Signor Presidente,
Gentile Signora Kim Hea Kyung,
Signore e Signori,
vorrei anzitutto rinnovare, anche a nome di mia figlia, il più cordiale benvenuto a Lei, alla Sua consorte e alla delegazione che La accompagna.
La vostra presenza questa sera al Quirinale è per noi motivo di grande piacere.
Desidero ringraziarLa, Signor Presidente, per le espressioni di stima e considerazione che ha voluto dedicare questa mattina all’Italia e per le cortesi parole usate nei miei confronti.
Le ricambio sentitamente.
Auspicheremmo tutti che la comunità internazionale nell’attuale frangente storico si conformasse a un detto del Suo Paese che esprime la saggezza del popolo coreano: «se le parole che mandi sono belle, belle saranno quelle che ricevi».
Per quanto riguarda i rapporti tra Seoul e Roma questo detto ne coglie la cifra autentica e ne sono particolarmente lieto: una storia di scambi fecondi, che nel tempo ha generato stima, fiducia e amicizia durature.
Una storia che si riflette oggi nella fecondità dei nostri legami politici, economici, culturali.
Rapporti sempre più stretti tra i nostri Governi hanno impresso un rinnovato impulso al partenariato strategico bilaterale, domani ulteriormente elevato, con un nuovo piano d’azione quinquennale e numerose intese in molteplici settori, anche di frontiera: i semiconduttori, lo spazio, le tecnologie per la difesa.
L’Italia è oggi tra i primi partner commerciali europei della Repubblica di Corea. Il potenziale è ancora più vasto, come testimonia la folta schiera di imprenditori al Suo seguito e le imminenti occasioni di incontro con controparti italiane.
La nostra collaborazione scientifica si consolida di anno in anno attraverso programmi condivisi di ricerca e di innovazione.
La diffusione e il reciproco apprezzamento per le rispettive culture, l’arte, sia quella classica sia nelle forme più moderne, attraversano un’«età dell’oro»: sempre più numerosi sono i giovani italiani che si appassionano al cinema, alla letteratura e alla musica coreana.
Nella visita che ho avuto l’opportunità di compiere nel suo Paese - tre anni or sono - ho avuto modo di avvicinarmi a questo immenso patrimonio culturale.
Il nostro è un rapporto solido, che può continuare a crescere e la ringrazio di avere accettato l’invito a questo incontro.
La Corea fu destinazione, negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando la guerra imperversava nella penisola, della prima missione internazionale della Repubblica Italiana, con un ospedale da campo sotto le insegne dell’ONU.
Un gesto compiuto senza esitazione e con uno spirito solidale che non conosce distanze geografiche.
Repubblica di Corea e Italia, nutrono la stessa ispirazione. Convinte sostenitrici della legalità internazionale e dell’universalità dei diritti dell’uomo, guardano a un ordine multilaterale equo, basato sulle regole e incentrato sulle Nazioni Unite. Un’Organizzazione - cui va conferita ulteriore rappresentatività - il cui ruolo va difeso, quale irrinunciabile argine al predominio della forza nella condotta delle relazioni tra i popoli.
Le difficoltà e i rischi posti oggi alla sicurezza e al benessere internazionali, anche dei nostri Paesi, sono sotto gli occhi di tutti. Occorre affrontarli con determinazione.
Lo osserviamo sul fronte ucraino, che ci vede affiancati nel sostenere la resistenza di Kyiv all’aggressione russa; e in Medio Oriente e nel Golfo, teatri di sanguinosi conflitti e tensioni, gravidi di ripercussioni negative anche per le nostre comunità.
Non ci saranno regioni al riparo, se non cooperiamo per invertire questa antistorica tendenza.
L’auspicio della Repubblica Italiana è che anche in Asia sia al più presto appianata ogni fonte di tensione.
Mi riferisco anzitutto alla stabilizzazione della penisola coreana, riponendo speranza nella Sua politica di dialogo.
Penso alle dispute marittime nell’Indo-pacifico e ai rischi di alterazione degli equilibri.
Penso alle sofferenze della popolazione in Myanmar, agli scontri di confine tra Tailandia e Cambogia.
La strada che la civiltà suggerisce è quella del dialogo e della cooperazione, per poter vivere in pace e affrontare le questioni comuni perché globali del tempo presente: le proficue esperienze dell’associazionismo regionale, basti guardare all’ASEAN, sono, in questo senso, preziose.
Va contrastato e fermato il diffondersi di una deriva di conflittualità permanente, talvolta predatoria, lesiva della libertà negli scambi, di navigazione, che impedisce di puntare a esistenze dignitose.
Nessuno meglio del popolo coreano può cogliere quanto la comunità internazionale abbia bisogno di tendere verso l’ideale racchiuso nel concetto di “jeong”: la ricerca di un’armonia nelle relazioni sedimentata nel tempo, grazie alla frequenza delle interazioni, delle occasioni di incontro e di condivisione.
Un esempio illuminante viene dagli scritti della premio Nobel Han Kang, che, attraverso i suoi romanzi, ci ricorda l’importanza di coltivare l’empatia tra gli esseri umani, oltre i confini e le barriere, e ci invita «a non dimenticare mai che ogni singola persona che incontriamo appartiene all’umanità».
Signor Presidente,
è in questo solco che si inserisce il cammino percorso assieme da Repubblica di Corea e Repubblica Italiana ed è con questa consonanza di spirito - e nell’auspicio di continuare ad affrontare insieme le sfide del nostro tempo – che levo un brindisi alla Sua persona e all’amico popolo della Repubblica di Corea che Ella rappresenta.
Geonbae!