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Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al XIX Simposio Cotec - "Ripensare il lavoro nell'era dell'Intelligenza Artificiale: trasformazione, opportunità e governance"

Rivolgo il più cordiale saluto di benvenuto a Sua Maestà il Re di Spagna, Felipe VI, e al Presidente della Repubblica portoghese, Antonio Josè Seguro. Sono lieto, Presidente, che lei inizi a partecipare ai Cotec qui, a Venezia.

Saluto i Presidenti delle Fondazioni Cotec, il Presidente della Regione, il Sindaco - con gli auguri per l’avvio del suo mandato - tutti i presenti, le autorità presenti e tutti coloro che partecipano a questa sessione.

Un saluto particolare alla Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, che con la sua partecipazione conferisce rilievo speciale a questo incontro.

Il tema di questa edizione del Simposio Cotec interpella – come è stato con chiarezza espresso questa mattina - in profondità le nostre democrazie.

Con il suo impatto e il suo potenziale trasformativo l’Intelligenza Artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società.

L’Intelligenza Artificiale sta incidendo – con una velocità senza precedenti - su processi industriali e servizi, sulla pubblica amministrazione, su ricerca scientifica, sulla scuola, sulla sanità, sull’accesso ai beni della cultura e dell’informazione.

Questo affascinante strumento offre nuove opportunità per istituzioni, imprese, singole persone.

Può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi, liberando quindi tempo e risorse.

Al tempo stesso appare pervasiva e suscettibile di incidere sui comportamenti umani e sugli ordinamenti sociali decisamente più di innovazioni, anche di grande portata, intervenute nel passato.

Come tutti ben sappiamo, a differenza di precedenti rivoluzioni tecnologiche - che hanno riguardato soprattutto attività manuali e ripetitive - si tratta di sviluppi di capacità generative che intervengono direttamente su funzioni di alto contenuto cognitivo: elaborazione di informazioni, scrittura, analisi, progettazione, consulenza, supporto decisionale.

I calcolatori elettronici che danno vita alla intelligenza artificiale da quali valori sono guidati? Per quali obiettivi sono stati programmati?

In una società libera, il criterio che regola la vita di tutti è quello della responsabilità, del rendere conto.

Assistiamo, certamente, a un processo di ridefinizione di compiti, di competenze richieste, di trasformazione del contributo fornito dall’elemento umano e del suo significato nella catena del valore dei prodotti.

Il processo indotto non comporta soltanto trasformazioni nel mercato del lavoro e delle professioni, con la potenziale perdita di posti di lavoro in attività esistenti, ma pone il tema del possibile aumento delle disuguaglianze, a livello nazionale e fra gli Stati, a partire dal monopolio e dall’accesso a competenze sempre più qualificate.

L’Intelligenza Artificiale rappresenta, in ampia misura, un acceleratore per chi sia dotato di capitali e di risorse energetiche, di infrastrutture tecnologiche, di dati e di competenze avanzate.

Il divario tra chi ne dispone e chi ne rimane escluso potrà ampliarsi.

La concentrazione del controllo delle nuove tecnologie nelle mani di pochissimi soggetti privati - che stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali, a partire dallo spazio – ne ha fatto realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola.

Nuovi pretesi attori di imponderabile legittimità, per un nuovo disordine internazionale.

Eppure, qualsiasi attività umana sollecita norme di comportamento e di relazione, un codice, una grammatica.

Si presenta, quindi, un palese tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini.

A questo riguardo, dei diritti dei cittadini, vorrei ricordare che ottocento anni fa un brillante giurista italiano definì un principio che infrangeva il potere assoluto degli Stati di allora, affermando – nella lingua comune di quel tempo, il latino – “Quilibet in domo sua dicitur rex” – “Chiunque, in casa propria, va considerato sovrano”.

In casa propria, non in quella altrui o negli ambiti comuni, come rischia di avvenire.

La dicotomia tra benefici e minacce di un salto tecnologico si presenta ciclicamente nella storia.

Ogni grande innovazione ha sollecitato speranze e timori, generando progressi quando compresa nei suoi fini intrinseci e orientata al progresso dell’umanità.

Questa dicotomia va sciolta. Non nella direzione di una demonizzazione del cambiamento. Al contrario: per esaltarne gli immensi effetti positivi. Sapendolo sapientemente governare, con il fine ultimo di tutelare la dignità delle persone, moltiplicare la consapevolezza - dunque la libertà - dei cittadini e sapendo che il lavoro di ciascuno vi è strettamente connesso.

Pochi giorni addietro, nella sua prima enciclica “Magnifica humanitas” – come è stato poc’anzi ricordato - il Pontefice Leone XIV – che, nei giorni scorsi, ha svolto un importante viaggio apostolico in Spagna - ha richiamato questa esigenza: l’Intelligenza Artificiale deve rispettare le capacità di ogni persona, non ridurla a elemento marginale di processi automatizzati.

Perché – ha scritto - “il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto un mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità”.

L’alternativa riguarda i giovani, e milioni di persone, di ogni età e condizione, per l’accesso ai servizi più elementari - nuova frontiera della cittadinanza - e milioni di lavoratori che dovranno acquisire nuove capacità per operare in ambienti produttivi integrati con sistemi di IA.

Oggi il 99% della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie: la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi.

Una tendenza che va invertita. Con urgenza.

I nostri Paesi devono rafforzare l’ecosistema dell’innovazione e si comprende quindi il valore del memorandum firmato poc’anzi dai presidenti dei tre Cotec.

L’Unione Europea deve compiere un salto.

Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete.

Le strategie sono state ampiamente discusse.

Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività.

È indispensabile che i governi membri dell’Unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune.

La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa.

È una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria.

Che forma prenderà il mondo nei prossimi anni, è uno degli interrogativi che si pone, opportunamente, questa sessione Cotec di Venezia.

L’incontro odierno assume, pertanto, un valore particolare.

Le Fondazioni Cotec di Spagna, Portogallo, Italia hanno promosso negli anni un dialogo fecondo sull’innovazione.

Oggi sono chiamate a misurarsi con una responsabilità conseguente: contribuire a una risposta europea alla trasformazione del lavoro nel tempo dell’Intelligenza Artificiale.

Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di rinnovare – adeguandole al futuro - le basi del connubio tra innovazione, lavoro e democrazia, che ha caratterizzato il XX secolo.

Lo dobbiamo alle giovani generazioni.

Venezia, 17/06/2026 (II mandato)

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