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«Brescia è un laboratorio modello per l'intero Paese» di Sergio Mattarella pubblicato su il "Giornale di Brescia"

«Brescia è un originale impasto di culture, che sono state motore di sviluppo e di civiltà. Il suo grande potenziale umano, economico, sociale, ne fa un centro nevralgico della Regione e del Paese.

La città vanta molti primati. E' una capitale industriale d'Italia. La provincia bresciana è quella in Europa - Germania compresa, secondo una recente ricerca - capace del maggior valore aggiunto nel comparto. E' una realtà dunque centrale e protagonista della sfida cruciale dell'innovazione e della crescita del lavoro, della conoscenza e della qualità, dell'ammodernamento del modello sociale, condizione indispensabile per una sua efficace promozione.

La dimensione industriale non esaurisce l'attualità, né le ambizioni di Brescia. La sua manifattura, del resto, non è prosperata nel secolo scorso in un ambito separato rispetto alle reti sociali, al territorio e alle sue infrastrutture, agli altri segmenti dell'economia e del commercio.

Le capacità delle amministrazioni locali, dal dopoguerra in qua - a partire dalla figura del Sindaco Bruno Boni, seguita da tanti altri sindaci di grandi capacità e meriti - non sono state certo estranee allo sviluppo di un modello, quello bresciano, fatto di solida coesione sociale, di forte impronta culturale - come testimoniano le case editrici, i centri di ricerca, gli istituti universitari presenti -, di diffusa capacità imprenditoriale, di consapevole responsabilità delle parti sociali. Gli stessi giornali cittadini sono testimoni di questa vitalità, che già si esprimeva con molteplici testate quotidiane e settimanali fin da prima del fascismo. I territori, le città del nostro tempo, sono, come in passato, centri ricchi di capacità competitiva e di forza comunitaria, di saperi e di cultura, di servizi e di formazione. Hanno bisogno di nutrirsi di creatività, di investimento sui giovani, e di solidarietà, di integrazione, di intelligente sostegno a chi è più svantaggiato. Devono avvalersi di reti, di scambi, di progettualità. Nessun settore può eccellere se dietro non ha un tessuto vivo e forti relazioni umane.

Ciò che è scritto nella storia di Brescia, può essere molto istruttivo per guardare al domani del Paese e prepararlo con coraggio. Brescia esprime in ambito lombardo una cultura delle autonomie affatto subalterna alla metropoli capoluogo, rappresentativa di una vocazione territoriale policentrica che è ricchezza per la Lombardia e per l'Italia.
La città è stata all'avanguardia in molti settori: la prima metanizzazione realizzata, il primo grande centro in cui si avviò il teleriscaldamento, efficace sintesi tra utilizzo di risorse esauste per ricavare energia e presenza di industria che ne ha grande consumo.

Ancora una volta un modello sapiente di innovazione e sostenibilità.

Questa città - la Leonessa d'Italia - ha ben sperimentato come il pubblico possa favorire anche lo sviluppo dell'impresa privata e come il privato possa interagire con il pubblico, aprendo la strada a progetti di portata strategica.

Certo, la lunga crisi economica ha seminato anche qui incertezze, affanni, preoccupazioni, qualche paura. La risposta, che va doverosamente data a questi sentimenti, senza sottovalutarli, sta nell'affrontare il tempo nuovo con coraggio e serenità, senza rinunciare alla civiltà che abbiamo costruito, senza illuderci che l'arroccamento in noi stessi ci possa rendere più forti. Ogni crisi genera nuovi equilibri. Dobbiamo utilizzare meglio ciò che abbiamo a disposizione. Le città sono una risorsa decisiva nella competizione globale. Brescia è, anche sotto questo profilo, un grande vettore e una grande opportunità per l'intero Paese.

Del resto, la storia di Brescia degli ultimi due secoli si sovrappone e si innerva con quella nazionale. Dal primo al secondo Risorgimento, dalle Dieci giornate al movimento di Resistenza al fascismo. Le culture laiche e liberali conobbero a Brescia largo consenso popolare e testimoni eccellenti, a cominciare da uno dei figli più illustri della città, Giuseppe Zanardelli. Qui il movimento cattolico mosse passi decisivi verso il superamento del non expedit, e dunque verso quel percorso di democrazia che poi ha sorretto la vicenda repubblicana. Sempre qui il movimento operaio, figlio della grande industrializzazione, radicò esperienze politiche originali e incisive per lo sviluppo della sinistra italiana. Lo stragismo l'ha colpita duramente, ma la dignità della risposta di popolo, la forza e la tenacia con cui, negli anni, Brescia ha combattuto la battaglia per ottenere la verità su piazza della Loggia, sono divenuti pilastri della vittoria democratica e nazionale contro il terrorismo e l'eversione.

E' una storia intensamente italiana ed europea. All'Italia, all'unità nazionale, al destino unitario del Continente, può dare ancora tantissimo.

La personalità di Mino Martinazzoli - giurista, ministro, Sindaco - che oggi la città ricorda, ci offre, in questo senso, ispirazione autentica per contrastare ogni impoverimento etico e ideale della politica, espressione di virtù civiche così radicate nella comunità bresciana, e per restituirla al servizio essenziale che essa può rendere al bene comune».

Roma, 06/09/2016 (I mandato)

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