Signora Presidente,
Gentile Dottor Musar,
desidero esprimere sentimenti di viva gratitudine, anche a nome di mia figlia Laura e della delegazione che mi accompagna, per la calorosa accoglienza che ci è stata riservata sin dal momento del nostro arrivo.
Torno oggi con grande piacere nell’amica Repubblica di Slovenia, Paese vicino cui mi legano felici ricordi.
A ogni ritorno mi rendo conto che i nostri legami si sono ulteriormente sviluppati, la fiducia reciproca è accresciuta, la reciproca comprensione si è approfondita: in altre parole la nostra amicizia continua a rafforzarsi.
È certamente merito del dialogo politico, delle relazioni economiche e commerciali, della collaborazione culturale, sportiva, scientifica ma, soprattutto, vorrei dire, della nostra condivisa attitudine a vivere la frontiera come un elemento non di divisione ma di comune esperienza di vita.
Iniziative come quella di Nova Gorica che ha voluto associare Gorizia come prima Capitale europea della cultura congiunta - la prima transfrontaliera - sono eloquenti. Rappresentano la presa d’atto di una realtà che va incoraggiata e alimentata.
Conservo intensamente il ricordo della cerimonia inaugurale dell’8 febbraio scorso, allorché - su Suo cortese e gradito invito – ho partecipato all’apertura del programma di manifestazioni nell’evocativa Piazza della Transalpina.
Il nostro rapporto è alimentato anche dalla presenza nei territori delle due Repubbliche di minoranze linguistiche.
Costituiscono fecondo fattore di arricchimento delle nostre società, chiamate a vivere appieno la varietà e diversità linguistica e culturale come vitale moltiplicatore di conoscenza; sono al contempo un ponte naturale tra i nostri due Paesi.
Domani mattina ci recheremo insieme a Koper-Capodistria, vibrante città ricca di storia, di cultura e di bellezze architettoniche. Sarà per me preziosa occasione di incontro con la Comunità di lingua italiana ivi radicata, e con quanto la Repubblica di Slovenia pone in essere per consentirle di tutelare, da cittadini sloveni ed europei, la propria cultura.
Le misure adottate a tutela dei diritti delle minoranze costituiscono uno dei metri di valutazione dello sviluppo civile di un Paese, e ogni investimento in tal senso rafforza la coesione sociale.
Per questo sarò particolarmente lieto di poter inaugurare insieme a Lei il restaurato Collegio dei Nobili, perché nulla evoca il futuro e la speranza più di una scuola.
Signora Presidente,
la nostra relazione trova ulteriore fondamento nella comune appartenenza all’Unione Europea: l’anno scorso abbiamo festeggiato a Brdo il ventesimo anniversario dall’ingresso della Slovenia nell’Unione.
Abbiamo in quell’occasione riconosciuto quanto l’adesione al progetto europeo sia cruciale per la pace e dunque anche per la ricomposizione delle controversie tra Paesi vicini.
È anche per questo che oggi Slovenia e Italia condividono l’intendimento di veder portare a compimento, senza ulteriori indugi, il processo di allargamento dell’Unione a tutti i Paesi dei Balcani occidentali, che da oltre vent’anni hanno avviato il loro processo di avvicinamento.
Le aspirazioni di quei Paesi, che hanno scelto l’ingresso in Europa proprio per quel che significa in termini di libertà, democrazia, modello sociale, vanno concretamente assecondate.
Quei popoli dell’area dei Balcani hanno il diritto – comune a quello degli altri Paesi d’Europa - di vivere in una cornice di pace, sicurezza e stabilità nella quale – l’esperienza lo dimostra – è possibile ricomporre anche le linee di faglia che hanno attraversato il secolo scorso.
Purtroppo, non è questa l’unica sfida che il nostro continente è chiamato ad affrontare, ed è per questo che l’Europa ha più che mai bisogno del convinto contributo di tutti i suoi Stati membri, chiamati a dar voce e difendere i nostri valori fondanti.
Lavorando assieme, Slovenia e Italia, possono contribuire alla costruzione di un mondo più libero e giusto.
Vorrei in tale quadro, Signora Presidente, esprimerLe ammirazione e riconoscenza per il ruolo che la Slovenia sta svolgendo quale membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Signora Presidente,
con questi sentimenti brindo all’amicizia tra Slovenia e Italia e formulo a Lei, al Suo gentile consorte e a tutto il popolo della Repubblica di Slovenia i migliori auguri di benessere, prosperità e felicità, con le parole del grande poeta sloveno France Prešeren “alziamo i bicchieri per noi stessi, per noi che ci siamo affratellati”.
Na zdravje!