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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia del Festival della Cultura Paralimpica
Vorrei ringraziare il Presidente Pancalli per l'invito a partecipare a queste giornate così affascinanti e significative. Ringrazio il Presidente Malagò e il Direttore generale Bray.
Un saluto a tutti con grande cordialità, ai padroni di casa delle Ferrovie dello Stato, a Bebe Vio che ha letto il nuovo lemma del vocabolario, e a tutti gli atleti paralimpici, ai tecnici, ai preparatori, agli accompagnatori, ai dirigenti, e a quanti fanno parte della grande famiglia del movimento paralimpico.
Più che salutarvi, vorrei ringraziarvi. Certo, lo sport tutto merita di essere ringraziato, a partire dai fratelli maggiori del Coni, che però mi consentiranno di dire che quello paralimpico richiede un ringraziamento particolare da parte mia e da parte della Repubblica perché si tratta di una testimonianza positiva per la comunità nazionale e per le relazioni che si sviluppano nella nostra comunità nazionale.
Leggevo le parole sotto lo schermo quando abbiamo visto quello splendido filmato con immagini veramente coinvolgenti. Guardando indietro nel tempo, ci rendiamo conto che sono state superate e cancellate molte barriere, molti pregiudizi, molti ostacoli. E questo è avvenuto grazie alla maturazione delle coscienze che ha fatto crescere culturalmente e civilmente il nostro Paese.
Con il Festival della Cultura paralimpica viene celebrato questo processo d'avanzamento che è il prodotto di sacrifici, di fatiche, di impegno, di determinazione, ma che intanto ha dato anche tante soddisfazioni e tante medaglie. Ciò dimostra quel che voi percepite normalmente e facilmente: la disabilità oggi è vista con occhi diversi rispetto al passato.
Sono state affermati diritti fondamentali e lo sport è uno di questi. Il successo così frequente di tanti atleti e atlete paralimpici e l'affetto di tanti tifosi che li accompagnano è un cammino ulteriore verso altre tappe e altri traguardi.
È bella l'immagine di questo incontro qui, in una stazione, e rappresenta anch’esso una tappa, un crocevia, un punto d'incontro, come vuole essere il movimento paralimpico.
Naturalmente so bene che non mancano ancora difficoltà, non mancano ostacoli e impedimenti. Vi sono tanti giovani con disabilità che vorrebbero fare sport e non ne hanno la possibilità né le condizioni. Ve ne sono altri - giovani e non giovani - che non ci provano neppure perché sono sfiduciati. Ecco, dobbiamo riconoscere, come società, i progressi fatti ma anche i limiti che rimangono ancora da superare e i ritardi da recuperare.
Lo sport paralimpico non è soltanto un ambito dello sport nazionale, è anche la punta e l'avanguardia di un movimento sociale nel nostro Paese, che punta a far crescere il nostro Paese e a migliorare le condizioni di vita di tutti i suoi cittadini che hanno alcuni problemi e difficoltà.
Quando si abbatte una barriera che impedisce a una persona di esprimere i propri talenti è un successo non soltanto per quella persona, ma per tutti coloro che la circondano, per tutto l'ambiente in cui è inserita e per tutta la comunità.
Nel libro che mi ha regalato Monica Contrafatto, oltre a scrivere che è stata l’atletica che ha scelto lei e non lei a scegliere l'atletica, nella presentazione scrive una frase che vorrei ripetere, perché è significativa: ‘Vi è una forza innata, pronta a esplodere e a spingerci avanti: basta decidersi a liberarla’. Questo è ciò che va fatto comprendere, per indurre le persone allo sport paralimpico, per spingere tanti giovani che hanno dentro questa forza innata, e hanno la possibilità di esprimere talenti e realizzarli. Devono comprendere che devono soltanto liberare questa forza che hanno dentro. Ma, naturalmente, devono essere posti in condizione di poterlo fare, di avere strumenti e occasioni per poterlo fare.
In questa occasione vi sono tante atlete e atleti importanti che hanno fatto una mietitura di medaglie – come Bebe Vio di recente - in grande abbondanza.
Ecco, i migliori e le migliori fra gli atleti paralimpici sono un riferimento, insieme a tutto il mondo paralimpico, per tanti giovani, per spingerli allo sport e all'impegno sportivo.
Però questa è un’occasione particolare perché, come ha detto il Presidente Pancalli, lo sport è cultura. Lo sa bene il Presidente Malagò.
Il movimento paralimpico particolarmente è cultura, e l’incontro con la Treccani esprime questo connubio, questa connessione tra movimento paralimpico e cultura.
Si tratta di una sfida nei confronti della società: far maturare culturalmente il Paese su questo fronte.
La sfida parte anche da questo vocabolario, dall'introdurre nella ‘cassetta degli attrezzi’ della nostra lingua e della nostra cultura il lemma nuovo che definisce, in maniera più corretta, matura e adeguata, lo sport paralimpico e il termine ‘paralimpico’.
Sia il professor Bray che il Presidente Pancalli hanno detto che le parole possono aiutare e possono danneggiare: la scelta è nostra. Basta fare un giro sul web e vedere come vi sono parole che aiutano e parole che offendono, parole che distruggono e parole che costruiscono. Dipende dall'uso che se ne fa.
La scelta della Treccani di dare un’indicazione matura e adeguata di questo movimento è una scelta che aiuta, che fa crescere, che libera energie per far crescere il nostro Paese.
Abbiamo visto prima, alla mostra, un ritratto di Antonio Maglio. Se siamo arrivati a questo punto - non ancora il più avanzato possibile, ma avanzato e importante – lo dobbiamo a lui, alla sua intuizione iniziale, a quella capacità di vedere nel futuro e nell'attualità del presente di allora delle energie possibili e nascoste da far esprimere.
In conclusione, vorrei sottolineare che i valori dello sport – di quello paralimpico, particolarmente - sono valori universali, che riguardano tutti: il coraggio, la determinazione, l’ispirazione. Sono valori che riguardano ogni persona umana.
Le persone sono uguali, non nel senso che sono tutte la stessa. Come diceva Massimo Bray poc’anzi, non esiste un tipo standard di persona umana: siamo, fortunatamente, ciascuno diverso da tutti gli altri, ma siamo uguali nei valori, nelle ispirazioni, nei doveri e nei diritti. È una cosa che in questo Festival viene sottolineata con grande efficacia, e ve ne ringrazio.
Un anno fa, inaugurando il Centro Tre Fontane, mi è venuto spontaneo dire: ‘il movimento paralimpico è diventato adulto’. Era incompleta la definizione e vorrei completarla adesso, perché gli adulti invecchiano – ne sono la dimostrazione personalmente - ma il movimento paralimpico è un adulto che non invecchia, che rimane giovane, e rimarrà sempre giovane.
Auguri.
Roma, 23/11/2018 (I mandato)