Vi ringrazio per questa accoglienza e rivolgo un saluto cordialissimo a tutti i presenti, al Cardinal Betori, al Ministro della Cultura, al Presidente della Regione, alla Sindaca di Firenze, ai Sindaci presenti, a tutti, con grande cordialità.
Ringrazio molto Aldo Cazzullo per l’affresco che ha disegnato su quanto Firenze ha dato all’Italia e al mondo e a quanto continua a dare all’Italia e al mondo.
Ringrazio gli “angeli del fango” che ci hanno testimoniato l’esperienza straordinaria e affascinante che hanno vissuto allora.
Ringrazio i bambini: le lettere che hanno letto sono oltre coinvolgenti, commoventi; testimoniano il sentimento genuino che si è creato intorno a Firenze allora e che Firenze conserva e continua a coltivare.
Sono trascorsi sessant’anni: Firenze, città dell’arte e della bellezza, culla del Rinascimento, tesoro di storia, cultura, spiritualità, meta amata e ammirata in tutti i continenti: Firenze, travolta dalla piena dell’Arno.
Maltempo e inondazioni colpirono allora vasti territori del Centro e del Nord d’Italia.
Molte furono le vittime, decine di migliaia gli sfollati, ingenti i danni.
Di quella tragedia Firenze – con la sua storia e la sua vocazione universale – divenne il simbolo, che le immagini della tv in bianco e nero portarono nelle case degli italiani e in quelle di tutto il mondo.
Il nostro ricordo muove anzitutto da chi perse la vita e dalle famiglie che vennero lacerate negli affetti.
Come ha fatto la Sindaca Funaro, ricordiamo coloro che vi morirono, a Firenze, in Toscana, in altre Regioni.
Presto il fango, i detriti, le macerie divennero, a Firenze, il lascito pesante dell’immensa quantità di acqua fuoriuscita dal fiume: lo abbiamo visto poc’anzi.
Avrebbero potuto prevalere lo sconforto e la sfiducia.
Avrebbe potuto, la paura, paralizzare ogni reazione.
Sarebbe potuta, l’organizzazione civile, sprofondare nel disordine a motivo dell’inesperienza di fronte a calamità di simili gigantesche dimensioni.
Così non è stato. Firenze curò le ferite e tornò sé stessa.
Grazie all’amore dei Fiorentini per la loro città, grazie al coraggio di chi lavorò giorno e notte nonostante il dolore e l’incertezza sul domani, grazie al senso civico di una comunità che seppe riconoscersi e fare squadra, guidata da un Sindaco innamorato della sua città come Piero Bargellini.
Firenze si rialzò grazie anche – lo abbiamo ascoltato e visto – all’aiuto degli “angeli del fango”. Giovani accorsi da tutta Italia e, come abbiamo ascoltato poc’anzi, accorsi da tutto il mondo.
Giovani spinti da sentimenti di solidarietà, dal bisogno di sentirsi pienamente parte della comunità umana, dal desiderio di scrivere la loro storia e non di accettare passivamente e semplicemente l’inerzia degli eventi.
Il salvataggio e la ripartenza di Firenze lasciarono un segno profondo nella storia della nostra Repubblica.
Un segno di unità e di fraternità, in una stagione in cui il mondo stava cambiando.
Unità del Paese nell’affrontare l’emergenza.
Unità tra generazioni, mentre la più giovane e numerosa si affacciava alla vita sociale e voleva esprimere valori, speranze, ideali.
Unità della famiglia umana, rappresentata da coloro che in ogni continente in quei giorni hanno pianto per Firenze, hanno agito per Firenze, sono accorsi per dare un aiuto a Firenze.
L’Italia cambiò dopo l’alluvione e quello straordinario moto solidale.
L’intera società ne ricevette una nuova spinta. Si prese coscienza della nostra vulnerabilità, della necessaria tutela dei territori e dei fragili equilibri dell’ambiente.
A Firenze l’allarme si manifestò in tutta la sua urgenza.
Una società fondata sul primato della persona non può non considerare come impegno comune la protezione dell’ambiente e la sicurezza delle comunità di fronte a catastrofi.
Una sfida, ma anche un dovere per le istituzioni.
Che hanno risposto nel tempo, sia pure talvolta con affanno e incertezze.
Esigenti politiche pubbliche hanno, comunque, sempre bisogno del sostegno di reti di solidarietà, del senso di sentirsi e di essere comunità.
A Firenze se ne ebbe prova.
Accanto alle Forze Armate, il cui contributo fu essenziale sin dalle prime ore del disastro, si affiancavano – ripeto – giovani che spalavano fango, che liberavano le strade dalle macerie, che salvavano i libri della Biblioteca nazionale, che mettevano in sicurezza le opere d’arte degli Uffizi, della Basilica di Santa Croce, del Battistero di San Giovanni, del museo Archeologico e di quello del Bargello.
Giovani che si mescolavano alla gente di Firenze, che formavano catene per sottrarre alla rovina testimonianze preziose di una storia che appartiene a ogni essere umano. Una storia che tanto ha contribuito alla stessa idea di Italia.
Giovani che, alla sera, affaticati e infangati, cantavano insieme, si conoscevano e scoprivano di essere molto più vicini di quanto non dicessero i luoghi da cui erano partiti.
Un insegnamento, una lezione che non dobbiamo dimenticare.
Firenze – lo abbiamo ascoltato poc’anzi – ha tanto dato al mondo.
La fioritura della sua arte, della sua cultura, della sua civiltà ha aiutato il mondo a compiere passi in avanti. E, in qualche modo, in quei giorni drammatici, il mondo ha voluto restituire qualcosa dei doni che aveva ricevuto.
Potremmo dire che l’universalità di Firenze è stata ripristinata proprio dal convenire di questi giovani prima ancora che fossero ripristinati la sua bellezza, i suoi monumenti, i suoi ponti, la sua vita quotidiana.
Vi si affiancava il desiderio di un mondo dove la collaborazione umana fosse il presupposto di una civiltà più avanzata, di un mondo consapevole del proprio destino comune.
Quel che disegnava un altro Sindaco di Firenze: Giorgio La Pira.
I Fiorentini che si misero al lavoro per liberare la città dalla devastazione e per restituire al mondo i suoi tesori di arte e di storia insieme ai giovani provenienti da ogni dove hanno reso testimonianza a questa missione di pace.
A sessant’anni dall’alluvione di Firenze vogliamo pensare che quella lezione sia tuttora viva.
E che i testimoni di allora ci parlano oggi non per rammentare un passato che possa suscitare nostalgia, ma per tenerci vigili, per ricordare la comune responsabilità del futuro.
Il grazie che vogliamo ripetere a voce alta a Firenze, a chi l’ha aiutata in quei momenti terribili, è una sollecitazione a camminare ancora nella direzione di un mondo migliore del momento che attraversiamo.
Tanti auguri, Firenze.