percorso pagina
Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al XII Simposio COTEC Europa “Work 4.0: Technology – Employment Alliance”
Signor Presidente della Repubblica,
Maestà,
Signor Commissario Europeo,
Signore e Signori Ministri,
Presidenti delle Fondazioni COTEC di Portogallo, Spagna e Italia,
Signore e Signori,
desidero anzitutto rivolgere un saluto e un ringraziamento a Sua Maestà Juan Carlos cui si deve l'idea di dar vita a questa importante iniziativa, foro di confronto e collaborazione.
desidero ringraziare anche il Presidente Rebelo de Sousa per aver aperto le porte dello splendido complesso del Palazzo Nazionale di Mafra, che ci accoglie, per ospitare i lavori del Simposio annuale della Fondazione COTEC Europa.
Il tema scelto per la nostra riflessione - il lavoro nell'era digitale - è fra i più delicati che i nostri Paesi singolarmente, e l'Unione nel suo insieme, si trovano ad affrontare.
La ricerca e l'innovazione sono sempre state le chiavi principali di quello che comunemente definiamo progresso, degli straordinari avanzamenti che hanno permesso alle nostre società di raggiungere livelli di vita mai toccati nella storia e all'Europa di continuare a rappresentare uno dei centri della crescita del benessere del nostro pianeta.
Questi traguardi sono stati conseguiti attraverso gli sviluppi tecnologici che, sovente, hanno alleviato la fatica dell'uomo: a essi si sono accompagnati cambiamenti - anche radicali - del tessuto sociale dei nostri Paesi.
La prospettiva che si è manifestata in questi tempi differisce, tuttavia, rispetto alle "rivoluzioni" tecnologiche del passato.
L'ampliamento della produzione e distribuzione di merci e beni di consumo sta lasciando progressivamente il posto a beni e servizi immateriali, facendo presagire un passaggio da "un'economia tradizionale" a "un'economia digitale".
Un'economia, le cui risorse appaiono potenzialmente illimitate, così come potenzialmente illimitate sembrano le sue possibilità di crescita.
Parallelamente, l'automazione nei processi produttivi, talvolta con forme significative di applicazione dell'intelligenza artificiale, cambia radicalmente il mercato del lavoro ereditato dalla rivoluzione industriale e dalle innovazioni successivamente introdotte.
A fronte di questo "salto di qualità" - i cui effetti sulla società debbono essere in larga parte ancora valutati - il primo dovere delle Istituzioni è quello di saper accompagnare la ricerca e l'innovazione con misure atte a gestire una transizione, nelle nostre società, con forme che tutelino le fasce sociali interessate dalle trasformazioni.
Occorre elaborare politiche che consentano di cogliere i frutti del progresso tecnologico senza che ne facciano le spese i valori fondanti e l'identità delle nostre comunità.
Questi compiti, che in passato ricadevano nel perimetro esclusivo degli Stati, possono, e dovrebbero, essere ora affrontati, in una dialettica positiva e collaborativa, dall'Unione e dai suoi Paesi membri, dalle Autorità statali e dagli operatori economici, in un'ottica di equilibrio fra sviluppo e rispetto di quegli standard sociali che rappresentano conquiste irrinunciabili della nostra Europa.
Il "pilastro" dei diritti sociali approvato al recente vertice dell'Unione Europea a Gotebòrg mostra, del resto, la volontà di andare nella direzione di una Europa consapevolmente sociale, nella conferma dello specifico paragrafo della Dichiarazione di Roma sottoscritta dai 27 leader in occasione del 60° anniversario dei Trattati. Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro; condizioni di lavoro eque; protezione sociale e inclusione, sono i capitoli che lo contraddistinguono.
Signore e Signori,
dall'odierno dibattito sono emerse le straordinarie opportunità che la tecnologia digitale e delle reti può offrire e che tuttavia implicano non secondarie trasformazioni della nostra società, in particolare per quanto attiene al mondo del lavoro e al rapporto stesso fra condizione della persona e lavoro.
Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e della robotica, insieme alle potenzialità delle reti, a una comunicazione digitale globalizzata, ci pongono, con eccezionale rapidità, di fronte a interrogativi di straordinaria ampiezza, che implicano e richiedono capacità di riflessioni approfondite e trasformazioni incisive.
