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Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia di inaugurazione della Conferenza Ministeriale Italia-Africa

Signor Kwesi QUARTEY, Vice Presidente della Commissione dell’Unione Africana,

Signora Amani ABOU-ZEID Commissaria dell’Unione Africana,

Signore e Signori Ministri e Rappresentanti delle Nazioni Unite e delle Organizzazioni Internazionali,

Ambasciatrici e Ambasciatori,

Illustri ospiti,

desidero rivolgervi innanzitutto il caloroso benvenuto della Repubblica italiana a questa seconda Conferenza Ministeriale Italia-Africa che ha significativamente luogo nell’anno in cui tutto il mondo si celebra il centenario della nascita di un grande e indimenticato leader africano, Nelson Mandela.

Sono passati poco più di due anni dai lavori della prima edizione e, oggi come allora, la presenza di un numero così vasto di interlocutori qualificati rivela l’interesse rivestito dal dialogo tra l’Africa e il nostro Paese.

Un dialogo antico, fra popoli e culture delle due sponde del Mediterraneo, e ben oltre.

Su questo incontro, multiforme nei millenni, si sono innestate dinamiche nuove, costituite da opportunità ed incognite.

Per riferirci a queste ultime, un processo di globalizzazione imperfetto, con benefici non inclusivi; una crescita economica spesso disgiunta dalla sostenibilità ambientale; trasformazioni epocali indotte dall’avanzamento tecnologico; un andamento delle relazioni internazionali caratterizzato da rischi di indebolimento del quadro di regole costruito in sede multilaterale.

Infine - non va trascurato - l’aumento di fattori di rischio per le nostre società, come l’estremismo violento, la criminalità organizzata transnazionale, i traffici illeciti, anche di esseri umani.

Su ognuna di queste grandi questioni, i nostri Paesi hanno da tempo avviato un consolidato percorso di dialogo.

I lavori di questa Conferenza si svilupperanno, dunque, nel segno della continuità del nostro impegno, intensificatosi in misura significativa in questi anni.

Esistono oggi, fra noi, sinergie e collaborazioni nuove e sempre più strette, caratterizzate da un partenariato paritario e ampio, risultato dell’evoluzione e maturazione delle nostre relazioni.

I rapporti con l’Africa sono prioritari nella nostra politica estera.

Penso alle interlocuzioni politiche, agli scambi culturali ed economici, ai numerosi e qualificati consessi che – a vari livelli – ospitiamo e promuoviamo, sull’agricoltura, l’energia, la cooperazione, il ruolo delle diaspore, l’etnografia. Tutti con l’attiva partecipazione dei Governi e delle varie componenti delle società civili.

Dalla prima edizione della Conferenza ho potuto constatare come il dialogo tra i nostri Paesi sia aumentato di intensità e di spessore.

Ricordo con particolare piacere le visite da me effettuate in Etiopia, in Camerun e presso l’Unione Africana nella prima metà del 2016, alle quali spero di poter far seguire, nel 2019, ulteriori mie missioni nel continente.

In questi anni, sono anche cresciute l’intensità e la frequenza delle visite che leader africani hanno effettuato in Italia, come avvenuto, ad esempio, nel quadro della Presidenza italiana del G7, con la scelta di dedicare proprio ai temi africani la sessione di outreach del Vertice di Taormina.

A queste dinamiche si è accompagnato un incremento tangibile del nostro impegno economico-finanziario, con un approccio che ha portato le iniziative della Cooperazione Italiana al quarto posto fra i contributori in ambito G7.

Ad esse, si aggiungono le numerose e rilevanti esperienze di cooperazione delegata all’Italia dall’Unione Europea.

Lo slancio del nostro Paese verso l’Africa ha condotto a un’accresciuta attenzione delle nostre imprese, che ci consente di essere annoverati tra i principali investitori nel Continente e tra quei Paesi che, negli ultimi anni, hanno più incrementato i flussi di capitale verso gli Stati africani.

Illustri Ospiti,

nessuna area geografica è interessata da così profondi cambiamenti come quelli in atto in Africa.

Il continente presenta il più alto tasso di crescita demografica e la più elevata percentuale di giovani. La sua popolazione potrebbe raddoppiare, entro il 2050, e giungere a 2,5 miliardi di individui, rappresentando così un quarto dell’intera umanità del pianeta.

