello internazionale.
E' un lavoro che interpella i nostri partners, prima di tutto nell'ambito di quelle Istituzioni comuni che rappresentano il cuore del processo di integrazione europea.
L'interesse nazionale è sempre, naturalmente, per tutti, un obiettivo al quale tendere. Pensare, tuttavia, che esso coincida con una sorta di angusta chiusura in se stessi è un errore gravido di conseguenze pericolose.
Avere uno sguardo lungimirante è una lezione che l'Italia ha appreso sin dal percorso che la condusse all' unità nazionale.
Vale anche per i momenti di confronto all'interno delle comunità in cui ci riconosciamo.
Anche oggi sono il dialogo e l'affermazione, oggettiva e paziente, delle nostre ragioni a consentirci di raggiungere risultati di primaria rilevanza.
Così è accaduto nell'ambito del confronto relativo alla governance economica, che ci ha allontanato da una situazione di pesante squilibrio dei conti pubblici e ci ha permesso di usufruire di una flessibilità che ha contribuito alla ripresa degli ultimi tempi.
La strada - a volte tormentata - è quella di un sano equilibrio tra riforme e riduzione del debito, consapevoli del rapporto esistente tra risanamento e crescita.
Per guardare a un altro esempio significativo, è ugualmente attraverso un impegno continuo e capillare che abbiamo ottenuto risultati importanti anche per il sistema bancario, attraverso una positiva dialettica con le Istituzioni dell'Unione, che ci ha permesso di far valere le nostre ragioni e identificare la migliore soluzione possibile per il nostro tessuto economico, nel rispetto del quadro normativo comune.
Sono certo che questo stesso metodo di fermezza negoziale sarà quello che ci consentirà di superare i numerosi ostacoli che ancora si frappongono a un lungimirante ed efficace governo del tema forse più rilevante oggi di fronte all'Unione Europea, quello di una gestione del fenomeno migratorio di carattere autenticamente comunitario.
Non è facile elaborare strumenti adeguati di fronte a un fenomeno di tale ampiezza, ma questo deve essere il nostro obiettivo. Vi sono varie strade per governarlo: quella che certamente non esiste è l'illusione di poterlo rimuovere.
Se l'Italia è, nel Mediterraneo, frontiera d'Europa, all'europeizzazione del salvataggio di vite umane in mare - che ha visto il nostro Paese ricordare ad altri, attraverso l'esempio, quali fossero i principi e i valori che costituiscono le fondamenta stesse della civiltà d'Europa - deve corrispondere l'europeizzazione dell'accoglienza di chi ha diritto, ma anche l'europeizzazione dei rimpatri e la predisposizione di canali legali di immigrazione. Si tratta di elementi tutti essenziali, che devono essere inseriti in un quadro comune al livello continentale.
E' una discussione collegiale, seria e responsabile, quella che chiediamo, senza spazio per battute estemporanee al limite della facezia, che non si addicono al dialogo e al confronto internazionali.
Anche in questo contesto i vostri sforzi, a Bruxelles, nelle Capitali europee, in quelle del Mediterraneo e in Africa, sono imprescindibili.
Voi sapete che Europa e Africa sono divenute progressivamente sempre più vicine, che la frontiera meridionale dell'Unione si è, di fatto, spostata più a sud, travalica ormai il Mediterraneo, e si estende verso quello che è stato definito il "Continente del futuro".
Verso quel Continente l'Italia ha deciso, da tempo e con strategie lungimiranti, di rivolgere attenzione e premura.
E' anche grazie ai nostri sforzi - tramite il vostro impegno - che l'Unione ha iniziato a guardare all'Africa con maggior consapevolezza, sia da un punto di vista politico sia con riferimento alle risorse dedicate alla sua crescita.
Il quadro complessivo rimane, tuttavia, ancora troppo frastagliato. Le politiche di sostegno dei principali donatori si muovono spesso senza coerenza e, quindi, con minor efficacia rispetto a un aiuto allo sviluppo che rimane pur sempre a livelli insufficienti. E vi sono, d'altro canto, notevoli difficoltà legate alle complesse dinamiche interne di vari Paesi di quel Continente.
Il metodo inaugurato con il migration compact, e successivamente declinato nei diversi programmi con i primi Paesi-pilota, deve estendersi, considerando apporti che potrebbero essere forniti da donatori non - europei, in uno sforzo finalmente sinergico, a beneficio del rafforzamento sociale e istituzionale dei Paesi africani. Un impegno di cui l'Italia, per la sua sensibilità, la sua storia e le sue obiettive capacità si è già fatta carico, e che va costantemente svolto e ampliato anche su fronti diversi - come la lotta al terrorismo e quella al traffico di esseri umani - nella consapevolezza della sua centralità per il benessere, la pace e la stabilità dell'Europa e dell'Africa, se non dell'intero pianeta.