Come far sì, ad esempio, che il mondo dell'istruzione sia all'altezza di queste sfide, garantendo così ai nostri giovani un accesso dignitoso e fruttuoso, nell'interesse dell'intera società, ai processi produttivi?
Come assicurare a chi attualmente si trova nel mondo del lavoro una formazione, o una riqualificazione, tali da evitare l'emarginazione, la demotivazione o la disoccupazione, con sprechi umani e sociali evidenti?
Come bilanciare la perdita di posti di lavoro, inevitabilmente determinata dalle nuove tecnologie, con la contestuale nascita di sbocchi professionali nuovi?
Come assicurarsi che i divari di genere, ancora purtroppo esistenti, si riducano e non si allarghino?
Infine, come evitare che la rivoluzione digitale sia foriera di maggiori diseguaglianze in termini di diritti, di trattamenti professionali?
Le risposte che possiamo fornire sono, sin qui, soltanto parziali.
Alcune variabili, infatti, non sono sufficientemente note e anche gli studi specifici sulla trasformazione della struttura dell'occupazione - ad esempio le stime su quanti lavori verranno definitivamente soppiantati, perché automatizzati oppure obsoleti, e quante occupazioni "nuove" verranno create - non hanno sinora prodotto risultati definitivi e univoci.
In uno scenario nel quale l'incertezza sembra ancora prevalere, una positiva chiave metodologica può rintracciarsi nel titolo scelto per questo Simposio, nella significativa sottolineatura che viene data alla parola "alleanza".
Alleanza fra il mondo della ricerca, che produce l'innovazione, e l'impresa che la utilizza, con le Istituzioni pubbliche che sono chiamate a garantire, sia in campo economico sia in campo sociale, il mantenimento dei diritti e delle tutele che intimamente appartengono alle nostre tradizioni storiche e giuridiche. Alleanza con le aziende, che sono il motore principale di gran parte di queste trasformazioni.
Digitalizzazione e automazione stanno cambiando profondamente non soltanto modi e tempi del lavoro, ma anche, per qualche aspetto, la sua stessa etica. Occorre, pertanto, elaborare linee guida che, nel promuovere questi processi senza imbrigliarne il potenziale positivo, garantiscano, in modo rigoroso, l'applicazione a questa nuova fase di una piena tutela dei lavoratori, in aderenza ai nostri valori.
Ci deve guidare la consapevolezza, come notava nel 1953 uno fra gli scrittori più interessanti del '900 italiano, Carlo Emilio Gadda, interrogandosi sul rapporto uomo-macchina, che "la macchina non è altra cosa...che una estensione dell'operare umano al di fuori delle possibilità biologiche dell'uomo", introducendo nella sua storia "una energia che in principio non gli apparteneva". Sembra - ed è suggestivo e affascinante - il rinnovarsi del mito di Prometeo.
Signore e Signori,
di fronte a scenari in cui gli elementi di novità sono così numerosi, i nostri Paesi, legati da vincoli storici e culturali particolarmente profondi, possono ambire ad animare, insieme, i dibattiti nazionali e quello europeo su questi temi, come su tutte le grandi sfide alle quali l'Unione è oggi chiamata a rispondere sul fronte interno e su quello internazionale.
La dimensione mediterranea è, più che mai, luogo delle sfide globali di oggi. Occorre compiere ogni sforzo per far sentire, nell'interesse dell'Unione, la nostra "voce" a Bruxelles, per valorizzare quella sensibilità mediterranea che ci accomuna. Non si tratta di animare un foro di discussione che si contrapponga strumentalmente ad altre aggregazioni fra Paesi membri, ma di un'occasione per arricchire il confronto con una prospettiva diversa e specifica.
Non sempre siamo stati capaci di far emergere fra noi - e quindi in sede comunitaria - tutto il potenziale della nostra esperienza. Logiche separate hanno, a volte, finito per prevalere,
In Europa - in questi anni - si giocheranno partite importanti, che decideranno gli assetti futuri dell'Unione.
Il mio auspicio è che i nostri Paesi, ancor più che in passato, possano farsi promotori di una visione condivisa, a beneficio delle nostre società e di tutta, intera, la comune casa europea.
Lisbona, 07/02/2018 (I mandato)