Cifre che, oltre ad avere un impatto immediato esigono, tra l’altro, la necessità dei benefici di una crescita elevata e durevole, tale da sostenere lo sviluppo e il rafforzamento di reti sociali che, mentre la consolidano, impediscano l’affermarsi di disuguaglianze, autentico freno al progresso armonico di ogni società.

I percorsi storici, le strategie di crescita, le ambizioni dei Paesi che rappresentate, sono caratterizzati da cammini differenti.

Il nostro dialogo, nel prenderne atto, deve rispettare e saper valorizzare le differenze e perseguire soluzioni condivise, appropriate nei singoli contesti politici e socio-economici.

L’Italia può contribuire, in questa direzione, con una presenza articolata e ampia, con una radicata partecipazione della società civile, con le organizzazioni non governative, le associazioni, i volontari, la rete degli enti locali, il mondo produttivo. E può contare su relazioni proficue con le organizzazioni regionali africane e con l’Unione Africana.

Se è vero che nel rapporto con l’Africa è presente una specifica sensibilità italiana, è altrettanto vero che l’impegno del nostro Paese trova necessario complemento in quello dei partners del G7, del G20 e, soprattutto, dell’Unione Europea.

La rilevanza dell’Africa impone infatti uno sforzo d’insieme, che metta in comune tutte le risorse, le esperienze e le “visioni” esistenti.

La recente più incisiva affermazione del nuovo concetto di partenariato globale e strategico fra Africa ed Europa si è avuta lo scorso novembre, in occasione del Vertice di Abidjan tra le “Unioni” Africana ed Europea, che ha segnato una svolta – già nella sua stessa denominazione – nei rapporti tra le due organizzazioni.

Un dibattito fecondo, sul ruolo delle giovani generazioni e delle donne africane, sulla resilienza e la crescita sostenibile e inclusiva, sulla lotta ai traffici illeciti e al terrorismo mediante interventi mirati sul capitale umano e sulla governance, che si è rivelato momento di fertile sintesi e comprensione delle rispettive esigenze e delle comuni aspirazioni.

Se il dialogo tra Unione Africana e Unione Europea continua a consolidarsi, ciò è dovuto anche all’accresciuto rilievo dei processi di integrazione continentale e regionale africana, che l’Italia sostiene da sempre con radicata convinzione.

In questa direzione, è certamente apprezzabile l’attenzione dedicata dall’Unione Africana sia alla costituzione di una zona di libero scambio continentale - base indispensabile per favorire la crescita del commercio interafricano -, sia alla creazione di un mercato unico africano del trasporto aereo, volano di connettività tra Paesi e popoli.

In questo clima positivo – e colgo l’occasione per rivolgere i più vivi auguri di buon lavoro all’Egitto, che dal prossimo anno eserciterà la Presidenza annuale dell’Organizzazione – è mio fermo convincimento che la collaborazione tra Unione Africana e Unione Europea possa conoscere sempre più ampi spazi di attuazione, per fornire risposte adeguate alle grandi sfide del nostro tempo.

In questi ultimi anni i nostri continenti sono stati colpiti da attacchi terroristici, a Parigi come a Mogadiscio, in Nigeria come in Germania, in Spagna come nel Sahel.

Africa ed Europa sono state interessate a più riprese anche dalle nefaste conseguenze dei cambiamenti climatici e della siccità, dalle emergenze sanitarie. L’azione infame della criminalità organizzata e dei traffici illeciti si è riverberata sui nostri due continenti.

Sono tuttavia intervenute anche dinamiche positive di assoluto rilievo, che l’Italia sostiene e incoraggia e che vorrei brevemente richiamare.

Gli sviluppi in corso in Africa orientale sono caratterizzati da una sorprendente quanto positiva rapidità. Nel volgere di pochi mesi, in un’area tanto rilevante dal punto di vista strategico, si è registrato un cambiamento storico. L’Accordo di Pace tra Eritrea ed Etiopia, con il coinvolgimento di Gibuti e della Somalia, ci consente, per la prima volta dopo vent’anni, di parlare di sviluppo economico regionale condiviso ed inclusivo, anche attraverso l’azione dell’IGAD, l’organizzazione dei Paesi del Corno d’Africa con cui il nostro Paese intrattiene solidi, profondi e costruttivi rapporti.