Signore e Signori Ambasciatori,
L'Unione si trova anch'essa a un punto di svolta, dopo un periodo quasi di forzata stasi legato alle scadenze elettorali di numerosi partners e profondamente segnato dal referendum britannico che, come tutti i fatti compiuti, sta scivolando ormai alle nostre spalle.
Le celebraz ioni dei sessant'anni dei Trattati di Roma, nell'ambito delle quali, grazie a un lavoro attento e costruttivo della diplomazia italiana, si è riusciti a elaborare e sottoscrivere una dichiarazione impegnativa, devono segnare l'avvio di un "salto di qualità" nel percorso di integrazione continentale, secondo le opzioni più ambiziose contenute nel "libro bianco" della Commissione. Un segnale di fiducia nella prospettiva europea, consci che il percorso di rafforzamento delle istituzioni comuni non è sempre coerente. Eppure l'Europa è chiamata a rispondervi adesso, se intende assolvere ad un ruolo positivo e crescente sulla scena internazionale.
L'indispensabile processo di revisione dei Trattati è in funzione di scelte politiche intorno a opzioni differenti: arrendersi all'irrilevanza, inaridirsi nell'inedia dell'inconcludenza, oppure riprendere con decisione il processo e il percorso di integrazione.
Soltanto un'Europa coesa potrà infatti concorrere con efficacia a far valere i propri valori e a determinare gli equilibri mondiali.
In un momento nel quale - da più parti - le spinte verso il protezionismo si fanno più assertive, mettendo a rischio la crescita mondiale, è l'Europa nel suo insieme a dover reagire, attraverso comportamenti coerenti che garantiscano ai nostri soggetti economici di poter operare in libertà e in sicurezza, agli investitori di poter agire protetti da norme eque e condivise, ai consumatori di essere tutelati e di vedere i propri diritti rispettati.
Non possiamo omettere di ricordare la decisa spinta che il nostro Paese ha dato per lo sviluppo della dimensione europea di sicurezza e difesa.
Una spinta necessaria per dotare l'Unione di strumenti concreti attorno ai quali consolidare linee di azione internazionale a beneficio di tutti i Paesi membri, in un contesto nel quale le tensioni e le aree di crisi si moltiplicano e si avvicinano sempre più ai confini dell'Europa.
In questo senso, la strategia globale dell'Unione rappresenta un passo in avanti significativo, che va declinato nei singoli scenari e corredato di opzioni operative, in uno sforzo che, nella definizione puntuale delle missioni del pilastro europeo dell'Alleanza Atlantica - vera "chiave di volta" della nostra sicurezza - fronteggi con saggezza la sfida rappresentata dalle minacce provenienti da più parti e che, in questo momento, si addensano nell'area di particolare fragilità rappresentata dal Mediterraneo e dal Medio Oriente.
La stabilizzazione delle aree di crisi - prima fra tutte la Libia- necessita di azioni che travalicano - se si intende dar vita a soluzioni sostenibili nel lungo periodo - la portata di singoli Paesi o di singole alleanze internazionali di "volenterosi". Dobbiamo prendere tutti coscienza dell'interazione fra processi di dimensione planetaria, che hanno un impatto diretto sulla stabilità globale. Le dinamiche demografiche, ad esempio, nella loro stridente contrapposizione fra diverse aree del mondo, impongono un approccio mirato alla ricerca di collaborazioni il più possibile ampie.
Lo stesso approccio dobbiamo adottare per contrastare fenomeni quali il terrorismo, i cambiamenti climatici, la sicurezza alimentare e la lotta alle disuguaglianze.
Quest'anno - in circostanze oggettivamente non facili - l'Italia sta esercitando la presidenza del G7, con questo spirito: perseguire una collaborazione a tutto campo, che guardi al di là degli interessi immediati di ciascuno, quale chiave per affrontare con chances di successo le sfide che abbiamo di fronte.
E' lo stesso spirito che anima l'esercizio del nostro mandato in Consiglio di Sicurezza dell'Onu e che orienterà la nostra presidenza dell'OSCE l'anno venturo.
Signore e Signori Ambasciatori,
la vostra riconosciuta professionalità è chiamata giorno per giorno in causa, per cercare di interpretare al meglio questa realtà complessa e dinamica, a beneficio della nostra collettività e nell'interesse dell'umanità.
Nel ringraziarvi per i compiti che svolgete, con dedizione e con passione, frutto di una preparazione e di una selezione non comuni, e nel sollecitarvi a proseguire nel costante approfondimento delle realtà che vi troverete di fronte, formulo a voi - e a tutto il personale della Farnesina, in Italia e all'estero - i miei migliori auguri di buon lavoro.
Roma, 24/07/2017 (I mandato)
Altri elementi