Signor Presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale,
Signori Co-Presidenti della Fondazione Internazionale Nizami Ganjavi,
Signor Presidente Šefik Džaferović, della presidenza triparta della Bosnia-Erzegovina,
Signori Presidenti Emeriti della Repubblica, con molti dei quali ho avuto l’opportunità e l’onore di collaborare negli ultimi anni,
Eccellenze,
Signore e Signori,
è un vero piacere accogliervi nuovamente al Quirinale, dopo il nostro incontro del gennaio 2016. Rivolgo in particolare un saluto caloroso alle numerose personalità qui presenti e un sentito ringraziamento per questo splendido ricordo che evoca la pace. Desidero altresì esprimere il mio profondo apprezzamento per l’evento organizzato congiuntamente dalla SIOI e dalla Fondazione Nizami Ganjavi, che offre un’importante occasione di riflessione sulle sfide regionali e globali che ci attendono nell’arco dei prossimi anni e su quali siano i migliori strumenti per affrontarle.
Il 2019 si colloca a cavallo fra due significative ricorrenze. Lo scorso novembre, abbiamo celebrato a Parigi la fine del primo conflitto mondiale; nel 2020 cade il settantacinquesimo anniversario della vittoria sul nazi-fascismo e dell’istituzione delle Nazioni Unite. Si tratta di eventi fondamentali per la memoria collettiva dell’umanità, che ci offrono lo spunto per riflettere sulla nostra storia e di trarre insegnamenti per la nostra azione futura.
Abbiamo ereditato dal secolo scorso un sistema internazionale fondato su regole ed Istituzioni che – privilegiando il dialogo ed il confronto – ha consentito di gestire finora, senza conflitti maggiori, passaggi di portata epocale, come il conflitto Est-Ovest, la decolonizzazione o, più recentemente, la globalizzazione. Il multilateralismo rappresenta un patrimonio di grande rilevanza ed attualità, che non possiamo relegare al passato.
Il paradosso del travagliato periodo in cui viviamo sta proprio in questa considerazione. Da una parte, il metodo multilaterale segna il passo o addirittura arretra. Dall’altra, mai come oggi le sfide alle quali siamo chiamati a dare risposta necessitano di collaborazione fra Stati e di mettere “a fattor comune” le nostre conoscenze e le nostre capacità.
Di fronte a migrazioni, cambiamenti climatici o alla pervasività del crimine transnazionale e del terrorismo, possiamo pensare di offrire risposte valide solamente da una prospettiva multilaterale. E per noi Europei, tale prospettiva si declina, prima di tutto, nel disegno, sovranazionale, di integrazione continentale, da completare.
L’Unione Europea, in linea con gli auspici dei suoi Padri Fondatori, è oggi chiamata ad assumersi crescenti responsabilità, sia in relazione alle grandi questioni globali, come la revisione delle regole del commercio internazionale o i negoziati sul clima, che nelle sue relazioni con il vicinato meridionale e orientale, ove minacciosi venti di crisi appaiono intensificarsi.
E per giocare un ruolo da protagonista, l’Unione Europea dovrà mostrare credibilità prima di tutto nel continuare a mantenere dritta la prospettiva europea dei Paesi dei Balcani Occidentali. Come ho avuto personalmente modo di ribadire in più occasioni, l’Italia per convinzione profonda ritiene che il destino dell’intera regione balcanica sia inestricabilmente legato a quello dell’Unione.
Desidero concludere questo breve saluto congratulandomi ancora una volta con la SIOI e la Fondazione Nizami Ganjavi, nella consapevolezza che promuovere il dialogo e il confronto fra tradizioni e esperienze diverse possa imprimere nuovo vigore all’approfondimento di problemi dalla cui soluzione dipende il nostro futuro.
Complimenti per il vostro appuntamento, e complimenti per il vostro lavoro.