L’Italia guarda con ammirazione a questa svolta, che dimostra come il nobile obiettivo, promosso dall’Unione Africana, di “silenziare le armi” entro il 2020, non appartenga all’utopia, bensì alla realtà.

Ai Ministri degli Esteri di Etiopia ed Eritrea vorrei rivolgere le più vive e sincere congratulazioni, per il coraggio dimostrato dai loro Paesi nel mettere da parte incomprensioni e tensioni, per una prospettiva di pace, stabilità e prosperità dei loro popoli e di quelli dell’intera regione.

Ci auguriamo che la stessa lungimiranza e responsabilità possano prevalere e affermarsi anche laddove ancora permangono situazioni di tensione e di conflitto, la cui soluzione contribuirebbe a consolidare i trend positivi che il Continente africano sta sperimentando.

Questi anni, infatti, hanno anche fatto registrare un positivo rafforzamento dei vari processi di integrazione regionale cito – tra gli altri – la Comunità dell’Africa Orientale, il Mercato Comune dell'Africa Orientale e Meridionale, la Comunità di Sviluppo dell'Africa Meridionale, la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale e la stessa IGAD.

La crescita economica continentale e il consolidamento delle relazioni fra Stati nel quadro delle Organizzazioni regionali, hanno condotto alla sempre maggiore diffusione di un’imprenditoria dinamica, che ha ampliato il potenziale di crescita di molte aree, favorendo anche l’emergere di realtà di eccezionale valore dal punto di vista tecnologico.

Illustri ospiti,

i nostri lavori si innestano in un quadro di relazioni con i singoli Paesi africani e con le organizzazioni che li riuniscono che è duraturo, consolidato e rivolto al futuro.

Un impegno che va oltre il dialogo istituzionale e abbraccia imprese, fondazioni, organizzazioni non governative e mondo del volontariato.

Il variegato e molteplice complesso di queste azioni accompagna l’operato delle Istituzioni e gli investimenti produttivi e costituisce un patrimonio prezioso.

Illustri Ospiti,

la dinamica demografica, le crisi ambientali e climatiche, i conflitti, hanno alimentato nel continente africano un movimento di popolazioni senza precedenti.

Una ininterrotta catastrofe umanitaria nei confronti della quale l’Italia, consapevole della natura globale e non sporadica di questi movimenti migratori, si è dimostrata sensibile, non ultimo con l’accoglienza, dal 2015 ad oggi, di circa 475.000 migranti, con un approccio integrato e su più livelli, fondato sui principi di responsabilità condivisa e partenariato tra i Paesi di origine, transito e destinazione dei flussi.

A livello bilaterale, e insieme ai nostri partner europei, sosteniamo attivamente le politiche di cooperazione con i Paesi africani volte ad affrontare le cause che spingono le persone ad abbandonare i propri Paesi e a regolare la gestione dei fenomeni migratori, contrastando i trafficanti di esseri umani e tutelando i diritti umani, in forte connessione con l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Il principale obiettivo per il futuro dipende proprio dalla nostra capacità di collaborare per andare oltre la logica emergenziale, governando il fenomeno, rimuovendone le cause profonde.

Al di là della fisiologica dialettica politica e del serrato confronto su temi così rilevanti per il nostro avvenire – migrazioni, crescita economica, integrazione politica, sicurezza e contrasto al terrorismo – troverete sempre nell’Italia, Signore e Signori Ministri, il più attento e sensibile fra gli interlocutori.

Ci unisce un’idea di destino comune che ha radici antiche e che è determinante per favorire stabilità, prosperità e sicurezza nei nostri continenti.

Il nostro reciproco impegno, anche nei vari fora multilaterali nei quali siamo chiamati a operare, potrà conferire uno slancio ancora maggiore ai nostri sforzi, ma anche, mi auguro, una rinnovata attenzione da parte vostra per le capacità che il nostro Paese può mettere a disposizione per un avvenire comune di pace e prosperità.

Grazie e buon lavoro.

Roma, 25/10/2018 (I mandato)

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