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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con i membri del Comitato di Monitoraggio dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa

Presidente Kox,

Presidenti Gardini e Fassino,

Signore e Signori Membri del Comitato di Monitoraggio dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa,

Signore e signori,

sono lieto di darvi il benvenuto al Palazzo del Quirinale.

È passato un anno e mezzo - come lei ha cortesemente ricordato, Presidente -  da quando ho avuto l’onore di intervenire all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, a Strasburgo, in un momento particolarmente difficile, a poche settimane dall’inizio della brutale guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, che ha segnato il ritorno di un così grave conflitto nel continente europeo.

Un’occasione preziosa, quella di Strasburgo, per l’opportunità di poter riaffermare la nostra comune fiducia nella democrazia, nei diritti umani, nello Stato di diritto.  Valori che, dalla sua istituzione, il Consiglio d’Europa ha promosso con grande determinazione, e ha riaffermati in occasione del IV Vertice di capi di Stato e di Governo, svoltosi nel maggio scorso a Reykjavík.

Il Registro dei Danni per l’Ucraina, primo tassello di una costruzione volta a evitare l’impunità della Russia, confermando il primato del diritto nelle relazioni tra gli Stati, ne costituisce un esempio di concreta applicazione.

Il Consiglio d’Europa continua a rappresentare un ineludibile punto di riferimento sul terreno dei diritti delle persone e dei popoli.

Una centralità conquistata “sul campo”. Fin dalla sua fondazione ha saputo, infatti, svolgere un ruolo da apripista, ad esempio, nella campagna per l’abolizione della pena di morte – tema particolarmente caro alla Repubblica Italiana – per la prevenzione della tortura e nel contrasto a ogni forma di pena o trattamento disumano.

Il fatto che vi siano meccanismi di monitoraggio indipendenti rivolti specificamente a questo aspetto è un’ulteriore indicazione, qualora ve ne fosse bisogno, del valore del Consiglio d’Europa e, nel suo seno, del ruolo del Comitato di Monitoraggio.

Signore e signori,

vorrei soffermarmi brevemente su due aspetti di particolare attualità, anch’essi al centro del lavoro di questa Organizzazione, antesignana nella costruzione di una piattaforma di valori europea.

Mi riferisco all’uguaglianza di genere, tema che rientra nella protezione e promozione dei diritti umani.

Tra gli strumenti di cui si è dotato il Consiglio d’Europa, per contrastare le discriminazioni nei confronti delle donne e per valorizzare il loro ruolo nella società, spicca la Convenzione di Istanbul – che lei ha poc’anzi ricordato, Presidente - alla base della quale vi è la convinzione che il raggiungimento dell’uguaglianza di genere de jure e de facto costituisca un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne.

La Convenzione, nel suo preambolo, riconosce che “la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione”. Purtroppo, le notizie dei femminicidi che ci giungono così frequentemente, anche negli ultimi giorni, sono un triste promemoria di quanto intenso sia lo sforzo ancora da compiere per realizzare un cambiamento radicale di carattere culturale. Cambiamento che chiama in causa le famiglie, l’intera società e gli stessi governi.

In altro ambito, è importante il lavoro avviato dal Consiglio d’Europa sull’Intelligenza Artificiale, innovazione foriera di benefici, che occorre saper gestire per evitare usi nocivi al rispetto e alla promozione dei diritti umani.

Nel contesto della Presidenza italiana del Comitato dei Ministri sono stati mossi i primi passi per giungere all’elaborazione di uno strumento sull’uso dell’Intelligenza Artificiale.

Occorre adesso operare con lungimiranza e con ambizione per elaborare una Convenzione all’altezza della sfida, da sottoscrivere auspicabilmente in un ambito ancor più ampio rispetto agli Stati membri del Consiglio d’Europa, e definire standard che siano di riferimento anche in altre regioni del mondo.

Richiamo questo aspetto nel profondo convincimento che l’Europa non sia semplicemente uno spazio geo-politico ed economico di collaborazioni proficue più o meno approfondite tra Stati. Essa si conferma, piuttosto e anzitutto, come luogo dove si condividono valori che pongono al centro la dignità della persona umana.

Nel dopoguerra, segnato da lutti e distruzioni, mentre il continente portava ancora le ferite profonde del conflitto mondiale, il Consiglio d’Europa ebbe a riconnettere i popoli europei alle loro radici fondamentali, alle radici comuni, facendo di questa condivisione di valori il suo tratto distintivo.

Signore e signori,

non possiamo dimenticare che, mentre siamo qui riuniti, due guerre sono in atto, nel continente europeo e alle sue porte.

Abbiamo il dovere di non arrenderci alla guerra. Di non disperdere il patrimonio accumulato, di non rinunciare alla tutela dei diritti umani, anzitutto di quello alla vita, e all’affermazione dello Stato di diritto.

Di fronte a una violenza che non si arresta, trovare una via d’uscita appare, a tratti, impresa quasi disperata. Ma questa ricerca non deve essere abbandonata e può essere coronata da successo se sapremo dare valore alla collaborazione e al dialogo nell’ambito delle istituzioni multilaterali.

La loro voce appare, talvolta, affievolita, ma non lo sono le ragioni che esprimono, le sole a poter garantire una sicurezza duratura accompagnata da garanzie di rispetto, in pace, dei diritti di libertà.

Tra pochi giorni ricorrerà il 75° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata grazie a un esercizio di composizione delle divergenze in nome di principi più alti, quelli del riconoscimento e della tutela della dignità umana, dell’universalità e dell’interdipendenza dei diritti umani.

La constatazione di quanto ampia sia, in varie parti del mondo, la distanza tra riconoscimento formale dei diritti e il loro concreto godimento, rende ancora più significativo e meritorio il vostro lavoro in seno al Comitato di Monitoraggio dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.

È, quindi, con convinzione che vi rinnovo i migliori auguri di buon lavoro e l’apprezzamento della Repubblica Italiana.

Palazzo del Quirinale, 04/12/2023 (II mandato)

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