Signor Presidente della Confederazione,
Signore e Signori Consiglieri Federali,
Signore e Signori,
ringrazio Lei e la Sua gentile consorte, Signor Presidente, anche a nome di mia figlia Laura e della delegazione che mi accompagna, per la calorosa accoglienza ricevuta e per le espressioni di stima e considerazione che nel corso dei nostri odierni colloqui ha riservato all’Italia.
Nel solco della profonda e plurisecolare amicizia che unisce i nostri Paesi, ho accolto con autentico piacere il Suo invito a effettuare questa Visita di Stato.
Tratti distintivi dell’anima e della cultura svizzera sono senza dubbio la libertà e l’ospitalità.
Negli anni in cui la luce della libertà nel mio Paese si era offuscata, numerosi esuli italiani trovarono rifugio e amicizia in Svizzera.
Quella che mi viene oggi riservata è manifestazione della lunga tradizione di accoglienza che da secoli contraddistingue questa terra e che non è mai venuta meno.
Oggi quella tradizione di ospitalità si rinnova con la presenza di circa 650.000 italiani e oltre 85.000 lavoratori frontalieri, che contribuiscono attivamente alla crescita e alla prosperità della Confederazione.
Con il Presidente Cassis, domani saremo a Zurigo, al Politecnico, dove studiano, insegnano e fanno ricerca diverse centinaia di giovani italiani.
Si tratta di un eccellente esempio di quella positiva integrazione fra le nostre società che è figlia della nostra storia comune.
Un’interazione profonda, che anima rapporti di eccezionale spessore toccando tutti i campi, dall’economia alla cultura, dove ci accomuna la presenza dell’italiano fra le lingue ufficiali della Confederazione e si segnala il contributo recato dalle arti.
Lo splendido museo che ho avuto modo di visitare stamattina, dedicato a Paul Klee e progettato da Renzo Piano, rappresenta un ulteriore tassello di un fecondo scambio.
Artisti e architetti svizzeri hanno arricchito l’Italia con il loro ingegno, a cominciare dalla Capitale, dove la gloria raggiunta dalla città nel periodo tardo rinascimentale e barocco, molto deve alle opere dei ticinesi Fontana, Maderno, Borromini.
Signor Presidente,
nei nostri colloqui è emerso con chiarezza come i nostri rapporti si inseriscano nel più ampio contesto europeo.
Un orizzonte che ha acquisito ancora maggiore rilievo a seguito della esecrabile guerra di conquista scatenata dalla Federazione Russa nei confronti dell’Ucraina.
Svizzera e Italia hanno ancora una volta confermato il comune impegno, nel rispetto dei rispettivi ordinamenti costituzionali, a difesa dei valori fondamentali propri all’Europa e della libertà del nostro continente.
Una responsabilità cui la Svizzera potrà recare il suo contributo anche nel momento in cui, il prossimo gennaio, entrerà a far parte per la prima volta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Un passaggio storico per il quale desidero ancora una volta esprimere le mie congratularmi.
Signor Presidente,
i nostri Paesi sono indissolubilmente legati dalla storia e dalla natura e condividono un destino fondato, oltre che su una fratellanza di preziosa prossimità, sulla convinta adesione ai valori democratici.
Con questi sentimenti di amicizia, levo il calice alla salute e alla prosperità dei nostri popoli, dei nostri Paesi e dell’Europa.