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Brindisi del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, al Pranzo di Stato offerto dal Presidente del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa
Signor Presidente,
La ringrazio per le espressioni di stima e amicizia verso l'Italia e per il cordiale benvenuto che ha voluto riservare a me ed alla delegazione che mi accompagna, sin dal nostro arrivo a Lisbona.
I rapporti tra Portogallo e Italia hanno radici antichissime, caratterizzate da forti legami culturali e identitari. Nel corso dei secoli si è venuta affermando una forte consonanza di ideali e di valori, culminata nella comune appartenenza alla Unione Europea e alla comunità atlantica.
Medioevo e Rinascimento furono epoche di crescente reciproca riscoperta e avvicinamento. All'inizio del XIV secolo un navigatore genovese, Emanuele Pessagno, fu incaricato dal Re Dom Dinis di creare una marina moderna, e cartografi e navigatori italiani parteciparono all' "epoca delle scoperte", che rese il Portogallo potenza globale.
Durante il Rinascimento erano qui attivi mercanti, banchieri e uomini di cultura italiani, costituendo, fino al XVIII secolo, la comunità straniera più numerosa di Lisbona, come testimonia la Chiesa della Madonna di Loreto, più nota come "Chiesa degli Italiani", che l'anno venturo celebrerà i suoi cinquecento anni.
Ed è soprattutto a partire dal settecento che in Portogallo operano musicisti come Perez, Jommelli, Scarlatti, Giorgio e Avondano; architetti del valore di Terzi, Manini e Nasoni, che ha dato prova del suo ingegno in particolare a Porto e nel Nord del Paese.
Gli italiani erano attratti, allora, da un Portogallo porta aperta sul mondo, curioso delle nuove tendenze culturali emergenti e capace di valorizzare i loro talenti.
Una consuetudine che si rinnova oggi con una crescente simpatia verso il Portogallo e la sua gente a livello culturale, economico, studentesco, turistico.
L'interscambio si è arricchito della presenza di un grande architetto portoghese contemporaneo, Àlvaro Siza, che ha lasciato tracce importanti in Italia, e con scrittori come Saramago e Pessoa o, più recentemente, Lobo Antunes, molto conosciuti e apprezzati. L'Italia è il primo Paese non lusofono al mondo per cattedre di portoghese all'Università. Nel sistema educativo portoghese significativa è la presenza della lingua e della cultura italiana e desideriamo svilupparla ulteriormente. Seguiamo con crescente interesse le attività della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese, e le sue finalità culturali e politiche.
È una comune appartenenza latina che ci fa sentire naturalmente gli uni vicini agli altri. Una sintonia che si allarga alle sfide che abbiamo di fronte a noi: sicurezza, affermazione dello Stato di diritto, tutela dei diritti umani, innovazione, ricerca, ambiente, conseguenze del cambiamento climatico, per citarne alcune.
Signor Presidente,
mi consenta, a quest'ultimo proposito, di rinnovare i sentimenti di commossa vicinanza del popolo italiano per i terribili incendi che hanno colpito il Portogallo e la sua popolazione causando lutti e devastazione.
Signor Presidente,
le sensibilità comuni si manifestano su temi come Africa e Mediterraneo, grandi aree-chiave per il mantenimento della pace e della stabilità e nelle quali - e con le quali - possiamo insieme svolgere un ruolo positivo.
La sfida più importante riguarda, tuttavia, il nostro stare in Europa.
Per gli italiani, come per i portoghesi, l'Unione Europea non costituisce un problema. Al contrario, spesso è la soluzione per i problemi che provengono dal passato e per quelli che si presentano, per affrontare i quali non bastano certo anguste visioni nazionali.
Crediamo in un'Europa aperta e inclusiva e siamo impegnati in un'integrazione che vuole essere lungimirante e, al contempo, realistica.
Abbiamo superato una durissima crisi economica, resistendo e dando stabilità alle nostre economie e alla moneta comune. Ora l'obiettivo che condividiamo è rafforzare la crescita, per creare nuova occupazione, in particolare giovanile. Non per pregiudicare il quadro normativo che ci siamo liberamente dati ma coniugando - con equilibrio e buon senso - rispetto delle regole e flessibilità.
Lo stesso equilibrio che deve guidare le nostre scelte in materia migratoria, sviluppando politiche autenticamente europee, rivolte al futuro, all'altezza di un fenomeno strutturale e non transitorio, capaci di dare risposte alle cause profonde dei flussi e, soprattutto, di contrastare i trafficanti di esseri umani.
Signor Presidente,
il Portogallo è un Paese aperto, che accoglie molte culture, che non teme le sfide della globalizzazione, convinto come noi della necessità del dialogo e del multilateralismo. Un quadro nel quale le Nazioni Unite restano al centro delle dinamiche internazionali, costituendone un pilastro imprescindibile. Per questo ci rallegriamo, ancora una volta, dell'elezione di Antonio Guterres, sicuri che il suo impegno di grande politico umanista darà frutti positivi.
Il Portogallo è un Paese antico - come testimoniano le straordinarie vestigia del passato che ho ammirato a Lisbona - e insieme moderno, come ha dimostrato il recente Web Summit.
Condividiamo non soltanto un glorioso passato, ma soprattutto la costruzione di un futuro comune europeo, alimentato da quei valori di pace, solidarietà e democrazia che rappresentano anche garanzia di prosperità per i nostri Paesi.
Con questi intendimenti, Signor Presidente, levo il calice al benessere Suo ed alla prosperità dei popoli portoghese ed italiano.
Lisbona, 06/12/2017 (I mandato)
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